Giacomo riaprì gli occhi poco dopo, sciogliendosi piano dall’abbraccio per non svegliarla e, silenziosamente, dal comodino estrasse la sua pistola, regolarmente registrata e per cui deteneva l’obbligatorio porto d’armi. Con la mano sinistra le scostò i capelli che le erano finiti sul viso, le accarezzò i lineamenti distesi, seguì il profilo delle labbra, di quelle meravigliose e morbidissime labbra, poi si chinò a baciarla. Amava quella bocca. Quando lei, sospirando nel sonno con aria beata, dischiuse le labbra, lui le cacciò la canna della pistola in bocca a forza, spaccando labbra e denti. E sparò. Sparò facendo schizzare frammenti ossei e materia cerebrale sul cuscino. Osservò l’orrido orifizio annerito e sanguinante, che ora stava al posto della bocca amata, come se stesse guardando

