Introduzione-3

1108 Parole
Strattonarsi per un cadavere, per una ripresa in primo piano, per una frase da consegnare ai posteri: inutili tentativi, da parte di una morta umanità, di accedere all’immortalità. Il corpo di Vanessa, indifferente al chiasso, raggiunse le rapide che precedevano la breve cascata creata dalle stesse. Fu preso tra i vortici formati attorno ai massi senza, tuttavia, urtarne neppure uno. Sembrava che gli stessi, impietositi dalla bellezza ed eleganza di Vanessa, facessero di tutto per impedire quello che per altri sarebbe stato l’inevitabile. Pareva, addirittura, che si spostassero al suo passare per lasciarle libero accesso e non straziare inutilmente quel corpo delicato, che non abbisognava di fratture, di squarci, di cicatrici mostruose e non rimarginabili. Vanessa li ringraziò a modo suo: eseguì per loro eleganti giravolte, piedi uniti e braccia allargate ad abbracciare il fiume, il volto rivolto in giù, la bocca protesa a baciare l’acqua, i polsi sciolti al fluttuare delle onde. Una danza d’amore in una danza di morte: raffinati cerchi disegnati sulla superficie. Un flusso più forte la girò in su, labbra protese a baciare il cielo. Reclinò il capo sul lato sinistro quasi a raggiungere la spalla. Un breve inchino ad accogliere il plauso dei flutti per l’eleganza dei gesti, per l’emozionante interpretazione di una spettacolare tragedia esistenziale. Il fiume: inusuale palcoscenico senza sipario; la strada divenuta platea a sua insaputa e i caseggiati affacciati sullo stesso, i palchi del teatro della vita. Ecco avvicinarsi il momento culminante del balletto, l’istante che prepara e di poco precede l’acme del gran finale. “Di ciò che provo io, nessuno si cura. Del dolore che io sento, a nessuno importa. Dell’amore che ho donato, nulla ho io raccolto. Grembo sterile ho ricevuto, molte lacrime ho versato. Il mio amore l’ho dato a chi soffriva più di me, perché aveva perso il lavoro, perché non aveva pane per i propri figli. A loro ho dato i miei gioielli, a loro ho dedicato il mio tempo libero. In loro ho visto i figli che non ho avuto. Mi auguro che mia madre continui, al posto mio, ad aiutare chi soffre e non possiede nulla. A te Michele, marito mio, ho donato tutto il mio amore, ho dato tutta me stessa in un abbraccio di tenerezza sconfinata. Però tu mi hai respinta; non hai voluto me ma il mio nome, il mio prestigio, la mia posizione nella società che conta. Non ti biasimo per questo, anzi ti amo ancora di più. Anche tu, povero figlio che ha avuto bisogno del mio aiuto, ma che lo ha rifiutato. Ho sbagliato io ad amarti come ti ho amato. Ti amo ancora talmente tanto, che ti libero di me, perché almeno tu possa trovare la felicità che io non ho avuto.” Parole che Vanessa non ha pronunciato, se non dentro a un pensiero oscuro che esprimere non sapeva e mai più le giungerà la voce sprezzante della madre: “Hai sperperato denaro con gente irriconoscente, poveri disgraziati che nulla ti hanno dato in cambio. Opere di carità le hai chiamate, inutili sperperi li definisco io. Per fortuna che hai speso del tuo e che da me ora nulla avrai, mai più. Hai pure fallito il matrimonio con un marito parassita. L’hai sposato contro ogni mio volere: il tuo unico gesto di ribellione che ti ha portato al nulla. Hai seguito una strada diversa da quella che avevo previsto per te. La tua strada non è stata la mia. Ti disconosco come figlia, scandalosa figlia morta annegata in un fiume di fango gettato sul nome della tua famiglia.” Non udrà neppure la voce del marito: “All’inizio ho amato in te la tua dolcezza, ho amato in te la tua fragile insicurezza di esistere e la tua bellezza. Ho visto in te la perfezione dell’essere. Poi un giorno il tuo fascino si è sciupato e io non ho retto il tuo lento invecchiare, il tuo intristire per il figlio che volevi e che non hai avuto, il tuo accondiscendere a tua madre che non mi ha mai ritenuto degno di appartenere al suo livello, il tuo voler essere sempre al mio fianco, solerte e premurosa, in realtà asfissiante e noiosa. Non ho retto alle tue pressanti insistenze di voler essere amata per sempre. Io sono un artista e come tale devo provare le sfaccettature dell’amore per poterle esprimere nei miei capolavori. Se tu mi avessi accettato così come sono, forse, e ribadisco forse, sarei rimasto con te anche se non in esclusiva. Invece tu mi hai soffocato con le troppe attenzioni, con il tuo cercare d’essere sempre presente nella mia vita, il tuo pretendere di gestire la mia libertà limitandola con la presenza di un figlio indesiderato, senza tuttavia comprendere che un artista come me si concede a chi lo apprezza e non certo per tutta la vita.” Parole lavate dall’acqua del fiume per impedire a Vanessa di udirle. Il Cadavere Elegante fu sballottato ancora per poco, poi raggiunse il ribollire della cascata che fece girare il corpo su se stesso, gli occhi al cielo, le braccia aperte, i piedi uniti in una crocifissione senza chiodi visibili, senza corona di spine ad acconciare inutilmente la testa, i capelli sciolti aperti a raggiera. Subito dopo arrivò la pace delle acque divenute lente, là nel punto in cui il fiume si allargava e la sua foce andava a ricongiungersi con il mare. Rive assiepate di gommoni, che nessuno osò mettere in acqua per l’approssimarsi di un’inattesa tempesta proveniente dal mare. Occhi puntati al cielo a controllarne i veloci spostamenti delle nubi. A nulla sarebbe valso rischiare la vita per un cadavere che il mare avrebbe poi restituito. Tanto valeva godersi lo spettacolo al sicuro e poi gridare: “Poverina, l’ha presa il mare.” “Oh, ma la restituirà. Se non oggi, domani la troveremo lungo la spiaggia.” “La prenderanno i pescatori, domani.” “La tempesta si calmerà.” Un’auto sulla spiaggia, i fari spenti, all’interno una coppia. Lui non più giovane e lei una ragazzina. Intenti a baciarsi, a scambiarsi intime carezze sempre più spinte, a provare posizioni per trovarne una migliore. La giovane si irrigidì improvvisamente, l’uomo alzò la testa e la guardò in modo interrogativo. Lei aveva, negli occhi sbarrati, lo sguardo allucinato della paura folle, del terrore che paralizza. Lui girò la testa a guardare il punto dove gli occhi della sua amata si erano fissati e ciò che vide non gli piacque. Vide un’onda più grande di altre sollevare un corpo vestito di un abito elegante, i capelli sparsi a formare una corona, gli occhi aperti, la bocca protesa in un bacio, le braccia sollevate in un abbraccio di morte. Vide il Cadavere Elegante raggiungere la posizione eretta, un braccio ricadere con dolcezza in avanti e l’altro sollevato in un saluto che sapeva di addio. Neppure il tempo di un altro respiro e lui si afflosciò sul volante. Il Cadavere Elegante sparì abbracciato dai flutti.
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