Nessuno ebbe alcun dubbio sul risultato. In realtà nessuno ce lo aveva nemmeno prima, ma una strigliata era doverosa. Stavolta, finalmente, lo capì anche lui. Prese su la sua Ibanez e si incamminò a testa bassa, furioso. Credo che una parte di lui avrebbe voluto dire che con la Gibson era più facile o che le sue corde erano troppo vecchie o le mie troppo nuove, insomma le solite scuse di chi non accetta le sconfitte. Ma rimase in silenzio e fece per uscire. «Ehi fanciullo, dove credi di andare? Stai dimenticando qualcosa mi sembra» gli dissi io con un sorrisetto cinico da un orecchio all’altro. «Dalla a lui così vediamo cosa sa fare e se è come credo vorrà dire che avremo trovato l’altro chitarrista per chiudere la band» rincarai la dose. Se gli avessi tirato un calcio sui testicoli la

