Non appena tutta la tribù si fu disposta intorno al prigioniero un silenzio profondo ma carico di minaccia cadde sugli astanti. Il giovane aveva notato che le donne e i ragazzi stavano preparando schegge di pino che egli sapeva gli avrebbero conficcate nelle carni, dopo averle incendiate, mentre due o tre giovani già tenevano in mano le funi di scorza d’albero con cui lo avrebbero legato. Il fumo di un fuoco lontano annunciava che già si stavano allestendo i tizzoni e più di un guerriero anziano passò il dito sul taglio della propria scure da battaglia per provarne l’affilatezza e la tempra. Persino i coltelli sembravano muoversi impazienti nei loro foderi, desiderosi d’iniziare l’opera di sangue e di vendetta. «Uccisore del Daino», incominciò Quercia-Spezzata con voce inflessibile, ma es

