L’occhio del drago La porta semiaperta si aprì scricchiolante, agitando in una nuvola tre secoli di polvere. Il nero mantello dagli orli rossi di Arkas fu il primo a strisciare sui gradini all’ingresso, precedendo quello bianco del Governatore dell’Anumelt e la spessa pelliccia di Glok. ‒ Che orrore! Questo luogo è sudicio! E il tanfo... oh! Per Tawoe! Quell’animale ha deciso proprio qui di esalare il suo ultimo respiro? ‒ disse Gubate, osservando con ribrezzo la carcassa di un tasso che si era senza fortuna avventurato all’interno. A mano a mano che la polvere si adagiava nuovamente al suolo, si poterono scorgere due brevi serie di panche di legno, diventate oramai dimora di tarme e altri insetti. Esse erano disposte una davanti all’altra, provviste di grezzi inginocchiatoi in pietra

