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32 Era un venerdì, all’Opéra. Il sipario era calato sull’officina di Faust. Dalle profondità agitate della platea si puntavano i binocoli e gli sguardi, sotto le luci perdute nel vuoto immenso, scrutavano la sala di porpora e d’oro. Gli scrigni cupi dei palchi incastonavano teste scintillanti e le spalle nude delle donne. L’anfiteatro stendeva la sua lunga curva al di sopra della platea, come una ghirlanda di diamanti, di fiori, di capigliature, di carni, di veli e di sete. Si riconoscevano nei palchi di proscenio l’ambasciatore d’Austria e la duchessa di Gladwin; nell’anfiteatro, Berthe d’Isigny e Jane Tulle, salita alla ribalta, il giorno prima, per il suicidio di un amante; nei palchetti, la signora Bérard de la Malle, con gli occhi bassi e le lunghe ciglia che ombreggiavano le sue gua

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