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1632 Parole

33 Nella vettura e nella sua camera, Thérèse rivedeva lo sguardo del suo amico, quello sguardo crudele e doloroso. Conosceva quella sua facilità alla disperazione, quella pronta volontà di non volere più. L’aveva visto fuggire così sulla riva dell’Arno. Felice, allora, nella sua tristezza e nella sua angoscia, aveva potuto correre a lui e gridargli: «Vieni!». Stavolta ancora circondata, sorvegliata, avrebbe dovuto trovare, dire qualcosa, non lasciarlo partire muto e desolato. Era rimasta sorpresa, affranta. L’incidente era stato così assurdo e così rapido! Si sentiva troppo lontana da Le Ménil per perseguitarlo con la sua collera e lo scartava dal suo pensiero. È a se stessa che faceva dei rimproveri amari per aver lasciato partire il suo amico, senza una parola, senza uno sguardo in cui

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