XXII Nella giornata, Fabrizio fu costretto a riflettere sui casi suoi e dalle sue riflessioni nulla uscì di confortevole: ma via via ch’egli udiva sonar l’ora che lo avvicinava al gran momento, riacquistava la sua serenità e si sentiva allegro e gagliardo. La duchessa gli aveva scritto che, uscendo dalla prigione, il contatto dell’aria lo avrebbe stordito e lì per lì gli sarebbe stato impossibile il camminare; e, in questo caso, meglio era rischiar d’essere riacchiappato che precipitar già da un’altezza di centottanta piedi. «Se questo guaio m’avesse a capitare, — pensava — mi stenderò contro il parapetto e dopo un’ora di pisolino ricomincerò. Poiché l’ho giurato a Clelia, preferisco cascar giù da un bastione, per alto che sia, al dover sempre meditare sul sapore del pane che mangio. Che

