Capitolo 5
Jansen
Mi strofino la nuca, cercando di scaricare la tensione e lo stress con un massaggio. Spingo indietro la sedia e osservo la scrivania... nello specifico, il registro davanti a me. Questo posto è un disastro, dannazione. Quando ho accettato il lavoro, non avevo idea di quello in cui mi stavo cacciando. Sono qui da due settimane e non c’è stato un giorno dal mio arrivo in cui non abbia pensato di andare via.
C’è soltanto una cosa a fermarmi.
Mi correggo.
Sette.
Ida Sue ha sette bambini che vivono in casa, nove in totale.
Sette.
Non riesco nemmeno a immaginare che cosa significhi. Se andassi via, perderebbe il ranch. Ne sono certo. Non ce la farebbe a salvarlo e sarà difficile anche se dovessi restare. Il problema è che questa consapevolezza mi impedisce di abbandonarli.
«La mamma ha detto che potevi avere fame.»
Alzo lo sguardo e vedo Maggie, accanto alla porta, con un piatto enorme di pollo fritto, insalata di patate, fagiolini e pane. Ida Sue potrà anche essere una donna guardinga, e fare la stronza con me. Potrà anche avere abbastanza figli da metter su una squadra di football e sarà anche incapace di gestire un ranch, ma c’è una cosa che sa fare molto bene... be’, oltre a sfornare figli. Cucina cibo che si scioglie in bocca. Se non mi stessi facendo in quattro a riparare recinzioni, così da comprare un po’ di bestiame, di certo sarei ingrassato di cinque chili.
«Ha un odore delizioso, Maggie-May.»
«Già. La mamma è davvero brava in cucina. È importante che una donna sappia cucinare. Non credi?» chiede, fermandosi a malapena per riprendere fiato. Nel frattempo poggia il piatto sulla scrivania e si dirige verso il minifrigo in un angolo dell’ufficio, per prendere una bibita e portarmela.
«Credo che tutti dovrebbero imparare a cucinare» rispondo con una risata.
«Sì, ma per una madre o una moglie è più utile, giusto?»
«Suppongo di sì» mormoro, senza prestare attenzione. Chiudo gli occhi mentre assaporo il primo boccone di pollo fritto. Ho creduto che non ci fosse niente di meglio dello sformato di braciole di maiale di Ida Sue, ma mi sbagliavo.
«Tua moglie sa cucinare?» chiede Maggie, e per poco non mi affogo.
Tossisco e mi sfugge un rantolo. Poi bevo metà lattina e alla fine riesco a rispondere.
«Non sono sposato, Maggie.»
«Hai figli?» Aggrotto la fronte, chiedendomi il perché di tutte queste domande, ma non mi importa davvero. Sono più interessato al cibo.
«No.»
«Non ti piacciono i bambini?» chiede e dal tono della sua voce sembra che il destino del mondo dipenda dalla mia risposta.
«Suppongo che siano okay, soltanto che non ero destinato ad averne. Non hai i compiti da fare o qualcos’altro?»
«Sì, a dire il vero questo fa parte del mio compito per casa.»
«Davvero?»
«Sì, devo intervistare qualcuno e scoprire che cosa cerca in una moglie.»
«Al giorno d’oggi vi danno compiti per casa davvero strani. Che cosa è successo alla letteratura e alla matematica?»
«Ci sono ancora. Questo è un compito di studi sociali.»
«Studi sociali? Pensavo che riguardassero le mappe e le persone che popolano il mondo, quel genere di cose.»
«Be’, si raccolgono informazioni sulla gente per scoprire perché si comporta in un certo modo. Per esempio, perché scelgono di sposarsi? Mi sono spiegata?»
«Credo di sì.»
«Allora, potresti rispondere?»
«A che cosa?» domando. Ho qualche difficoltà a seguire la conversazione e vorrei che tornasse a casa, così potrei mangiare in pace.
«Che cosa cerchi in una moglie? Devo chiederlo a qualcuno e sei l’unico maschio adulto in giro. In alternativa, mi toccherebbe chiedere a Green, che ha quindici anni, e so già che cosa risponderebbe.»
«Ah, sì?»
«Sì, direbbe che cerca una donna che apra le gambe con la stessa velocità con cui lui batte con la mazza da baseball.»
Ho visto Green battere con la mazza. Quel ragazzo è destinato alla serie A, e questo la dice lunga. Non posso fare a meno di ridere.
«Mi aiuterai, Jansen?»
«Non penso di poterlo fare, bellezza. Non saprei che cosa cercare in una moglie. Una volta sono stato sposato e pensavo di avere tutto quello che desideravo, ma ho scoperto che lei non ci si avvicinava nemmeno un po’.»
«Non era quello che volevi?»
«No.»
«Come mai?»
Sospiro. «Quando un uomo sceglie una compagna...»
«Una compagna?»
«Una moglie. Quando un uomo sceglie una moglie, desidera qualcuno che abbia un po’ di grinta. Qualcuno che gli rimanga accanto nei momenti di difficoltà.»
«Non preferirebbe qualcuno che faccia in modo che non ce ne siano?» chiede ingenuamente.
«Sì, be’, Maggie, una delle caratteristiche della vita è che qualcosa alla fine va sempre storto.»
«Come quando Orville è morto.»
«Orville?»
«Sì, questa era la sua fattoria. Amava la mamma. A dire il vero, amava tutti noi. Mi manca. Ha avuto un attacco di cuore.»
«Mi dispiace, Maggie.»
«Anche a me. Credo che sia arrivato il momento di tornare a casa.»
«Ci vediamo domani, Maggie.»
«Ciao, Jansen.»
«Ciao, tesoro.»
La guardo andare via e non posso fare a meno di pensare all’uomo che ha accolto in casa sua Ida Sue e i suoi bambini. Se quello che dice Maggie è vero, doveva essere una brava persona.
È un peccato che non abbia potuto vederli crescere.
Sospiro.
O che non sia rimasto abbastanza a lungo da salvare questo ranch, dannazione, perché in questo momento avrei bisogno di un miracolo per riuscirci.