CAPITOLO LXXXVI

485 Parole

CAPO LXXXVI In quel deplorabile stato, ei poetava ancora, ei cantava, ei discorreva; ei tutto facea per illudermi, per nascondermi una parte de’ suoi mali. Non potea più digerire, né dormire; dimagrava spaventosamente; andava frequentemente in deliquio; e tuttavia, in alcuni istanti raccoglieva la sua vitalità e faceva animo a me. Ciò ch’egli patì per nove lunghi mesi non è descrivibile. Finalmente fu conceduto che si tenesse un consulto. Venne il protomedico, approvò tutto quello che il medico avea tentato, e senza pronunciare la sua opinione sull’infermità, e su ciò che restasse a fare, se n’andò. Un momento appresso, viene il sottintendente, e dice a Maroncelli: «Il protomedico non s’è avventurato di spiegarsi qui in sua presenza; temeva ch’ella non avesse la forza d’udirsi annunziar

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