CAPO LXVI L’incomodo della catena a’ piedi, togliendomi di dormire, contribuiva a rovinarmi la salute. Schiller voleva ch’io reclamassi, e pretendeva che il medico fosse in dovere di farmela levare. Per un poco non l’ascoltai, poi cedetti al consiglio, e dissi al medico che per riacquistare il beneficio del sonno io lo pregava di farmi scatenare, [114] almeno per alcuni giorni. Il medico disse che non giungevano ancora a tal grado le mie febbri, ch’ei potesse appagarmi; ed essere necessario ch’io m’avvezzassi ai ferri. La risposta mi sdegnò, ed ebbi rabbia d’aver fatto quell’inutile dimanda. «Ecco ciò che guadagnai a seguire il vostro insistente consiglio», dissi a Schiller. Conviene che gli dicessi queste parole assai sgarbatamente: quel ruvido buon uomo se ne offese. «A lei spiace

