CAPITOLO XXXIII

628 Parole

CAPO XXXIII Ogni lettore che abbia un po’ d’immaginativa capirà agevolmente quanto un foglio simile debba essere elettrico per un povero prigioniero, massimamente per un prigioniero d’indole niente affatto selvatica, e di cuore amante. Il mio primo sentimento fu d’affezionarmi a quell’incognito, di commuovermi sulle sue sventure, d’esser pieno di gratitudine per la benevolenza ch’ei mi dimostrava. «Sì», sclamai, «accetto la tua proposizione, o generoso. Possano le mie lettere darti egual conforto a quel che mi daranno le tue, a quel che già traggo dalla tua prima!» E lessi e rilessi quella lettera con un giubilo da ragazzo, e benedissi cento volte chi l’avea scritta, e pareami ch’ogni sua espressione rivelasse un’anima schietta e nobile. Il sole tramontava; era l’ora della mia preghier

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