V
La mattina successiva a quella convulsa sera Mario Bernardini apprese la notizia dell’omicidio di Gabriele Balestri attraverso la lettura de “La Stampa”. Luisa gli aveva fatto trovare il giornale sul tavolinetto del salotto. La sua compagna si era, infatti, abbonata al quotidiano torinese per facilitarne la lettura da parte del critico che aveva, da sempre, l’abitudine di recarsi, di prima mattina, in edicola per acquistare i giornali.
Mario l’aveva ringraziata per quella forma di attenzione che però, nell’intimo, l’aveva irritato. La sua intenzione era quella di ricominciare a vivere nel modo più simile a quello precedente. Avrebbe modificato le sue abitudini solo in situazioni di totale impossibilità a compiere un’attività nella sua nuova condizione.
Dal rientro a casa aveva iniziato a prendere le misure con gli spigoli e le porte che doveva affrontare muovendosi in carrozzina all’interno dell’appartamento.
Luisa l’aveva sentito borbottare diverse volte, ma sapeva che i primi tempi non sarebbero stati facili.
Nulla, o quasi, per il suo compagno sarebbe stato come prima.
“Novità?”, domandò la donna, appena raggiunse il critico in salotto.
“A parte i tagli alla cultura e Torino trasformata in una foresta amazzonica, tutto bene. Però la notizia del giorno non è quella...”, commentò sarcasticamente il critico.
“Di che si tratta?”.
Luisa abbracciò il suo compagno da dietro e pose le nodose mani sulle sue spalle.
“Un omicidio. Ieri sera in largo Tirreno”, disse, quasi con tono esaltato, Mario.
“Ah...”, replicò, con poco entusiasmo, la donna.
“Pare ci sia di mezzo anche Sergio. Hanno ucciso un amministratore di condominio, un po' come sparare sulla Croce Rossa. C’è scritto che hanno recuperato l’agenda dei suoi appuntamenti per provare a capire chi sono le ultime persone che ha incontrato”.
“Pover’uomo. Aveva figli?”.
Luisa pose la domanda che d’istinto tutti fanno dopo aver appreso una notizia del genere. Come se fosse di parziale sollievo scoprire che la vittima non aveva messo al mondo qualcuno che avrebbe sofferto per la sua scomparsa.
“No, solo una moglie bellissima e un sacco di soldi. Sicuramente gli ispettori fai da te colpevolizzeranno subito lei”.
“Degli ‘ispettori fai da te’ a me non frega molto, l’importante è che tu ti tenga alla larga da questa storia”, disse la donna tutto d’un fiato. Era ancora traumatizzata da quanto accaduto qualche mese prima e sperava che il suo compagno non si andasse a ficcare in qualche altro casino.
“Tranquilla, tranquilla. Al massimo sento il commissario telefonicamente per un consulto”, replicò lui con una delle sue frasi tra il serio e il faceto, che lasciavano spazio a diverse interpretazioni.
“Smettila Mario, non sono ancora pronta a scherzare su certe cose. Adesso torno di là e finisco di riordinare la camera da letto. Leggiti le pagine sul Cinema che è meglio”.
Mario non replicò all’uscita di colei che era rimasta sino a quell’istante alle sue spalle. Finse di voltare pagina, ma quando percepì il corpo della donna a distanza di sicurezza dal suo ritornò su quell’articolo e con una biro iniziò a sottolineare alcuni elementi.
Quel proiettile in corpo non l’aveva reso un uomo del tutto diverso.