VI

542 Parole
VI Mentre Bernardini leggeva il giornale e fantasticava su quale potesse essere il movente per quell’assassinio, Sergio era già in ufficio. Era arrivato per primo e non avveniva da tempo. Appena gli altri componenti della squadra Crema varcarono il portone del commissariato furono convocati al cospetto del commissario. Non fecero in tempo nemmeno a prendersi il solito caffè mattutino e a godersi quel momento di confronto in cui si scambiavano raffinate opinioni sui culi delle colleghe o sui ristoranti che circondavano la Questura. E così Quadrini il gaffeur, Ansaldi il dotto e Marini il taciturno circondarono la scrivania del loro mentore. Negli occhi di Sergio brillava nuovamente la luce della determinazione dopo mesi di buio assoluto. “Come avrete immaginato vi ho chiamati così presto per fare il punto sul caso Balestri. In attesa dei risultati della Scientifica spero che ieri sera sia emerso qualcosa di significativo”. Naturalmente fu Ansaldi il primo a prendere la parola. Era da sempre il portavoce ufficiale della coppia composta da lui e Marini. “Abbiamo già alcune certezze. L’omicidio è avvenuto tra le 21 e 30 e le 21 e 37 di ieri sera. Alle 21 e 30 è partita la telefonata in cui Gabriele ha ordinato i caffè al bar di sotto. Il barista non è riuscito a prepararli immediatamente perché ha finito di servire due clienti al bancone. Poi ha soddisfatto quell’ordinazione e ha mandato il cameriere, un ragazzo giovane, a consegnarli. È lui che, dopo aver spalancato la porta socchiusa, ha scoperto il cadavere. Alle 21 e 38 è partita dal suo cellulare la chiamata che ci è arrivata”. “Ok, aspettiamo solo la conferma dall’autopsia, ma siamo già in possesso dell’ora del decesso. Il fatto che la porta fosse aperta mi fa ritenere che il nostro uomo l’abbia lasciata volutamente così per far rinvenire Gabriele cadavere. C’è altro?”, constatò Crema. “I vicini non hanno sentito nulla. Probabile abbia usato un’arma silenziata”, aggiunse Ansaldi. “Notizie della segretaria di Balestri?”, domandò nuovamente il commissario. “Allo stato attuale risulta irreperibile. Per oggi pare avesse preso un giorno di ferie”. “Quindi non ha parlato ancora con nessuno?”. Sergio pose quella domanda apparentemente banale perché considerava quello un aspetto fondamentale. “No, ha il telefono spento da ieri sera, appena riusciamo a intercettarla andiamo a prenderla”. Ansaldi si era preparato quella risposta perché sapeva che cosa gli avrebbe chiesto Crema. “Muore il suo capo e lei sparisce, coincidenza non da poco”, s’inserì Quadrini. Marini scosse la testa. “Vuoi rendere partecipe anche noi dei tuoi pensieri, caro?”, lo interrogò il commissario. Cominciava a detestare quella congenita forma di mutismo. “Troppo bello per essere vero, stop”, replicò l’agente con una sintetica, ma efficace considerazione. “Appena riuscite a rintracciarla, la interroghiamo e la portiamo nel suo studio per capire se sono spariti dei soldi. L’ipotesi della rapina non si può ancora escludere. Dell’agenda con gli appuntamenti di Balestri che mi dite, invece?”. “Quella è al vaglio della Bonamico. Penso vi sentirete presto”. Una smorfia di fastidio si disegnò sul volto del commissario. Di nuovo Giulia sul suo cammino e le conseguenti erezioni da tenere a bada. “Ok, la chiamo io. Nel frattempo cerchiamo di scoprire il più possibile sulla situazione patrimoniale della vittima. Poi interrogherò di nuovo la moglie di Balestri. Dichiaro conclusa la riunione e vi lascio al vostro caffè”. “Non ti unisci a noi?”, domandò Quadrini. “No, non ho tempo...”. I tre quarti della squadra Crema lasciarono quella stanza senza insistere ulteriormente con il loro superiore. Avevano capito che Sergio stava tornando quello dei bei tempi.
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