24.Genova dalla finestra del mio ufficio sembrava un organismo animato di vita propria. Una leggera nebbiolina teneva sospesa la fuliggine e la polvere acre che la città sembrava esalare col suo respiro. Saliva dal profondo, mentre il suo cuore batteva della vita delle prime ore della giornata, e dalle ferite aperte sulla superficie, dove uomini brulicanti come formiche ricostruivano la pelle della città. Pareva che nessuno si accorgesse di tutto quel fracasso che arrivava da piazza De Ferrari. Come se non vi fosse alcuna differenza tra i rumori sgradevoli e quelli gradevoli. Guardai giù dalla finestra e tutto quello che vidi fu come un serpente addormentato coperto di zecche. Gli riusciva di ignorarle finché una lo mordeva tanto in profondità da costringerlo a destarsi per potersi gratt

