Seventeenth 05/04/2020

1768 Parole
Jason Stringo il cuscino tra le dita quando un colpo di tosse scappa dalla mia bocca, nonostante avessi pianificato di non svegliarmi prima di mezzogiorno. Impreco tra me e me mentre apro gli occhi lentamente, ma un forte e improvviso mal di testa mi costringe a chiuderli di nuovo e bestemmiare per l'ennesima volta. «Cazzo. »-farfuglio tra i denti, girandomi sul letto con la pancia in su mentre cerco di ricordare quanto ho bevuto ieri sera e soprattutto cosa è successo dopo che ho bevuto. Non so nemmeno dove sono in questo momento, ma proprio quando inizio a farmi tutte queste domande, il sonno inizia a prendere di nuovo il sopravvento. I miei occhi iniziano ad appesantirsi nuovamente, nonostante la sensazione di nuasea e la confusione che invade la mia testa, ma appena faccio per addormentarmi di nuovo e splmetterla di cercare di ricordare cosa ho combinato, un gemito di piacere scappa dalle mie labbra quano sento una mano poggiarsi tra le mie gambe e iniziare a spingere contro i miei genitori. Le mie labbra si piegano con fatica in un sorriso malizioso quando mi sento sfiorare delicatamente, mentre le sottili dita si intrufolano nella leggera peluria sotto i miei boxer. «Ehm...»-ringhio per il piacere, per poi trovare finalmente la forza di parlare, seppur con un tono di voce confuso e assonnato: «Channelle.»-sussurro malizioso, portando lentamente l'angolo della bocca tra i denti, ma il sorriso mi muore sulle labbra quando sento sfilare fuori dai miei boxer la mano fredda che fino a pochi secondi fa stava per mandare il mio cervello a puttane. [ricordi] 05/04/2020 «Channelle.»-grugnisco, spalancando gli occhi quando sento una mano fredda entrare sotto i miei boxer e sprofondare le dita nella peluria della mia intimità. «Dannazione! »-sussurro quando i miei occhi finiscono sulla testa di Channelle poggiata dul mio petto, mentre ride sotto i baffi, trovando finalmente il coraggio di alzare la testa per guardarmi dritto negli occhi e portando il labbro inferiore tra i denti. «Buongiorno.»-dice con un sorriso tenero sulle labbra, come se in questo momento non stesse accarezzando il mio membro. «È un modo per dirmi che vuoi fare sesso alle sei di mattina?»-riesco a dire con una voce assonnata, portando un braccio intorno alle sue spalle nude, per poi lasciare un bacio sulla sua fronte, mentre solleva la testa in alto per poggiare le labbra sulle mie. «È un modo per dirti che ti devi svegliare per portarmi all'università.»-dice contro la mia bocca, facendomi sbuffare sonoramente quando fa per allontanarsi dal mio corpo, ma non le do il tempo di togliere le dita dal mio genitale che mi affretto a ribaltare la situazione e girare il suo corpo sul letto per sdraiarmi su di lei. «Jason, no!»-scoppia a ridere sotto il mio peso, mentre mi affretto a spostarle una ciocca di capelli dai suoi occhi dietro l'orecchio: «Non doveva finire così.» - inizia a lamentarsi, ma ogni singola particella del suo corpo risponde ai miei movimenti, mentre mi sistemo tra le sue cosce calde, alzando un angolo della bocca quando mi accorgo che non ha rimesso le mutandine. «L'hai voluto tu, piccola.»-ridacchio quando poggia entrambe le mani sul mio petto, come se volesse davvero allontanarmi. [fine ricordi] Corrugo la fronte con gli occhi ancora chiusi, mentre il corpo nudo sdraiato al mio fianco si allona dal mio, mentre il rumore dei passi sulla mia stanza mi porta ad assumere una smorfia scocciata e confusa allo stesso tempo, ma quando finalmente il mal di testa diventa sopportabile e riesco ad aprire gli occhi, la prima cosa che riesco a vedere è la figura di Sharon che si allontana dalla mia stanza in fretta, farfugliando incazzata qualcosa di incomprensibile tra i denti, prima di finire di indossare lo stesso abito che si era messa la sera prima e raccogliere la sua borsa dal pavimento. «Porca puttana.»-sussurro tra i denti quando capisco cos'ho combinato, ma invece di fermarla e dirle di non fare sceneggiate, la lascio sbattere la porta della mia camera da letto e allontanarsi in fretta. Non credo di averla mai vista così offesa, ma non credo nemmeno di essere mai stato così coglione con lei. Channelle. Devo aver bevuto fottutamente tanto, persino più dell'altro ieri o dell'altra sera ancora, per aver pronunciato il suo nome. Non so dove starà Channelle in questo momento, ma sicuramente non poteva essere sdraiata al mio fianco, col suo corpo nudo accollato al mio come ai vecchi tempi. Non poteva esserci perché non le permetterò di prendersi fottutamente gioco di me. Non dopo aver scambiato saliva con quel bastardo che mi ritrovo ad avere come amico. Porto una mano all'altezza della testa, stringendo i capelli scompigliati tra le dita con forza, come se mi potesse aiutare a togliere dalla testa quella fottuta scena. I miei occhi iniziano a bruciare per la rabbia fissando il soffitto, mentre sento i muscoli del mio collo gonfiarsi al punto di sentirmi quasi soffocare nel momento in cui le sue labbra piccole e carnose si proiettano davanti ai miei occhi, ma scuoto la testa all'istante quando il ricordo della sua bocca delicata sporcata dalle labbra di Mikael si presenta di nuovo davanti alle mie pozzanghere ormai iniettate di sangue. Gli avevo detto di non toccarla, cazzo! L'avevo minacciato di starle lontano perché non sapevo cosa gli avrei fatto se avesse anche solo sfiorato con un dito quella ragazzina. Perché solo io potevo baciarla! Solo io potevo fotterla, dannazione! Il sangue mi ribolle nelle vene così tanto che è da due giorni che non ritorno a lavorare nell'azienda di mio padre, giustificandomi con la scusa che devo aiutare mio fratello coi preparativi del matrimonio. Non ho messo piede in quel posto per la paura di spaccare la faccia a Mikael senza riuscire a controllarmi, ma anche per non rivedere più la mia ex. «Fottiti!»-dico tra i denti prima di alzarmi dal letto con le dita strette in due pugni, per poi guardare per terra in cerca dei miei vestiti e affrettarmi a uscire dalla mia camera da letto prima di pensare a cose di cui poi potrei pentirmi. Un altro colpo di tosse scappa dalle mie labbra, facendomi ripensare sul fatto che ho indossato una semplice maglia a maniche corte mentre fuori da queste mura si sta scatenando un temporale. Maledico mentalmente Sharon per avermi portato a casa dei miei genitori ieri sera, ma sono sicuro che l'ha fatto per avere modo di chiacchiere con i miei, come se il nostro fosse un fidanzamento ufficiale. «Dove vai vestito così?»- la voce di mia madre arriva dritto alle mie orecchie appena metto piede nel grosso soggiorno di questa patetica e tipica villa americana, ma prima di darmi il tempo di fiatare prende di nuovo la parola, questa volta con un tono pieno di rancore: «È perché Sharon era in camera tua? Che ne è stato di Channelle?» Mi trattengo con tutto me stesso di non mandare a quel paese mia madre come non ho mai fatto prima d'ora, mentre aggrotto la fronte per il forte mal di testa che inizia a impossessarsi di me e mi costringe a portare una mano all'altezza della testa. Sapevo che non potevo chiacchiere una volta con i miei genitori senza che parlino di quella fottuta bambina del cazzo! «Non dovevate vivere insieme?» - chiede con un tono ancor più acuto, costringendomi a stringere i denti e lanciarle un'occhiataccia per farle capire che non deve più nominarla, ma come per farlo apposta a farmi andare fuori di testa e senza nemmeno aspettarsi una risposta da parte mia, aggiunge con un filo di voce mentre stringe le braccia sotto il petto: «Saranno a cena da noi stasera.»-getto la testa indietro alle sue parole, bestemmiando mentalmente al solo pensiero di doverla rivedere, ma invece di accontentare mia madre e iniziare a raccontarle perché tra me e lei si è rovinato tutto, mi limito ad andare nella sua direzione per sedermi sullo sgabello davanti al ripiano della cucina, sperando che prima o poi mia madre si arrenda e si allontani dalla cucina per lasciarmi solo, ma alzo gli occhi al cielo quando invece di voltarmi le spalle gira intorno all'isola della cucina per venire a sedersi al mio fianco. «Tieni.»-allunga un braccio nella mia direzione, costringendomi a sospirare e sollevare la testa verso la sua mano, per notare che ha un bicchiere d'acqua in mano, al che non ci penso due volte prima di prenderlo e ingerire il liquido tutto d'un fiato. «Ti sei mai chiesto perché ci piace quella ragazza?»-chiede dopo un paio di secondi di silenzio, mentre una delle sue dipendenti passa al nostro fianco lanciandomi una rapida occhiata, prima di sorpassarmi con un vassoio in mano: «Oltre al fatto che non sono costretta a licenziare le mie cuoche quando stai con lei.»-sussurra dopo un po' di tempo, incenerendo con lo sguardo la donna alle mie spalle, al che mi limito ad alzare le spalle con un'espressione scocciata: «Perché nascondeva i preservativi?»-chiedo con un tono infastidito, ma appena realizzo quello che ho detto, sollevo gli occhi per incrociare quelli di mia madre, beccandola a sorridere sotto i baffi: [ricordi] 05/04/2020 «Channelle, che diamine stai facendo?» - chiedo, appena mi metto seduto sul letto, aggrottando la fronte quando la vedo correre da un lato all'altro della stanza con la mia maglia addosso e senza un intimo, piegandosi più volte per terra per raccogliere i nostri vestiti sparsi per terra. Mi ha svegliato con mezz'ora di anticipo per farsi accompagnare alla sua facoltà, mentre adesso si mette ad aggiustare la mia camera da letto. «Vuoi che tua madre veda la camera in questo stato?» -si alza giusto il tempo di incrociare i miei occhi e mostrarmi un preservativo buttato per terra con l'indice. [fine ricordi] «Anche.»-risponde annuendo alle sue stesse parole, mentre la mia espressione passa da infastidita a infuriata in un batter d'occhio, pensando che probabilmente ora starà mettendo in ordine la stanza di Mikael, ma alzo la testa di scatto e dilato le pupille quando mia madre attira di nuovo la mia attenzione: «Perché hai saputo amare solo lei, Jason.» Raddrizzo la schiena alle sue parole, guardando mia madre dritto negli occhi per un paio di secondi, per poi lasciarmi andare ad una risata amara, poggiando con violenza il bicchiere sul marmo scuro dell'isola della cucina, per poi alzarmi dallo sgabello e voltarle le spalle quando sento gli occhi iniziare a iniettarsi di sangue, ma senza andarmene prima di farfugliare tra i denti con un tono distaccato: «Non provo un cazzo per quella bambina, madre!» Se il capitolo vi è piaciuto vi prego do seguirmi su i********:: ema_8570 ??
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