Channelle
«Co-cosa?»-balbetto quando analizzo le parole che escono dalle sue labbra, respirando l'aria calda che esce dalla sua bocca rossissima, ma il suo sguardo scuro rimane fisso sulla mia testa, facendomi sobbalzare quando porta una mano all'altezza della mia nuca e la intrufola tra i miei capelli.
Se non fosse così arrabbiato e serio allo stesso tempo, e se io fossi abbastanza lucida, gli direi di allontanarsi e togliere la mano dalla mia testa, invece di guardarlo dal basso e aspettare che sfiori con il pollice dell'altra mano la mia fronte.
Un leggero gemito di dolore e piacere contemporaneamente mi scappa dalle labbra al suo gesto... delicato. Non è mai stato così gentile, quasi preoccupato, nei miei confronti. Qualsiasi cosa lui faccia lo fa o per malizia o per rabbia.
«Chi ti ha fatto del male, Channelle?»-sobbalzo al suono basso della sua voce rauca, ma questa volta piena di tenerezza, mentre i suoi occhi scendono di nuovo per incrociare le mie pupille dilatate, così vicini che ci metto un paio di secondi per realizzare le sue parole.
Capisco all'istante che sulla mia fronte deve essere rimasto il segno della caduta di stamattina, quindi mi affretto ad aprire bocca per fargli capire che non è come crede e che nessuno mi ha sfiorata.
«Sono caduta.»-mi limito a dire senza aggiungere altro per la paura di balbettare di nuovo sotto il suo sguardo attento, come se stesse cercando di capire se sto dicendo la verità o mi stia solo giustificando per tenerlo lontano dalla mia vita.
Non so perché creda che qualcuno mi abbia fatto del male. Non sono una bambina e so difendermi anche senza di lui al mio fianco.
Il mio respiro si scontra con il suo in mezzo al corridoio dell'azienda come se anche lui trovasse il bisogno di impossessarsi del mio profumo, mentre le sue dita si muovono per accarezzare le mie ciocche ondulate dietro la nuca, ma invece di fermarlo e dirgli di starmi lontano, glielo lascio fare senza riuscire a rispondere ai comandi del mio cervello, che invece mi dice di trovare il coraggio di fare un passo indietro.
«Channelle?»-abbasso la testa di scatto e poggio le mani sul petto di Jason all'istante per costringerlo a indietreggiare quando la voce di Mikael arriva dritto alle mie orecchie e mi riporta alla realtà, ma quando noto che Jason continua a fissarmi senza muoversi di un millimetro, sono io a fare un passo indietro, lanciando un'ultima occhiata all'uomo di fronte a me e pentendomi subito dopo di averlo fatto quando incrocio per la seconda volta le sue pozzanghere indescrivibili.
Non ho mai visto Jason così serio. Ma non mi piace affatto l'effetto che mi fa questa versione del mio ex. Lo preferisco stronzo e senza cuore, almeno così è più facile riuscire a stargli alla larga.
Gli volto le spalle in fretta, prima di rimanere di nuovo intrappolata dai suoi occhi neri, ma la situazione non migliora quando il mio sguardo si mescola con quello di Mikael, che sposta più volte gli occhi da me all'uomo alle mie spalle, facendomi capire che è da tanto che è lì, ma quando anche i suoi occhi finiscono sul mio livido, mi maledico mentalmente per non essermi vista allo specchio prima di venire a lavoro.
Deglutisco rumorosamente quando mi accorgo che si dirige verso di me a passo felpato, per poi ritrovarsi a un passo dal mio corpo prima che possa aprire bocca e dirgli che sono solo caduta per le scale essendo una maledetta imbranata.
Sembra che questa gente non abbia mai visto una donna ridotta male in vita sua! È solo una piccola ferita, porca miseria! Perché devono esagerare così tanto?
«Stai bene?»-fa per dire, allungando una mano verso la mia spalla in segno di conforto, ma appena faccio per tranquillizzarlo con un sorriso tirato sulle labbra, mi sento afferrare per il gomito alle spalle, in una presa così stretta che un gemito di spavento scappa dalle mie labbra:
«Non toccarla!»-la voce rauca di Jason arriva dritto al mio petto, tanto che il mio respiro accelera all'istante e non trovo il coraggio di alzare la testa per guardarlo minacciare il suo amico.
Il cuore mi sale in gola quando mi sento trascinare dalla sua mano per costringermi ad allontanarmi da Mikael, che lo guarda con una smorfia perplessa e delusa allo stesso tempo, non trovando il coraggio di fermarlo, come la sottoscritta.
«Dove mi stai portando?»-sussurro quando sorpassiamo il biondino e ci ritroviamo di fronte alla porta metallica dell'ascensore, ma la mia voce è così bassa che per un attimo penso che non mi abbia sentito.
[ricordi]
01/04/2020
«Dove mi stai portando?» - scoppio a ridere, portando una mano davanti alla bocca per non rischiare di farmi sentire dai vicini di casa, anche se oramai sono dentro la macchina di Jason, aspettando che accenda la macchina.
«Zitta, ti piacerà!» - porta il labbro inferiore tra i denti, lanciandomi una rapida occhiata prima di partire, ma mi affretto a riprenderlo prima che dica altro:
«Sono in pigiama, Jason! Dove mi stai portando? !» - alzo il tono della voce, ma questa volta è lui a interrompermi:
«Ti faccio vedere la tua nuova casa, piccola.»-sussurra con un tono seducente, per poi affrettarsi a correggersi :
«La nostra nuova casa.»
Spalanco gli occhi alle sue parole, voltandomi di scatto nella sua direzione per capire se mi sta prendendo in giro o vuole davvero condividere una casa con la sottoscritta.
«Ma... mia sorella...» - inizio a balbettare, non sapendo se sorridere o preoccuparmi della sua decisione.
«Tua sorella se ne farà una ragione.»-questa volta la sua voce è più distaccata e fredda, mentre lo vedo assumere un'espressione talmente seria in volto da farmi sentire in colpa per aver menzionato Maddie, al che decido di piegare le labbra in un sorriso e alzarmi sul sedile, approfittando del fatto che guarda la strada di fronte a sé per avvicinarmi al suo viso e lasciare un bacio sulla sua guancia, e subito dopo sul suo collo contratt, per poi allontanarmi quando sento i suoi muscoli rilassarsi sotto il mio tocco, soddisfatto del mio gesto appena vedo un sorriso spuntare sulle sue labbra.
«Eccoci.»-indica con il mento la casa di fronte a noi, facendomi accorgere solo ora di aver fermato la sua auto.
Il cuore mi sale in gola quando i miei occhi finiscono sulla casa di fronte a me, che non so se definirla villa o meno, ma sicuramente è una casa troppo grande per due persone.
«Jason...» - sussurro, appeno esco dalla macchina per seguirlo alle spalle, guardandomi intorno per notare il grazioso giardino che ci circonda:
«Ci puoi piantare le rose.»-dice dopo un paio di secondi, come se sapesse che sto fissando l'erba che ci circonda:
«Vai matta per le rose.»-aggiunge subito dopo, facendomi spuntare un sorriso mentre mi fermo alle sue spalle davanti a una gigantesca porta di legno, aspettando che apra con la chiave che fino a poco fa stringeva tra le dita, mentre stringo le braccia al petto per il freddo.
Le sue spalle gigantesche si muovono davanti ai miei occhi, mentre lo vedo fare un passo in avanti per darmi modo di entrare e lasciarlo chiudere la porta alle mie spalle.
Il cuore mi sale in gola quando faccio un passo in avanti e guardo intorno quella che sarà la mia casa... E di Jason.
Se da fuori sembrava una villa, dentro il soggiorno ampio che si presenta davanti ai miei occhi è così accogliente da farmi spuntare di nuovo un sorriso, mentre sento la porta alle mie spalle chiudersi.
«Qui guarderemo la TV prima di andare a dormire.»- la voce di Jason arriva dritto alle mie orecchie, mentre si avvicina al mio corpo per far aderire il petto alle mie spalle, indicando con il mento un grosso divano in pelle nero, davanti a un gigantesco televisore, posizionato su un lungo camino elettrico.
«Quella sarà la nostra camera da letto.»-sussurra tra i miei capelli, puntando l'indice verso una delle porte chiuse che si intravedono lungo il corridoio che esce dal soggiorno.
«Non sai cosa ti farò là dentro.»-ringhia vicino al mio orecchio, facendomi portare il labbro inferiore tra i denti quando porta entrambe le mani ai miei fianchi per spingermi indietro, facendo scontrare il mio fondoschiena contro la sua intimità.
«E quella?» -cerco di distrarlo, ma senza riuscire a trattenere un gemito strozzato, spalancando gli occhi quando una delle sue mani risale in alto per fermarsi sulla mia pancia, coperta dal leggero tessuto del mio pigiama, iniziando ad accarezzare il mio grembo con tenerezza, al che alzo la testa di scatto per incrociare il suo sguardo alle mie spalle e lasciare che risponda guardandomi negli occhi:
«Sarà per i nostri figli.»-sussurra sul mio viso, con una smorfia talmente seria in viso che una scia di brividi attraversa tutto il mio corpo:
«Benvenuta nella tua nuova casa, piccola.»
[fine ricordi]
«Jason, dimmi dove stiamo andando!»- non riesco a trattenermi dopo più di dieci minuti di silenzio dentro la sua macchina.
Un misto di rabbia e paura di impossessa di me mentre continuo a fissare il suo profilo contratto, segno del fatto che è ancora incazzato per non so quale ragione o con chi.
Non gli ho fatto nulla per essere trattata così, anzi, poco fa sembrava così preoccupato per me che mi sembrava di non avere di fronte a me il vecchio Jason.
Ora invece sembra posseduto dai suoi demoni!
Il suo sguardo è fisso in avanti, come se si fosse dimenticato della mia presenza nella sua auto, mentre guida per delle strade a me note e che purtroppo so dove portino.
Se solo sapessi cosa sta pensando ora forse sarei più tranquilla, oppure mi spaventerei di più a questo punto.
«Va bene, allora!»- dico tra i denti con lo stesso tono spazientito e riporto lo sguardo verso il vetro del finestrino, bagnato dalla pioggia che continua a scendere da quando mi ha forzata a entrare nella sua macchia al parcheggio dell'azienda.
Con le labbra premute in una linea dura per la rabbia mi affretto ad allungare una mano verso la tasca della mia tuta, oramai bagnata per il modo in cui mi ha trascinata sotto la pioggia fino a raggiungere la sua auto, per poi estrarre il telefono, indecisa se chiamare prima mia sorella per chiederle aiuto o dire a Bartol che oggi non mi presenterò a lavoro, dato che suo figlio mi ha rapita davanti ha tutti senza motivo.
Il mio senso di responsabilità mi porta a cercare il nome del vecchietto nella rubrica, ma sobbalzo quando lo smartphone mi viene sottratto dalle dita prima ancora che me ne renda conto, mentre la voce del mio ex si mescola al rumore della pioggia che sbatte contro la macchina, mentre ci addentriamo nel garage della sua casa:
«Questo non ti servirà stasera.»-il suo tono rauco e fastidioso mi porta a voltarmi verso di lui con le labbra spalancate per il suo gesto improvviso:
«Jason, che stai facendo?!»-cerco di trattenere la rabbia e di farlo ragionare come due persone adulte che si confrontano, ma invece di accontentarmi e darmi spiegazioni, ferma la macchina e apre la portiera, per poi allontanarsi dalla sua auto, ma non prima di aprire di nuovo bocca per minacciarmi:
«Benvenuta nella tua nuova casa, piccola.»
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