36L’uovo alla coque “Uccidimi, per favore”. Smetto di seguire con gli occhi il gabbiano e mi volto verso Patrizia. “Senti, amica mia” sbotto, arretrando con la testa di quel tanto che posso a causa dello spazio ristretto, qui sulla pietra, e delle corde che mi cingono, “resti tra di noi, ma io di tutta questa storia me ne frego. Se vuoi ucciderti, ascolta me, un piccolo colpo di reni e ti butti di sotto. Gli scogli, laggiù, sono più bravi di me...”. Sono incazzato e volto la testa dall’altra parte. Il silenzio che segue dura come una coda all’ufficio postale. Quando riporto i fanali su di lei, mi rendo conto che sta pensando ad altro, guarda in su, come se giocasse a cercare figure nel disegno delle nuvole. Ne approfitto anch’io per fare lo stesso gioco, ma con una regola più restritti

