Prologo
PrologoSono venuti sul nostro territorio, sotto il nostro naso, e il nostro alfa non ha nemmeno reagito. Che imbecille! Non se n'è nemmeno accorto, troppo impegnato a vantarsi e a fare il rubacuori di fronte a quelle sciocche femmine mutaforma che sognano soltanto di condividere il suo letto nella speranza che ne scelga una come compagna. Pfff. E` patetico. Esse sono insignificanti e inutili, buone soltanto a soddisfare i nostri impulsi primari. Mi arrabbio davanti alla sua stupidità. Lui è lì, seduto come un re, a dirmi che non importa che siano scappati e che quei bambini non ci servivano a niente. Maledetti bambini fateliani! Certo che ce l'avevano un valore! Un valore inestimabile. Avevo un grande progetto in serbo per la rossa piagnucolona. Dopo la mia dimostrazione di forza stasera sarebbe stata nelle mie mani. Ne avrei fatto ciò che volevo. Solo che il branco sconosciuto di questo pomeriggio ci ha portato via lei e sua sorella, e non abbiamo modo di trovarle dato che il nostro stupido alfa si è sempre rifiutato di farmi affondare le zanne nella loro gustosa carne. Ad ogni modo, il nostro alfa non ha assolutamente intenzione di andarle a cercare. E' diventato debole, troppo sicuro della sua posizione.
“Tira fuori le zanne, Finn. Ci resta solo questo.”
Attorciglia attorno al dito una ciocca dei capelli opachi della fateliana ai suoi piedi. Si, questa donna è ancora viva. Ed è anche l'ultima che abbiamo. Tuttavia, al ritmo con cui la sta picchiando e mordendo non durerà a lungo e il suo ventre prominente mi da un indizio. Alla fine riuscirò a realizzare il mio progetto. Ci vorrà solo qualche anno in più. Cosa sono pochi anni in più rispetto a decenni di potere incommensurabile? Niente di che per quanto riguarda il mio piano. A condizione che l'alfa non si metta in mezzo. E per risolvere questo problema so esattamente cosa devo fare. Avrei dovuto agire prima, quando ha iniziato a dare prova di negligenza. Mi piazzo davanti a quest'idiota, sicuro di me stesso e certo che il branco mi sosterrà. Tutti sanno di cosa sono capace. In un branco è la legge del più forte che prevale, e il più forte tra i Tank sono io!
“Ti sfido per la posizione di alfa”
Finalmente ho tutta la sua attenzione. Lascia tranquillamente i capelli della fateliana e mi fissa con uno sguardo malvagio e un'aria bellicosa.
“Tu osi mettere in discussione la mia decisione? Credi di essere migliore di me?”
Oh si lo sono, e presto glielo dimostrerò.
“Tu sei un incapace. E' ora che i Tank abbiano un alfa degno del loro potere. Sarò in grado di guidare il branco ad un livello superiore nella società, e nessuno oserà più nemmeno pensare di ingannarci.”
Si alza in piedi, credendo di impressionarmi dall'alto dei suoi due metri. E' più alto di me, ma il suo vantaggio termina lì. Quello che non sa è che mi sono rimpinzato del sangue fateliano per dare una lezione al ragazzino. Ho ucciso sua madre nella mia frenesia e la forza scorre nelle mie vene come lava fusa. Sono al massimo delle mie capacità, mentre il suo ultimo pasto magico risale a diverse ore fa.
“Va bene. Accetto la tua sfida.”
Non perdo tempo, lo afferro per la gola e lo lancio dall'altra parte della stanza. La sua schiena scricchiola sbattendo contro il muro di pietra e il gemito del defunto mio alfa diventa una dolce musica per le mie orecchie. Stai parlando di un alfa? Non è altro che uno straccio, buono come tappetino per pulirci sopra i miei anfibi sporchi.
“Sei patetico, una vergogna per la nostra razza. Non meriti nemmeno di far parte di noi.”
Ringhia e dà il via alla sua metamorfosi, ma la sua spina dorsale rotta gli impedisce di completare il processo. Rimane bloccato tra la sua forma di orso e la sua forma umana in un mix grottesco. Non ho voglia di giocare con la mia preda. Mi ha già fatto perdere troppo tempo. Tiro fuori i miei affilati artigli da orso, li affondo nel suo torace e gli strappo il cuore in un solo rapido movimento, brandendolo trionfalmente davanti ai pochi dominanti presenti. Dietro di me la fateliana singhiozza. Non ha niente da temere da me. Non la voglio morta, tutt'altro. Almeno per ora.
“Calma, fateliana. Non ti farò del male se starai tranquilla.”
Ho mantenuto la mia parola. Non ho maltrattato la fateliana, tranne per qualche morso occasionale per tenermi in forma, e oggi ricevo la mai ricompensa. Sta per partorire. I suoi lamenti mi infastidiscono, ma me ne dimentico quando finalmente viene fuori il bambino. Un bambino fateliano in perfetta salute, la fonte del mio futuro. La femmina Tank mi da l'informazione che speravo di avere.
“E' una femmina, alfa.”
Perfetto. Esattamente quello in cui speravo. La fateliana stende le sue braccia per afferrare il piccolo esserino rosa, ma io afferro la bambina che si agitava prima di lei. Non l'avrei mai lasciata. Questa cosa è di mia proprietà ora.
“Tsss, tsss, tsss. Lei è mia.”
“No. Ti prego, non farlo. Non portarmi via mia figlia. Lei è innocente.”
“Non le succederà nulla finché vivrai. Dipende da te.”
La fateliana comincia a piangere. Odio le persone che piangono. Sono deboli e insignificanti.
“Fatemela vedere. Vi supplico. Non le ho nemmeno dato un nome.”
“Ne ha già uno: Slave.”