III.

951 Parole

III. Povera Tarabotti! A undici anni per volontà del padre suo, duro uomo di mare, era stata costretta a vestir l'abito di monaca nel convento di Sant'Anna in Venezia; a cambiare il bel nome di Elena in quello brutto d'Arcangela; a porgere un vóto quando in lei «diversa dalla lingua e dagli atti esteriori, altro intendeva la mente». Cosí «fino alla consecrazione» era rimasta «monaca di nome, ma non d'abito e di costumi; quello pazzamente vano e questi vanamente pazzi» [66] : consacrata, nella condanna della sua calda giovinezza; nello strappo pur dai sogni di quelle gioie che avrebbe voluto gustare, quante gliene suggerivano la fantasia ed i sensi; nella racchiusa e muta disperazione d'ogni bene, d'ogni conforto avvenire, aveva imparato a scrivere, la monacella, e aveva studiat

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