Autostrada E35 (Svizzera), 22 novembre-2

2063 Parole
La cameriera apparve con un tablet in mano. «Ha scelto? Cosa le faccio portare?» Ferrone cercò di tornare nella parte del turista italiano che era lì per caso. «Ehm… Questa tagliata con le patate» ordinò indicando una fotografia sul menù. Il dito della ragazza rimbalzò rapido sul display del tablet. «Bene. Salse?» «Tutte quelle che avete.» La cameriera sorrise e annuì. «E un’altra porzione abbondante di patate al forno, a parte. Per favore.» «Ma ci sono già nel piatto che ha ordinato, signore» fece notare con garbo la ragazza. Ferrone sogghignò. «Oggi avrò bisogno di tanti carboidrati, mi creda.» «Ok, signore. E da bere?» «Quattro bottiglie d’acqua. Sa, se le patate sono salate…» La ragazza annuì ancora una volta, divertita. «Altro, signore?» «No, sono a posto. Grazie.» La cameriera si allontanò con passo svelto. Ferrone tornò a scrutare la vetrina. Il solito passaggio di persone indaffarate, impegnate a controllare il proprio smartphone o a parlare tra loro. Poche automobili in movimento. Dopo qualche minuto, tornò la cameriera con due piatti e la busta contenente le posate. Le bottiglie d’acqua arrivarono subito dopo con il relativo scontrino. Tre bottiglie finirono subito nello zainetto. Ferrone addentò la carne e iniziò a mangiare a ritmo sostenuto. Non aveva molto appetito, era ancora troppo concentrato sulla pianificazione mentale delle mosse successive, tuttavia si impose di mangiare tutto. Fu quando arrivò al piatto aggiuntivo di patate che serrò la mandibola e si congelò. Due uomini, spuntati dal nulla, si erano avvicinati alla BMW. Girarono intorno a essa per qualche secondo, poi uno dei due si attaccò allo smartphone. Avevano la carnagione chiara, più o meno della stessa statura, sul metro e ottanta. Corporatura snella e spalle larghe. Uno era calvo con una barba rossiccia e indossava occhiali scuri, jeans e un giubbotto sportivo grigio. Il compare era biondo coi capelli lunghi raccolti con un elastico in una corta coda e si distingueva per la giacca verde oliva che imitava il design dell’uniforme M65. Ferrone volle dare un nome a entrambi. Quello con la barba lo soprannominò “il Ceceno” in virtù dei peli facciali rossi, mentre l’altro gli ricordava il cantante Sting col suo look della fine degli anni ’80. I due si trattennero intorno all’auto per più di due minuti. Era una cosa anormale. Ferrone proseguì a mangiare senza togliere gli occhi di dosso ai due tizi. Il Ceceno terminò la telefonata e si avviò verso la pensilina della stazione di buon passo dopo averla indicata al collega. Sting, invece, si guardò attorno per qualche secondo prima di dirigersi verso le vetrine dei negozi di un palazzo sul lato opposto del parcheggio. Quando i due tizi scomparvero, Ferrone tornò a concentrarsi sul cibo. Negli otto minuti successivi la vetrina tornò a incorniciare la neutra, noiosa e perfetta vita dei cittadini di Locarno. Forse sono stato troppo paranoico. Bevve tutta la bottiglia d’acqua e spazzolò anche la porzione extra di patate al forno. Si alzò dal tavolo, indossò lo zainetto e andò alla toilette. Camminò tenendo sempre le orecchie tese, pronto a carpire ogni attività sospetta. Nel bagno degli uomini era solo. Venne accolto dall’odore pungente del disinfettante misto all’odore di urina. Quando ebbe finito di svuotare la vescica e dopo essersi lavato in fretta le mani tornò in sala. Raccolse lo scontrino dal suo tavolo e guardò ancora fuori dalla vetrina, poi la porta d’ingresso. Il cuore perse un colpo. Sting era sulla soglia e stava parlando con un cameriere. In una mano aveva un portafogli aperto, come una specie di porta tesserino, e nell’altra reggeva lo smartphone. Stava facendo vedere entrambi al ragazzo addetto allo sparecchiare i tavoli. Sting aveva un modo di fare tranquillo, un viso rilassato, non stava sfoggiando modi aggressivi. Stava chiedendo qualcosa al cameriere mostrando le sue generalità. Da come il ragazzo raddrizzò la schiena alla vista del porta tesserino Sting doveva essere della Polizia o qualcosa del genere. Lui e il collega erano stati attirati a Locarno dalla BMW, Ferrone non aveva dubbi a riguardo. Il cameriere scosse la testa. Qualunque cosa fosse apparsa sullo schermo dello smartphone aveva generato una risposta negativa. Ferrone si avviò verso la cassa che era a circa sei metri dall’ingresso. La cameriera che lo aveva servito apparve dietro il registratore di cassa. «Tutto bene?» «Tutto buonissimo» rispose l’incursore sporgendo lo scontrino e cercando di dare le spalle all’ingresso. Sting parlava a voce talmente bassa che non si potevano distinguere le sue parole. «Sono trentadue franchi, signore.» Ferrone tirò fuori dal portafoglio quaranta franchi mentre con lo sguardo s’incollò su una superficie riflettente del bancone alle spalle della ragazza. Vide l’immagine riflessa di Sting che aveva fatto cenno al cameriere che poteva allontanarsi. Il ragazzo annuì e tornò verso i tavoli. Quindi, avvenne l’inevitabile. Sting si girò verso la cassa. Ferrone vide i suoi occhi agganciarsi a sua volta all’immagine riflessa dal vetro dietro la ragazza. Il contatto visivo ci fu solo per un decimo di secondo. Entrambi avevano capito. Ferrone serrò la mandibola mentre Sting si allontanò inspiegabilmente dopo aver indugiato un istante di troppo sulla soglia. «Tutto bene, signore?» domandò la cameriera notando l’espressione di Ferrone, il quale non rispose. «Tutto bene?» chiese di nuovo la ragazza con un mezzo sorriso, allungando il resto verso lo strano cliente. «Sì, tutto ok. Grazie. Arrivederci.» Ferrone prese il resto con una mano e se lo infilò in tasca. Si avvicinò all’uscita cercando Sting e il Ceceno. In un attimo erano scomparsi, allo stesso modo di come erano spuntati fuori. Sullo stesso lato della strada del ristorante, a meno di quaranta metri c’era un ufficio postale che faceva orario continuato, proprio come era stato riportato dal navigatore della BMW. Ferrone si mescolò al flusso di pedoni ed entrò nel locale. C’erano solo due persone in fila allo sportello. Si guardò due volte alle spalle, senza notare attività sospette. Trovò su di un espositore quello che faceva al caso suo: buste imbottite per spedizioni leggere di vari formati. Prese quella più piccola e con un gesto rapido afferrò la chiavetta USB custodita nel contenitore appeso al collo. La infilò dentro la busta che sigillò utilizzando l’apposita striscia adesiva in dotazione. Andò verso un tavolino e usando la penna trovata sull’automobile compilò l’indirizzo di spedizione. Quindi, si mise in fila attendendo il suo turno. Arrivò allo sportello in meno di tre minuti e pagando undici franchi ebbe la sua spedizione. La gentile impiegata spiegò che il recapito era garantito entro quattro giorni. Ferrone ringraziò e uscì dall’ufficio postale. Sbucando da una via laterale, Sting notò che il bersaglio era appena uscito da un ufficio postale. «In movimento verso via Sempione» comunicò parlando al microfono degli auricolari del suo smartphone. «Va bene. Ci sono dietro» rispose il suo collega. Sting entrò nell’ufficio postale, in quel momento deserto, e si presentò allo sportello. «Buongiorno signora, sono l’agente Alex Bernasconi della Polizia Cantonale. Dovrei parlare immediatamente con il responsabile di filiale. È molto urgente» avvisò mostrando il tesserino all’interno del portafoglio. Si trattava di un falso che un comune civile non sarebbe mai stato in grado di riconoscere. Dopo un paio di minuti, Sting era seduto nel minuscolo ufficio del direttore a visionare le immagini delle telecamere. «Lui» esclamò indicando l’uomo ripreso di spalle allo sportello. Il direttore annuì. «Cosa vuole sapere, agente?» «Che operazione ha fatto allo sportello e che generalità ha fornito.» «Certo.» Il direttore, senza nascondere nervosismo, chiamò l’impiegata e spiegò la situazione. Costei andò subito a recuperare la busta e il modulo compilato dal cliente e li consegnò a Sting che iniziò a esaminarli. Come da programma, il bersaglio aveva fornito generalità false, ma la cosa non lo sorprese. Rimase invece molto interessato dall’indirizzo di recapito. Un paese in provincia di Bologna. «Devo requisire questi due oggetti. Trattasi di materiale sensibile di un’indagine molto complessa e importante.» «Ma non è possibile! Questa persona ha pagato per un servizio. Se poi dovesse reclamare…» balbettò il direttore. Sting si alzò in piedi e mise in tasca il foglio e la busta. «Penseremo noi della Polizia a gestire la questione. Grazie per la vostra collaborazione preziosa e impeccabile.» Quando fu per strada, Sting aprì la busta ed esaminò la chiavetta USB. Compose il numero del suo collega con un gioioso sorriso stampato sulle labbra. «Non ci crederai: pacco recuperato.» «Che gran coglione! Pensava di fregarci così! Dilettante.» «Sarà un dilettante, ma ha comunque fatto fuori due dei nostri. Non bisogna sottovalutarlo.» «Hai ragione. Chiama il capo e chiedi istruzioni.» Sting riagganciò e compose un altro numero. «Sì?» rispose subito una voce. «Pacco recuperato.» «Bene. E il soggetto? Eliminato?» «Negativo. Abbiamo recuperato solo il pacco.» Ci fu una pausa. «Verificate che non abbia fatto delle copie dei dati ed eliminatelo con discrezione. Ripeto: con discrezione. Fate rapporto ad azione eseguita.» Linea muta. Sting tornò in collegamento con il Ceceno. «Lo hai ancora in vista?» «Sì. Che dobbiamo fare?» «Dammi le tue coordinate che ti raggiungo. Il lavoro non è ancora finito.» «Capito.» Ferrone camminava senza fretta sul marciapiede e appena poteva cercava di sfruttare gli specchietti retrovisori dei veicoli parcheggiati per verificare se qualcuno lo stesse pedinando. Anzi, lui partiva dal presupposto che fosse pedinato, le verifiche che poteva effettuare erano solo per provare il contrario. Aveva imparato a memoria la mappa di quella zona della città, ma le indicazioni stradali riguardanti i negozi in zona gli furono piuttosto utili. Dopo una manciata di minuti a piedi a ritmo rilassato arrivò davanti a un negozio di ferramenta. Decise che la sua prossima automobile sarebbe stata una BMW: il sistema cartografico dei Point Of Interest si era rivelato di una notevole precisione. Qualche soldo da parte lo aveva messo nel corso degli anni e non si era mai tolto uno sfizio. Le porte a vetro scorrevoli si aprirono al suo passaggio sotto la fotocellula. Il negozio era piuttosto grande e spazioso, delle dimensioni di un supermercato medio. Si fermò al tabellone scritto nelle tre lingue dei Cantoni e si orientò per il primo reparto merceologico impresso nella sua lista mentale. All’interno del negozio c’era pochissima gente, più intenta a bighellonare piuttosto che essere davvero orientata a fare acquisti. Ferrone si ritrovò a rimirare un pannello espositore con utensili manuali di vario tipo. Nel cesto a rotelle di plastica che aveva preso all’ingresso fece cadere due grossi cacciavite a lama. Quindi, proseguì tra gli scaffali ed esaminò per qualche istante un rotolo di filo di ottone da un millimetro, della lunghezza di otto metri. La qualità dell’oggetto lo convinse a infilarlo nel cestino. Ogni tanto gettava un’occhiata alle spalle, senza trovare tracce di eventuali inseguitori. Se fosse stata un’altra situazione avrebbe anche tratto piacere dal trovarsi lì: aveva sempre adorato le ferramenta. Fin da piccolo era stato un ragazzino che aveva dimostrato inclinazione al lavoro manuale e all’uso degli utensili. Da adulto, invece, aveva sviluppato un modo alternativo di vedere un negozio di attrezzi per il fai-da-te. Quasi tutti gli oggetti in vendita potevano essere trasformati con minime variazioni in efficienti armi da mischia, attrezzi da effrazione rapida o trappole. In alternativa, potevano essere usati al momento così com’erano. Nel caso il negozio possedesse anche un reparto di prodotti chimici per l’idraulica, la pulizia industriale e la verniciatura, si poteva avere a disposizione tutto l’occorrente per creare mezza dozzina di miscugli esplosivi e incendiari di varia potenza. Tutte le formule dei vari mix le aveva apprese al corso Incursori, durante l’aggiornamento delle tecniche di guerriglia e contro-terrorismo. Continuò a muoversi tra gli espositori, incrociando un anziano che gli riservò un cenno di saluto. Ferrone contraccambiò e si fermò davanti ai vari set di chiavi a brugola. Ne scelse uno che conteneva una chiave di una misura particolarmente piccola e sottile. Si guardò ancora alle spalle. Nulla di sospetto. L’anziano era sparito dietro uno scaffale. Ferrone valutò di comprare anche una chiave a rullino da 250 millimetri. La soppesò: era perfetta per rompere le ossa. Finì anch’essa nel cestino. Concluse la serie di acquisti con una cesoia demoltiplicata all’apparenza molto robusta e un paio di guanti da lavoro antiscivolo di neoprene felpato. Gli acquisti erano finiti, poteva uscire da lì. Prima di raggiungere le casse per pagare, fece qualche altro giro tra gli scaffali ritornando spesso sullo stesso percorso da direzioni diverse. Non riuscì a individuare nessuna persona sospetta. Guardò l’orologio: le quindici e cinque. Il buio non sarebbe arrivato prima di tre ore.
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