“Tu cosa facesti?”
“Non lo immagini? Ho ballato. Determinata com’ero a non sprecare quell’occasione preziosa, salii su un tavolino da caffè, mi spogliai sotto i loro occhi a tempo di musica e ballai tutta nuda.”
Alice si sforzò di non avere alcuna reazione, ma era dura. Temeva non di ridere di lei, ma di mostrarle quanta compassione avesse della sua ingenuità ed era troppo presto perché Gina potesse accettare quel tipo di sentimento, anche da un’amica così intima.
“Ti ricordi, Alice, come mi piaceva indossare quegli abiti striminziti, quelle maglie strette, scollate, provocanti? Prova a guardare adesso nel mio guardaroba: piatto e monotono come quello di una suora. Solo pantaloni e maglioni. Mi vergogno così tanto di me stessa e della mia condotta, che non riesco ancora a guardarmi allo specchio!”
“Questo lo capisco. Rinneghi quel tipo di atteggiamento estremo e quella adorazione cieca: ma non dovresti colpevolizzarti in quel modo. E non mi guardare storto” aggiunse, vedendola stranirsi. “Non sei completamente priva di colpe, ma non ti sei nemmeno comportata in maniera diversa da una qualunque ragazza della nostra età. Volevi divertirti senza alcuna conseguenza. Ci sta. È quello che ho provato a fare anche io, quella sera.”
“Già, con la differenza che tu non hai incontrato un folle qualsiasi ma Tom, il capo indiscusso della Legio X, nientemeno, e che lui ti ha sposata subito, per di più per proteggerti. Io invece ho incontrato Ben.”
Si strinse nelle braccia, strofinandole con vigore. “Era il loro capo. Un tipo orientale, focoso al limite dell’incandescente. Affascinante, questo è innegabile. Però era, anzi è, una creatura abominevole, priva di qualunque scrupolo morale. E io, ovviamente, come la cretina che sono, mi sono innamorata di lui a prima vista.”
“Immagino” commentò Alice. “Hai sempre avuto un debole per gli stranieri, anche se il nome sembra più americano…”
“Arabo o meno, quando l’ho visto ho perso la testa. Ho fatto follie per lui, sin dal primo momento. Oddio, Alice!”
Prima che l’amica capisse cosa avesse, Gina si precipitò in bagno a vomitare sangue. Pianse e dette di stomaco in modo inarrestabile fin quando, dopo essere praticamente volata fino all’infermeria, Alice le somministrò un calmante.
“Cos’hai detto a Tiberius?” le domandò Gina, terrorizzata di vederlo comparire nella sua stanza all’improvviso. Non voleva essere vista in quelle condizioni pietose. Non da lui.
Alice la tranquillizzò. “Niente, perché non c’era. Lui e Tom si vedevano a casa nostra e da lì sarebbero andati in tribunale. Noi viaggeremo con gli altri.”
Moriva dalla voglia di sapere cosa avesse scatenato quel suo malessere profondo, ma non volle forzarla e si limitò a starle accanto, seduta sul tappetino della doccia, per tenerle i capelli quando vomitava.
Poco per volta, Gina si rianimò. Sembrava stesse combattendo una battaglia sia col suo fisico sia con la mente, per decidere cosa fosse più opportuno ammettere e cosa, invece, nascondere. Alla fine, optò per la cruda verità.
“Alice, so che ciò che ti dirò ti disgusterà ma, se non lo confesso adesso, non credo avrò mai più il coraggio di farlo.”
“Ricordati che, qualunque cosa sia successa, è accaduta una vita fa. Letteralmente. Eri ingenua, irriverente, eccentrica ma anche una brava ragazza. E questo non è cambiato. Non dovresti provare vergogna per te stessa, ma per quel vampiro che ha approfittato della sua posizione di assoluto vantaggio e ti ha sedotta.”
“Quei vampiri” la corresse Gina.
“Cosa?” chiese Alice, senza capire.
“Hai detto ‘quel vampiro’, ma non è stato solo Ben. Sono stati tutti. La festa pullulava di vampiri e di umani e io… Ho fatto sesso con tutti.”
Involontariamente, Alice arretrò e, per lo stupore, si portò una mano alla bocca.
Gina ricominciò a piangere sconsolata. “Lo vedi? Ti faccio schifo! Mi faccio ribrezzo da sola!”
“No, aspetta: mi hai fraintesa! Non è che non sia sotto choc per quello che mi hai detto, ma la frase che hai usato poco fa mi ha particolarmente colpito e non faccio che rimuginarci… Hai detto che ti sei innamorata di Ben a prima vista, vero?”
Gina confermò. “È bastato uno sguardo.”
“Esatto! L’orgia di cui parlavi quando c’è stata, prima o dopo?”
Sentendola usare con tanta naturalezza certi termini, Gina le rivolse uno sguardo preoccupato: Alice era così cambiata che stentava a riconoscerla. “Dopo. All’inizio sono stata solo con lui.”
“Appunto. Puoi dire, con assoluta certezza, che non ti abbia indotta lui a farlo? Che non ti abbia ipnotizzata e costretta?”
“Be’ sì, potrebbe darsi, però io ero più che disponibile.”
Spazientita dalla sua ottusità, Alice le afferrò il braccio e la scosse. “Smettila! C’è differenza tra l’essere disponibili e l’essere asserviti. Puoi anche essere stata tanto disinibita da offrirti a lui, per accontentarlo, per piacergli, ma dalla reazione violenta che hai avuto al solo ricordo di quella notte, deduco che la tua disponibilità fosse limitata a lui. È Ben che ti ha dato in pasto a tutti gli altri. Pensaci!”
Gli occhi di Alice iniziarono a brillare di rosso e Gina, che non l’aveva mai vista così furiosa, si limitò a darle ragione. Del resto, quel dubbio non l’aveva mai sfiorata e, forse, era il caso che cominciasse ad indagare a fondo sulla questione.
“Sono contenta di avertelo detto” le confessò. “In effetti, inizio a sentirmi un po’ meglio.”
“Aspetta. Visto che ci sei, dimmi tutto. E non lesinare sui dettagli, specie quelli più truci.”
“Tu ne sai qualcosa di quelli, vero?” si lasciò sfuggire, riferendosi con poco tatto allo stupro che Alice aveva subìto per mano di Aureliano, solo pochi mesi prima. Se ne pentì dopo qualche istante, ma l’amica non ci badò.
“Ne so parecchio. Adesso dimmi cos’è successo.”
Gina confessò che, da quel momento, i ricordi si facevano molto più labili. “Ero quasi sempre sbronza o drogata ma, stranamente, non ricordo di aver mai preso nulla di più forte di una canna…”
“I vampiri sono immuni ad alcool e droghe ma, se la loro vittima non lo è, parte degli effetti si riversa nel sangue e loro godono di rimando, detto in parole povere.”
“Adesso che lo so, mi sento più intelligente” commentò con il suo solito astio.
Alice sembrò perdere le staffe. “Gina, non mi stai ascoltando con attenzione. Non voglio fare la saputella. Se Ben o uno del suo clan aveva bisogno di stordirti per beneficiare a sua volta di alcol e droghe, allora possiamo dedurre che non fossero meticci, ma purosangue. Questo restringe il campo, se tu volessi…”
Gli occhi di Gina risplendettero subito di un rosso rubino. “No! Non voglio vederli mai più, per il resto dei miei giorni!”
Alice fece una smorfia. “Tu puoi scegliere di fare come vuoi, ma io non me ne starò con le mani in mano, ad aspettare che questi pazzoidi violentino altre donne. Se non vuoi essere coinvolta nell’indagine lo capisco ma, per l’amor di Dio, almeno confida tutto a me e io riferirò alla Legio. Loro sapranno cosa fare.”
Gina scattò in piedi, sconvolta e furiosa. Da lei non si sarebbe mai aspettata un simile tradimento!
“Brava! Dillo a tutti che cosa ho fatto. Racconta come sono diventata una larva, come le mie illusioni mi abbiano reso schiava di quei bastardi coi canini! Tanto sono io a perdere quel poco che resta della mia reputazione, non tu. A te nessuno oserebbe ridere in faccia, visto che altrimenti se la vedrebbero con quella bestia sanguinaria che hai per marito!”
Prima che potesse rendersi conto dell’offesa che le aveva rivolto, Alice la schiaffeggiò con tale forza da mandarla a sbattere contro la doccia.
“Non osare parlare mai più così di Tom!” sibilò, con lo sguardo alterato dalla collera. “E smettila di pensare solo a te stessa. Umana o vampira, resti sempre un’incredibile, sciocca egoista! Cosa credi, di essere l’unica al mondo ad avere un passato di merda? Vuoi che ti descriva nel dettaglio cosa ho provato io, quando mi hanno rapita, picchiata, morsa e violentata? Te lo ripeto: qui al Campo nessuno oserebbe pensare male di te o di quello che hai subìto. Però, se non mi credi, vattene. Fai le valige e vattene da questa casa! Parlerò io con Tiberius, e Cédric troverà una scappatoia legale per farti ottenere la libertà che desideri. Ho tante colpe e molti difetti, ma non merito tutto il veleno che mi sputi addosso.”
Detto questo, uscì dalla stanza come una furia, lasciandola a terra, dolorante sulla guancia e in lacrime.
Come aveva potuto scendere tanto in basso? Quale demonio interiore si era impossessato di lei? Non pensava davvero ciò che aveva detto, ma la verità era che non riusciva a credere che Alice non provasse un minimo di disgusto nei suoi confronti. Lei lo provava per se stessa, perciò era ovvio che gli altri la vedessero per la patetica sgualdrina senza cervello che era.
Se solo fosse riuscita a farle comprendere quali orrori aveva dovuto subire!
La droga e l’alcol erano stati, in fin dei conti, la parte più piacevole. Non era riuscita a dirle delle sevizie fisiche: giorno e notte incatenata al letto, con i tre vampiri che si alternavano per saziare la sete di sangue e la fame di sesso. Non aveva avuto cuore di parlarle delle t*****e mentali: di quando le promettevano di trasformarla, di darle dei figli, della possibilità di vedere il mondo attraverso il filtro dell’immortalità.
Nemmeno quando l’avevano ridotta in un totale stato di abbandono e di degrado avevano avuto pietà, ma l’avevano ceduta a qualcun altro: e lei, stonata e debilitata com’era, aveva iniziato a spegnersi, comunque ignara di quale sarebbe stata la sua triste sorte.
Aureliano non contava niente per lei e proprio per questo era facile odiarlo e desiderarlo morto. Lui era l’ultimo di una lunga lista di esseri sovrumani, abietti e crudeli, che voleva vedere ridotti in cenere.
Ben, Maurice e Victor, invece, li conosceva. Se ne era infatuata dal primo istante e si era abbandonata alle loro lusinghe e ai loro morsi con lussuria, nella speranza di avere in cambio tutto ciò che promettevano. Loro conoscevano le sue tendenze naturali, le avevano individuate subito, coltivate, fertilizzate fino alla massima fioritura. Incontrarli sarebbe stato devastante per il suo fragile equilibrio.
Non voleva, non era pronta e forse non lo sarebbe mai stata ma… Una parte di sé le diceva che Alice aveva ragione. Se non per se stessa, avrebbe dovuto esigere giustizia per chi, come lei, era stata annichilita da quei tre predatori senza scrupoli o per chi, probabilmente, in quel preciso momento stesse affrontando il medesimo calvario.
Chiuse gli occhi, la testa poggiata al muro, le gambe raccolte al petto. Se avesse avuto il coraggio di farla finita, non avrebbe esitato a trafiggersi con una lama d’argento nel cuore. Invece, da codarda, se ne stava seduta, a commiserarsi per le proprie sventure, ancorata al passato e senza sapere come andare avanti.
Alla fine, dopo un’ora di esitazioni e riflessioni inconcludenti, si alzò dal pavimento e, per la prima volta da quando era stata trasformata, osò guardarsi allo specchio per più di un breve istante.
Doveva accettare una volta per tutte di essere una vampira, di aver perduto per sempre l’innocenza e la spensieratezza del tempo in cui era stata umana e di essere diventata una persona diversa. I canini che vedeva sporgere dalle gengive dimostravano che aveva cambiato dieta, non che fosse improvvisamente diventata una spietata assassina. E lo sguardo rossastro, tutto sommato, non l’aveva mai davvero sconvolta, se non per i ricordi atroci che suscitava.
Ciò che veramente la turbava era l’idea che quei tre maledetti mostri l’avessero scelta perché avessero visto in lei un loro simile: un demonio pronto a scatenarsi, a nutrirsi dei loro stessi vizi, oppure un’allieva, da educare alla tortura e all’omicidio. Era oppressa dall’idea di essere stata non tanto loro vittima, quanto loro complice e, malgrado Alice insistesse a sostenere il contrario, quell’idea continuava a propagarsi nella sua testa, diffondendosi come erba cattiva che non può essere sradicata e sottraendo spazio ad ogni altra teoria logica o razionale.
Alla fine, decise che le avrebbe fornito tutte le informazioni che voleva, ma senza esporsi personalmente. Non si sentiva in grado di affrontare le accuse silenziose degli altri Legionari, né i loro sguardi di commiserazione.
E se solo Tiberius le avesse offerto la sua compassione, allora sì che si sarebbe suicidata e, stavolta, con successo!
Scossa dai suoi pensieri e dalla lite con Alice, decise di prendersi tutto il tempo che restava per finire di prepararsi e annotare qualche pensiero fugace sul suo diario che, negli ultimi tempi, aveva quasi del tutto abbandonato. Poi, quando Gus la chiamò al telefono, raggiunse tutti all’entrata.
Due SUV con i vetri oscurati erano già pronti a partire. Alice era seduta nel primo, al fianco di Lupus che avrebbe guidato e davanti a Luke, nel vano posteriore, che sembrava leggere una rivista.
Nel secondo, guidato da Corvus, c’era già Gus. Lei scivolò silenziosa dietro, così nervosa da dover chiudere lo sportello due volte.
Nessuno sembrò notare che Alice non le avesse rivolto uno sguardo, né una parola. Tanto meno si erano accorti che lei avesse iniziato a tremare, solamente per aver varcato la soglia del Campo. Si sentiva così smarrita da voler correre dentro a precipizio e chiudersi a chiave in camera sua, ma l’auto iniziò a distanziarsi sempre di più dalla sua isola felice e lei perse la sua occasione. Abbassò lo sguardo sulle sue mani malferme e si morse l’interno della guancia per non piagnucolare. Dopo qualche minuto di silenzio, sollevò finalmente la testa e notò che Corvus la spiava dallo specchietto retrovisore con un’aria arcigna. Gus, invece, iniziò ad usare il suo Dono per cambiare stazione radio alla velocità della luce e tra i due nacque un battibecco che riuscì a distrarla dai suoi problemi.
Alla fine, si ritrovò a sorridere delle loro battute e a pensare che, in fondo, il peggio sembrava passato. Era uscita di casa ed era ancora viva, no?
Ora doveva solo raccogliere il coraggio che le restava e fare ciò che andava fatto.