“So che le nostre situazioni sono diametralmente opposte e che abbiamo vissuto traumi differenti, ma ti parlo per esperienza. Queste persone vogliono solo prendersi cura di te, per tutto il tempo in cui sarai nella loro stessa casa. Ti stanno offrendo liberamente le loro risorse, il loro sapere, i loro mezzi, perché tu ne faccia tesoro.”
“Davvero?” commentò caustica. “Mi stai suggerendo di fare ciò che mi consigliano, così che possa trasformarmi nella loro marionetta?”
“No, stai fraintendendo. Loro vogliono che diventi più forte, più consapevole. A Natale sarai libera di andare dove vuoi, anche dall’altra parte del mondo, ma dovrai farlo da sola. Si preoccupano, come faccio io, che tu possa sentirti impreparata.”
“Preoccuparsi è un conto” replicò stizzita. “Volermi trasformare in un soldatino ubbidiente è un’altra! Lo sai che mi costringono ad allenarmi tutti i santi giorni? A volte mi sembra di non fare altro! Solleva questi pesi, Gina, Avanti, corri per altre tre ore, Gina. Gina, sei una pappamolla! Solleva quel culone da terra! Questo è ciò che mi dicono. E io che pensavo che la leva obbligatoria fosse stata abolita anni fa!”
Alice, che durante il suo sfogo si era morsa le labbra per non ridere, alla fine cedette e la sua risata riuscì a far breccia nella rabbia irrazionale che Gina provava, senza sapere bene quale fosse il motivo scatenante.
“Sono pronta a scommettere che sia stato Amulio a usare la parola culone. Decimus non si sarebbe mai permesso.”
“Infatti” confermò. Poi un dubbio la assalì. “Anche con te si sono comportati così?”
“Ci puoi giurare! Subivo lo stesso trattamento e in più avevo Tom alle calcagna, che mi controllava la mente. Non potevo nemmeno mettere il naso fuori dalla finestra, che lui trovava il modo di riportarmi dentro. È stato un incubo e, come sai, dopo le cose sono anche andate peggio, almeno fino a un certo punto…”
Il suo sguardo radioso la incuriosì. “A proposito, com’è andata la luna di miele? Ti vedo rilassata!”
Alice l’abbagliò con un sorriso da mille megawatt. E pensare che un tempo sarebbe arrossita fino alla punta delle orecchie!
“Un sogno. Roma è stupenda e l’abbiamo visitata in lungo e in largo, di giorno e di notte. Mi spiace solo per i romani, che hanno avuto un tempo da schifo per un mese di fila!”
“E con tuo marito come va?”
La risposta inequivocabile giunse sotto forma di sguardo a cuoricini.
Non riusciva ancora a capacitarsi del fatto che quei due si amassero alla follia. Nella sua mente, la Alice che conosceva da anni, che amava poltrire e sognava una storia romantica, mal si conciliava con il vampiro più aggressivo e violento che avesse mai incontrato.
Persino i suoi aguzzini sarebbero impalliditi nell’assistere al grado di orrore che Tom era in grado di scatenare, con e senza i suoi terrificanti Doni.
“Nessuna controindicazione con il sangue? Voglio dire, quando ve lo scambiate…”
Alice si morse le labbra e assunse un’espressione colpevole. “Qualcosa, ma nulla di preoccupante, a nostro avviso. Comunque Tom ha intenzione di parlarne presto con tutti, durante una riunione, e potrai vedere con i tuoi occhi.”
“Vedere cosa? Non ti starai trasformando anche tu, voglio sperare!”
Alice alzò lo sguardo al cielo, esasperata da quella sua fissazione. “Siamo ancora a questo punto? Se rifiuti persino l’idea della trasformazione in sé, come fai a vivere con te stessa?”
Il punto era proprio quello e sentirselo toccare le fece un male cane.
“Senti Gina, da oggi le cose devono cambiare. Non puoi rimanere attaccata al passato. Del resto, se non ricordo male, la vita non è mai stata molto generosa con te. E non ci vuole un Dono per capire che ti stai tenendo dentro tutti i ricordi più brutti, quelli che ti tormentano anche quando dormi. Quindi ti do una scelta: o ti decidi a frequentare la mia stessa terapista, così da esorcizzare i tuoi demoni, oppure ti dai una bella svegliata e inizi ad uscire. Puoi vedere altra gente, andare al cinema, fare un giro in città... Nessuno ti tiene prigioniera qui e qualunque cosa tu voglia fare, ovunque tu voglia andare…”
“Non posso!” urlò, liberandosi in un colpo solo di tutta la sua frustrazione. “Non posso andare in nessun posto perché mi troverebbero! Mi ucciderebbero!”
Alice la strinse forte e lasciò che piangesse a dirotto.
Sapeva bene di cosa Gina parlasse: tra ciò che aveva intuito, leggendo furtivamente il suo diario, e quello che lei stessa le aveva raccontato, era ovvio che la bomba sarebbe scoppiata. Era felice di essere tornata al momento giusto ma, se lei non si fosse decisa ad aprirsi, tutti i suoi sforzi per aiutarla sarebbero stati vani.
“Perché non mi racconti la storia dall’inizio? Tanto abbiamo tempo!”
Sebbene nutrisse ancora molte riserve, Gina capitolò. In principio parlava a scatti, misurando le parole per saggiare la reazione di Alice, ma nel procedere si rese conto che non riusciva a trattenere più niente. La voragine si stava aprendo.
“Durante quel dark party di settembre, entrai a far parte di un gruppo assortito e molto affiatato di persone della nostra età. Erano simpatiche, aperte e condividevano i miei stessi interessi. Sui vampiri, intendo.”
Alice annuì. “Al contrario di me, di Clara e di Amber, che ti prendevamo sempre in giro…”
“Infatti. Da loro mi sentivo compresa. Non mi zittivano, quando parlavo delle mie fantasie; non mi deridevano se dicevo che il mio più grande sogno era diventare un vampiro e guarda qua, sono stata accontentata!”
Altre lacrime, sia di pentimento sia di nostalgia, le rovinarono il trucco. “Da quella sera ho iniziato come a perdermi. Poco alla volta, mi allontanavo da voi, dalla mia famiglia, da tutto e senza alcun rimpianto. Lo sai che avevo lasciato anche il lavoro?”
Alice lo ignorava. “A qual punto credo ti avessero già azzerata, per farti dimenticare della mia esistenza.”
Gina lo confermò e, guardandola intristirsi, pensò per la prima volta a quanto sola dovesse essersi sentita in quel periodo.
“Fu Corvus a farlo, lo sapevi? Lo trovai sul mio pianerottolo e mi azzerò in quattro e quattr’otto. Comunque non servì a riportarmi sulla retta via. Ero così fissata con i vampiri e con quel gruppo di ragazzi, che andai a vivere da loro quella notte stessa.”
“Vivere nel senso di condividere le stesse mura o…?”
“Sì, fu una semplice convivenza. Dean, il proprietario dell’appartamento, era benestante e mi rassicurò, dicendomi che avrebbe pagato lui tutte le mie spese, fino a quando non avessimo incontrato un vero vampiro. Così, pochi giorni dopo, iniziammo ad attuare il suo grande piano: aveva sentito dire che in città ci fosse un clan di vampiri molto antichi, potenti e ricchissimi. Ovviamente io gli credetti subito, figuriamoci! Pendevo dalle sue labbra. Secondo lui, se avessimo battuto a tappeto i club a più alto profilo vampiresco, avremmo sicuramente incontrato uno di loro. A quel punto, sarebbe bastato tentarlo con ogni mezzo.”
Guardò Alice dritto negli occhi, aspettandosi di vederla scandalizzata, invece lei sembrava solo perplessa.
“Immagino la tua sorpresa, quando hai conosciuti i Legionari e ti sei resa conto che i vampiri non sono degli assatanati!”
Gina lo confermò. “È stato uno choc. Li avevo sempre immaginati come creature senza controllo, senza freni, in preda a una continua libidine. Invece Gus non fa che scherzare, Lupus è un tenerone, Corvus sta sempre sulle sue e Luke… Be’, in effetti lui un po’ assatanato è!”
Risero insieme del povero Lucius, ma ad Alice non sfuggì l’omissione su Doc. Tuttavia non le parve strano, perché sapeva quante pagine del suo diario fossero incentrate sulla sua infatuazione per il medico e quanto lei si sforzasse di reprimerla.
“Quindi avete fatto il tour dei locali notturni?”
“Sì” rispose, tornando al dunque. “Per un paio di settimane circa. Poi loro ci hanno individuati.”
“Loro chi?”
“Il clan di cui parlava Dean. Ormai nell’ambiente si era sparsa voce che fossimo disposti a tutto, pur di assaporare l’ebbrezza del morso, così una sera, in un club del centro, uno di loro ci offrì da bere. Si chiamava Victor.”
Gina rabbrividì involontariamente al ricordo di quel vampiro alto, di una bellezza gelida e austera. “Aveva il contegno di un nobile, parlava come un gentiluomo d’altri tempi e noi galline cascammo subito nella trappola. Ci stupimmo di sapere che fosse venuto da solo, ma lui era troppo sicuro di sé per sentirsi minacciato da comuni mortali. Inoltre scoprimmo presto che era il reclutatore: trovava i prescelti, per dirla a parole sue, li assaggiava, ovviamente, per scoprire se fossero degni di essere introdotti nel loro mistico mondo e, quando la selezione era stata fatta, li conduceva al covo.”
“Quindi è lì che sei stata portata? In un vero covo?”
“Sì. Vivevano tutti assieme in questa villa diroccata, sperduta chissà dove… Per quanto mi sforzi, non riesco proprio a ricordare il luogo preciso! In ogni caso, sono convinta che fosse tutta una messinscena sai, del tipo drappeggi rossi davanti alle finestre per filtrare la luce del sole, quadri inquietanti alle pareti, bare sparse per la casa per il riposo diurno… Tutto fumo negli occhi.”
“E tu quando lo hai capito?” chiese Alice, temendo la sua risposta.
Un luccicone negli occhi marroni di Gina fu tutta l’eloquenza di cui ebbe bisogno.
“Oh Dio, mi dispiace tanto! Continuo a pensare che se avessi trovato il coraggio di avvisarti, ti saresti salvata!”
Gina si soffiò il naso. “E sbaglieresti. Quello che è successo è stata colpa di Dean, del suo gruppo di fanatici e anche mia. Soprattutto mia. Mi sono tuffata a piè pari nel buio: non posso avercela che con me stessa, se poi mi sono ritrovata piena di lividi e con le ossa rotte.”
“Qualcosa mi dice che non parli per metafore…” Al contrario, ricordava bene in quale stato l’avessero ritrovata.
“Magari! Purtroppo è così che è andata a finire. Victor ci morse tutti e sei, quella sera. Solo un breve sorso, per non impaurirci troppo e darci l’impressione di un rituale: noi eravamo i fortunati, quelli che più di altri meritavano un assaggio di vita eterna! Poi, la notte successiva, ci dette appuntamento in un altro locale e si presentò con Maurice. Il dongiovanni, il burlone della compagnia.”
“Ma almeno ce li hanno dei cognomi questi tipi?” domandò Alice. Così, se avesse voluto rintracciarli e farci due chiacchiere, avrebbe avuto un punto di partenza.
Con le mani, Gina scosse rabbiosamente la sua massa di riccioli, ormai quasi asciutti. “Macché. Con la scusa di tenerci al sicuro dai loro nemici, usavano solo i nomi di battesimo. Presumendo che non abbiano mentito anche su quelli e, purtroppo, non posso averne la certezza. Anche quella sera, comunque, si svolse come la precedente: Maurice ci assaggiò uno per uno, ci fece qualche domanda e infine ci dettero appuntamento per il venerdì successivo. Noi eravamo euforici, ormai non pensavamo ad altro! Ci prelevarono direttamente da casa nostra, salimmo su un furgone, ci incappucciarono e ci tolsero i telefoni. Io il mio non lo vedo da allora.”
“Deve essere stato terribile…”
Le labbra di Gina si piegarono in un sorriso amaro, colmo di rimpianti.
“No. Neanche allora avevo capito a cosa stavo andando incontro. Ero eccitatissima, avevo il morale alle stelle e l’idea di un inganno fatale non mi sfiorò neanche. Arrivati al covo, scoprimmo che c’era una festa, con dozzine di persone. Tutti fans dei vampiri e tutti che facevano a gara per mettersi in mostra, in ogni modo, nella speranza di essere scelti.”