“Non proprio” rispose. Seguendo il suo sguardo bramoso e poiché avvertiva con distinzione quali fossero i suoi bisogni inespressi, si avvicinò, facendo scricchiolare di nuovo le doghe di legno del letto. Qualcosa gli diceva che, entro la fine della nottata, avrebbero finito per spaccarle tutte. Divaricò le gambe, stendendole lungo i fianchi di Gina, in modo da offrirle un accesso privilegiato alle sue parti intime, quindi si rilassò all’indietro, sui gomiti. “Da un punto di vista tecnico, sì. Immagina che oggi sia Pasqua: ecco, io sono la sorpresa venuta fuori dall’uovo. Vedi, però, di non farti prendere per il naso, perché io ci sono sempre stato.” Incoraggiata dalla sua sfacciataggine, Gina allungò la mano sulle sue cosce nerborute e pelose. I muscoli si tesero, reagendo con prontezza

