SIEGFRIED-1

2020 Parole
SIEGFRIED PRIMA AVVENTURA Il sogno di Crimilde. «Vecchie leggende narrano fatti meravigliosi di guerre e di battaglie, di eroi forti e virtuosi, di giubilo e di feste, di gemiti e di pianto; di cavalieri arditi udrete meraviglie nel mio canto» In Burgundia cresceva una fanciulla tanto bella, tanto leggiadra, che in nessun paese ce n'era un'altra che la eguagliasse. Si chiamava Crimilde e era veramente un prodigio. Per causa sua molti eroi dovevano perdere la vita. Nessuno si vergognava di amare quella amabile fanciulla. Nessuno era verso di lei indifferente. Era a vedere bella oltre misura la nobile donzella. I costumi cortesi della giovinetta avrebbero ornato qualunque donna. Tre re, nobili e ricchi, la custodivano: Gunther e Gernot, guerrieri senza pari, e Giselher, il più giovinetto, uno scelto guerriero. La giovinetta era loro sorella, e quei principi vegliavano su di lei. I signori erano miti e di nobile stirpe, smisuratamente arditi e forti, cavalieri degni di stima. Il loro paese era chiamato dei Burgundi. Fecero cose meravigliose più tardi anche nel paese di Attila. I signori nella loro potenza abitavano a Worms, sul Reno. Molti superbi cavalieri dei loro paesi li servirono per tutta la vita con grandi onori, finché perirono miseramente per il litigio di due nobili donne. La loro madre si chiamava Ute, la ricca regina, e il padre Dankwart, che lasciò loro, morendo, tutta la sua eredità, e era stato un uomo forte, che anche nella sua gioventù aveva conquistato molta fama. Come ho già detto, i tre re erano forti e di alto animo; anche i migliori cavalieri erano loro sudditi, di grande forza e ardire, intrepidi in tutte le battaglie. Vi era Hagen di Tronje e suo fratello Dankwart, il rapido; il signore Ortwein di Metz; i due margravi Gere e Eckewart; Volker di Alzei esperto in tutte le arti; Rumold il capocuoco, uno scelto guerriero; Sindold e Hunold; questi signori dovevano occuparsi della corte e degli onori dovuti ai re. Avevano pure molti altri cavalieri, che non posso numerare tutti. Dankwart era maresciallo e suo nipote il signore Ortwein di Metz era siniscalco del re. Sindold era coppiere, un amabile cavaliere, e Hunold cameriere: essi si occupavano delle grandi cerimonie. Nessuno davvero potrebbe dare notizia piena dello splendore della corte, della sua potenza, della sua alta dignità, della cavalleria esercitata dai signori per tutta la loro vita con gioia. E ecco ciò che Crimilde sognò nel suo tempo più bello: Allevava un falcone selvaggio, bello e forte, due aquile lo sbranarono davanti ai suoi occhi; nessun dolore più grande avrebbe potuto soffrire sulla terra. Ella narrò il suo sogno alla madre, questa non poté spiegarglielo che così: «Il falcone che allevavi significa un nobile sposo, ma Dio lo guardi, altrimenti lo perderai presto». «Che mi parli di sposo, diletta madre mia? Io sempre senza amore trarrò la vita mia, voglio restare bella così sino alla morte; né mai per amor d'uomo soffrir pena o affanno forte». «Non dirlo troppo presto», la madre allor le dice, «sol l'amore d'uno sposo potrà farti felice, tu diventi assai bella; faccia il Signor che presto ti unisca a un cavaliere degno, d'animo prode e onesto». «Oh, madre mia», rispose, «cessiam questo argomento; l'amor porta alle donne solo angoscia e tormento; sempre vidi la pena unita con l'amore; voglio evitarli entrambi, così conoscer non potrò il dolore» Crimilde nel proprio animo si tenne lontana da amore, e così visse parecchi giorni felici, non sapendo nessuno che potesse piacerle come marito, finché non guadagnò con onore un ardito cavaliere. Era lo stesso falcone che aveva veduto nel suo sogno, di cui sua madre le aveva spiegato il senso. Che sanguinosa ricompensa diede ella poi ai suoi più prossimi parenti, quando lo ebbero ucciso! Per la morte di questo solo morirono molti altri figli di madri. SECONDA AVVENTURA Siegfried. A quei tempi cresceva nel Niederland il figlio di un nobile re (suo padre si chiamava Siegmund e sua madre Sieglinde) in una fortissima città, conosciuta in tutto il paese situato presso il Reno; la città si chiamava Xanten. Io vi dirò quanto era bello quel guerriero. Il suo corpo era assolutamente immune da qualunque danno. Più tardi divenne forte e famoso quest'uomo ardito. Oh, quanta gloria si acquistò nel mondo! Quel bravo guerriero si chiamava Siegfried. Egli visitò molti regni, mediante la sua forza indomita e con il suo braccio combattè con molti cavalieri. Oh, quali rapidi guerrieri trovò fra i Burgundi! Prima che l'ardito guerriero divenisse uomo, egli compì con la sua propria mano tali prodigi, dei quali sempre si parlerà e si canterà; molte cose al giorno d'oggi dobbiamo di lui tacere. Nel suo tempo migliore, nei suoi anni giovanili, molte meraviglie si potevano dire di Siegfried, quanto onore egli acquistasse, quanto egli fosse bello, per cui molte vezzose donne ne erano innamorate. Lo allevarono con la cura che si conveniva al suo stato, ma da se stesso guadagnava in buoni costumi e gentilezza; egli divenne un ornamento del regno di suo padre, tanto era compito in tutte le cose. Era dunque giunto in età di poter frequentare la corte. Tutti lo guardavano con compiacenza, molte donne e fanciulle belle desideravano che egli tornasse spesso vicino a loro. Molte l'amavano, e il giovane guerriero se ne accorgeva benissimo. Assai raramente il fanciullo cavalcava senza uno scudiero. Sua madre Sieglinde gli fece fare ricchi abiti. Molti saggi uomini, che conoscevano l'onore, si curavano di lui; perciò poté ben meritare i sudditi e il paese. Quando fu nella forza di poter portare armi, gli fu dato in abbondanza tutto quello che gli era necessario. Già pensava di chiedere qualche bella fanciulla; e ognuna avrebbe volentieri amato il bel Siegfried. TERZA AVVENTURA Come Siegfried andò a Worms. Il signore non aveva che ben raramente pene di cuore. Egli udì parlare di una bella fanciulla, che era dai Burgundi, fatta a meraviglia, dalla quale ebbe poi molte gioie ma pur molti dolori. Dappertutto si diceva della sua grande bellezza, e le ragazze vantavano agli eroi anche la nobiltà del suo animo; perciò vi erano sempre molti ospiti nel paese di Gunther. Ma per quanti fossero gli aspiranti al suo amore, Crimilde non era disposta a dire sì, e a sceglierne uno per suo caro marito: colui al quale presto si sarebbe sottomessa le era ancora straniero. Allora il figliuolo di Sieglinde pensò a questo nobile amore. Ogni altra donna era nulla per lui. Poteva ben meritare una così eletta fanciulla; presto Crimilde sposerebbe l'ardito Siegfried. I suoi amici e vassalli lo consigliarono di perseverare nella sua intenzione, e di chiedere la sposa; non avrebbe a vergognarsi della sua scelta. E il nobile Siegfried disse: «Io voglio prendere Crimilde, la bella figlia di re del paese dei Burgundi, per la sua grande bellezza. Lo so bene, anche al più potente imperatore che volesse sposarsi converrebbe l'amore di questa ricca regina». Il re Siegmund seppe questa notizia. Ne parlarono i suoi servi, così egli apprese la volontà di suo figlio. Gli spiacque altamente che egli volesse chiedere la magnifica fanciulla. Anche la regina, la nobile Sieglinde, lo seppe. Ella fu molto preoccupata per suo figlio; conosceva Gunther e quelli del suo esercito; entrambi si affannarono a distogliere, il cavaliere dal suo proposito. L'ardito Siegfried disse: «Caro padre mio, starei per sempre senza l'amore di una nobile donna, se non potessi scegliere secondo il mio cuore». E, qualunque cosa gli dicessero, egli rimase fermo nella sua decisione. Disse allora il re: «Se tu non vuoi lasciarti persuadere io farò con tutto il cuore la tua volontà, e ti aiuterò a riuscire con ogni mio potere. Re Gunther ha parecchi vassalli superbi, non fosse altri che Hagen, il guerriero. Nel suo orgoglio egli potrà eccedere, così che io temo che ce ne venga danno dal pretendere alla splendida fanciulla». «Che cosa ci può nuocere?», disse Siegfried, «se non l'otterrò con le buone, la conquisterò col mio forte braccio; conquisterò la gente insieme al paese». «Il tuo discorso mi dà dolore», disse re Siegmund, «se tale cosa si venisse a sapere là sul Reno, non potresti mai recarti nel paese di re Gunther. Gunther e Gernot mi sono ben noti. Nessuno potrà conquistare la fanciulla con la violenza; ma se vuoi proprio andare in quella terra con guerrieri, farò presto a convocare gli amici che abbiamo». «Non la intendo così», interruppe Siegfried, «non voglio che guerrieri mi accompagnino sul Reno in ordine di battaglia; mi sarebbe penoso conquistare in tal modo la splendida fanciulla. Voglio conquistarla da me, con la mia mano. Andrò con dodici compagni nel paese di re Gunther; aiutatemi a far ciò, padre mio, Siegmund». Allora vennero dati ai suoi guerrieri vesti grigie e vesti variopinte. Anche sua madre Sieglinde seppe questa cosa; ella cominciò a dolersi per il suo caro figliuolo. Temeva di perderlo per opera della gente di Gunther. La nobile regina pianse molto di ciò. Siegfried, il guerriero, andò a trovarla e parlò benevolmente a sua madre: «Signora, non piangete per amor mio; io andrò innanzi a tutti, senza timori. «Ma aiutatemi perché io possa far questo viaggio. Io e i miei cavalieri abbiamo bisogno di vesti che ci facciano onore, e io ve ne sarò sempre riconoscente». «Se non ti lasci persuadere», disse dama Sieglinde, «io ti accontenterò, o mio unico figlio, ti darò le vesti migliori che mai abbia portato un cavaliere, per te e per i tuoi compagni». Il giovane Siegfried le si inchinò riconoscente. Disse: «Non prenderò con me più di dodici guerrieri; forniteli di vesti. Vorrei proprio sapere qualcosa di questa Crimilde». E così parecchie belle donne lavorarono giorno e notte, senza che nessuna prendesse riposo, finché non ebbero finito le vesti per Siegfried, che non si lasciava smuovere dal suo proposito. Suo padre gli fece adornare la veste di cavaliere, che doveva portare partendo. Furono approntate le loro lucide corazze, e i forti elmi, gli scudi larghi e belli. Si avvicinava l'epoca del viaggio, e il marito e la moglie pensavano con affanno se i guerrieri sarebbero mai di ritorno nel paese. E ordinarono che fossero preparati le armi e le vesti. Belli erano i loro cavalli, e i fornimenti di oro rosso; nessuno era più splendido che Siegfried e i suoi uomini. Egli chiese il congedo per andare dai Burgundi. Il re e la regina glielo diedero tristemente. Egli li confortò amorosamente e disse: «Non piangete per ancor mio; non siate in pena per la mia vita». Addolorati erano i cavalieri; più di una fanciulla pianse; tutti nel cuore pensavano che avrebbero sofferto per la morte di cari amici. E avevano ben ragione di lamentarsi. Quando giunsero a Worms, il re si meravigliò di dove potessero venire quegli splendidi cavalieri, con le vesti così brillanti e con così buoni scudi, nuovi e larghi, e gli dispiaceva che nessuno sapesse dirglielo. Il signor Ortwein di Metz, forte e ardito, diede al re questa risposta: «Poiché noi non li conosciamo, comandate a qualcuno di chiamare mio zio Hagen, e li mostrerete a lui. Gli sono noti i regni ed i paesi stranieri. Se egli li conosce, ce lo dirà». Il re lo fece chiamare, lui e i suoi vassalli. Allora lo si vide venire a corte, splendido, coi suoi cavalieri. Hagen domandò al re perché lo avesse fatto chiamare. «Ci sono nella mia casa guerrieri stranieri, che nessuno conosce. Li avete voi forse veduti in paesi stranieri? Questo fatemi noto, Hagen». «Lo farò», disse Hagen, e andò verso la finestra, donde poté scorgere liberamente gli stranieri. Ben gli piacquero le loro armi e le loro vesti, ma non li aveva mai veduti nel paese dei Burgundi. Egli disse che da qualunque parte quei guerrieri fossero venuti fino al Reno, dovevano certo essere principi o messaggeri di principi. «Belli sono i loro cavalli, e buoni i loro abiti. Da qualunque paese vengano sono eroi di grande animo». Poi disse Hagen: «Per quanto io possa intendermene, io, in vita mia non vidi mai Siegfried, eppure sarei per credere, sia pur come si voglia, che quell'eroe che sta là così magnifico non sia altri che lui! «Egli reca novelle nel nostro paese. La mano di questo eroe ha abbattuto gli arditi Nibelunghi, i due ricchi figli di re, Schilbung e Nibelung, grandi prodigi ha fatto egli con la forza del suo braccio. Mentre l'eroe cavalcava, solo senza aiuti, io udii raccontare, che incontrò sopra un monte molti uomini arditi, presso al tesoro dei Nibelunghi; egli non li conosceva prima di allora. Il tesoro del re Nibelung era stato portato fuori dalle grotte della montagna.
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