II. Il sipario si alza

1343 Words
II. Il sipario si alza Arrivava la primavera con un’aria calda e fresca, annunciando incitanti vicende… Al lavoro Serena lasciava sempre aperta la porta del terrazzo, così si poteva inebriare con il profumo dei tigli in fiore. Molto spesso durante una pausa, si lasciava trasportare dal paesaggio esterno e tante volte, tra i fiori profumati degli alberi, compariva il viso di Gabriele… Aveva trovato su internet informazioni sufficienti: era sposato con una modella, aveva un figlio. Se lo doveva togliere dalla testa. Lo aveva rivisto al corso e più lo notava più in segreto le piaceva, non c’era niente da fare. La incantava con la sua modestia, non si dava per niente arie. C’era persino un’attrazione fisica: non era alto, né particolarmente bello, ma aveva qualcosa che a lei creava la famosa sensazione di farfalle allo stomaco. Sembrava un uomo semplice, che svolgeva il proprio mestiere con passione e raffinatezza. Nonostante ciò, aveva spesso quell’aria cupa. Una specie di rassegnazione mescolata a disperazione… Serena avrebbe voluto consolarlo, aiutarlo; decise di avvicinarsi a lui, visto che il suo atteggiamento amichevole la spingeva a vincere la propria timidezza. Per Pasqua Emilio aveva annunciato loro una gita. Non voleva ancora svelare niente, ma tra gli iscritti c’era anche Gabriele, e allora Serena si affrettò a confermare la propria partecipazione. Così avrebbe magari trovato il modo di parlargli… Tutto il giorno pensava alla gita che dovevano fare e a come si sarebbe avvicinata a Gabriele, quando all’improvviso arrivò alla scuola di televisione un nuovo “professore”. Era un giorno normale, ma Serena era in ritardo. Andreea non l’aveva lasciata andare via prima di finire tutto il lavoro e ce n’era parecchio. Corse dall’autobus alla metro, sotto la pioggia, sporca e bagnata dalla testa ai piedi, come se avesse fatto la maratona, una scarpa si era rotta e rischiava di rimanere senza… Una giornataccia. Finalmente, arrivò davanti all’edificio del corso, situato in pieno centro storico della città. Gettò l’ombrello al portiere e si affrettò a salire le scale, maledicendo il proprietario che non aveva pensato a installare un ascensore. Iniziò a correre sul corridoio poco illuminato… non c’era nessuno. Provò a guardare l’orologio, e in quel momento si urtò improvvisamente contro qualcuno che veniva dalla direzione opposta, altrettanto in fretta. L’impatto l’avrebbe fatta cadere, ma due mani forti la afferrarono giusto in tempo. Stralunata, Serena alzò la testa per chiedere scusa e fu colpita da due occhi scuri ed inespressivi come l’acciaio. L’uomo era alto, magro, abbastanza giovane e… la stringeva troppo. Aveva qualcosa che la intimidiva. Forse per colpa di quello sguardo così profondo, che sembrava vedere in un attimo tutto ciò che stava dentro alle persone. Dentro a lei. Serena ebbe un sussulto, perdendosi per un attimo in quegli occhi così intensi. Gli chiese ancora scusa con una voce rauca, si liberò dalle sue braccia e corse verso la sala dove si teneva il corso, rossa come un peperone. Ringraziò il cielo di non essere più costretta a incontrare il tizio dagli occhi strani del corridoio… Ma stavolta il suo desiderio non fu esaudito. Annunciarono un corso nuovo, un corso di teatro. Si vedeva che le ragazze iscritte sognavano, come Serena, di fare le attrici piuttosto che presentare il telegiornale. E quindi ci voleva un nuovo sperimento. Serena era contenta della sua libertà: le permetteva di provare nuove esperienze come quella. Era abbastanza ok: nove ore al lavoro, ma dopo poteva uscire e fare quello che voleva. Si poteva divertire. Abitava in un piccolo appartamento suo, e questa semplice cosa la rendeva felice. Durante l’università era stata costretta a coabitare con altre ragazze, era stato bello ma faticoso. Almeno ora godeva della propria libertà, poteva fare shopping, andare in giro, amava il verde e la natura ma anche gli spettacoli, i concerti, i ristoranti, tutto ciò che offriva una città come Milano. Per chi vive così potrebbe non sembrare un granché, ma Serena ne aveva passate tante da adolescente: il divorzio dei genitori era stato un trauma per lei, la sofferenza causata dal padre che se ne era andato un giorno senza poi neanche telefonare, la partenza all’estero della madre... l’angoscia di trovarsi sola nella capitale… Una città che le era sembrata orrenda, scura, crudele e sempre grigia, in cui non riusciva a ritrovare tranquillità, sonno, equilibrio. Con poche speranze e minimi requisiti Serena era comunque riuscita a finire l’università, a fare qualche amicizia e a trovare un posto di lavoro stabile, che non era il massimo ma le permetteva di avere una piccola fragile vita. Ed ora stava diventando persino piacevole: la ragazza si era promessa che non avrebbe mai più sofferto, che si sarebbe divertita e avrebbe vissuto con gioia. Tutto ciò però senza diventare una giovane alla ricerca di strani piaceri. Un corso di conduttrice e attrice ci voleva, per colorare un po’ la sua vita. Un’ eccellente occasione per divertirsi e fare nuove amicizie, magari trovare anche l’amore… Come precisato prima, entrò in scena un nuovo “professore”, stavolta un attore di teatro: Christian Raffaeli , uno dei più amati ed apprezzati della sua generazione, un “mostro” del teatro e del cinema italiani conosciuto anche all’estero. La ragazza aveva solo sentito il suo nome. Alto, moro, serio, sembrava un Johnny Depp in versione italiana, il pubblico femminile lo divinizzava. Aveva un carisma inconfondibile, non potevi fare a meno di accorgerti della sua presenza. Sapeva colorare ogni gesto, ogni parola, con quella voce che sembrava arrivare dal profondo del suo cuore. Serena ebbe uno shock quando riconobbe in lui… il tipo dagli occhi d’acciaio nelle braccia del quale era precipitata solo pochi minuti prima! Che personaggio... Sprigionava forza ed era così famoso che le “studentesse” si erano trasformate in bambole di cera non appena aveva messo piede nella sala… Ma Serena non era impressionata; non aveva visto né i suoi spettacoli né i suoi film e non gliene importava in fondo nulla. A conoscerlo di persona non le piaceva: aveva l’aria d’un uomo arrogante con quello sguardo freddo, razionale, indecente. Era esigente e agitato: tutto doveva svolgersi secondo i suoi ordini, tutto doveva essere perfetto. Sembrava un generale sul campo di battaglia... Serena non poteva quasi sopportarlo, aveva voglia di ribellarsi. Già al lavoro le toccava Andreea con i suoi ordini, non aveva certamente voglia di un nuovo capo… Si preannunciavano alcune nuvole tra loro. Al primo incontro il nuovo professore ordinò loro di descriversi a vicenda. Di lei disse che sembrava arrogante, superficiale, con la testa tra le nuvole. Ma come si permetteva??? Quindi l’antipatia era reciproca???! Serena rispose che era lui l’arrogante, il prepotente e il presuntuoso e che aveva sbagliato mestiere perché come attore non aveva intuizione psicologica. Eccetera eccetera eccetera. Gli disse insomma un po’ di tutto. Ebbe la piacevole sorpresa di vederlo ferito nell’amor proprio (doveva essere una cosa inusuale per lui, non tutte le ragazze cadevano quindi preda del tuo fascino, signor Famoso Attore!), mentre le colleghe la fissavano come se fosse impazzita. Meglio così, deve vedere che non sono una delle piccole oche noiose, pronte a tutto pur di ottenere un suo sguardo! Se lui è una star ed io una ragazza qualunque, non vuol dire che mi può giudicare senza conoscere. Non te lo permetterò - pensava Serena, architettando già un piano per farlo scendere dal piedistallo, il Signor Famoso Attore… per sempre. Se vuoi guerra, guerra sarà! pensò lei senza troppo entusiasmo. Non le piacevano gli alterchi. Con tali professori noiosi e prepotenti quel corso stava iniziando a diventare un fardello. Le sue parole le risuonavano in testa… Arrogante, superficiale… era quella l’impressione che la gente si faceva di lei? Christian Raffaeli l’aveva ferita. Ok, un’opinione diretta vale sempre tanto, ma... Era una ragazza completamente sola al mondo, combatteva come poteva, probabilmente lungi dall’essere perfetta. Aveva pagato un corso con i propri soldi per svagarsi un po’ e le dava dell’arrogante e superficiale. Ma era una ragazza libera, che male aveva fatto? Il mondo non sembrava giusto, per l’ennesima volta, Serena lo imparò sulla propria pelle.
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