VI
“Abbiamo un sospettato!”, il concitato tono di voce di Sergio Crema aveva fatto irruzione nella cornetta del telefono d’antan presente in casa Bernardini.
“Chi, George Bailey?”.
“No, signor Bernardini. Ci sono grosse novità”.
“State correndo se, da ieri sera a stamattina, siete arrivati a tanto”.
“Merito di una notte quasi insonne e di alcune verifiche del caso. Lei che programmi ha?”.
“Il giovedì solitamente faccio una lunga passeggiata all’interno del Valentino. Vuole raggiungermi lì?”.
“Ok, ci vediamo nel parcheggio di fronte al Teatro Nuovo poi facciamo due passi insieme”.
“Alla mia andatura, spero?”.
“Alla sua andatura, naturalmente”.
Il commissario Crema intuì, dopo pochi secondi dall’incontro con il critico, di non aver compreso il contenuto di quell’ultima considerazione telefonica. Lui aveva infatti pensato che l’espressione “alla mia andatura” facesse riferimento a un passo lento, riflessivo e non a un moto quasi frenetico, senza soluzioni di continuità. Almeno qualche grammo di quella pancetta che lo attorcigliava da sempre ne sarebbe uscito sconfitto.
“Ma va sempre così?”, domandò dopo qualche centinaio di metri.
“Gliel’avevo detto per telefono. Fino a qualche anno fa partecipavo anche alla Stratorino marciando, con discreti risultati cronometrici”.
“Marciava?”.
“Sì, mi ha sempre affascinato l’applicazione così metodica di una tecnica durante un’attività agonistica. Bisogna eseguire lo stesso gesto migliaia di volte e farlo nella maniera corretta”.
“Ah... Già”, della marcia al poliziotto non poteva, soprattutto in quel momento, fregare di meno, ma sapeva che se lo avesse fatto notare al suo compagno di camminata si sarebbe attirato una dose di malumore.
“Lo sa che il castello medievale non risale a quell’epoca?”, la domanda del critico partì spontanea mentre i due ‘podisti’ percorrevano uno dei viali limitrofi a quell’imponente struttura architettonica.
“Infatti, è stato costruito appositamente per l’esposizione universale del ‘61, pensava non lo sapessi?”.
“No, ma molti torinesi, soprattutto delle ultime generazioni, non lo sanno. Lo trovo estremamente grave. Stiamo perdendo il senso della memoria collettiva”.
“Viaggia tutto così in fretta, ormai”.
“Mettiamo al bando la nostalgia, adesso. Mi diceva che ci sono sviluppi importanti sull’omicidio della Morselli”.
“Sì, abbiamo scandagliato il mondo della Multivox e sembra che soprattutto la selezione del cast per il nuovo film abbia dato luogo a più di qualche polemica”.
“Strano…”, palesemente ironico.
“Nella scelta dell’attore principale c’è stato un piccolo contrattempo, definiamolo così”.
“Scommetto che Facelli si è sbilanciato con qualcuno sulla parte per poi fare retromarcia”.
“L’ha già fatto quindi?”.
“Sì, certe cose nel nostro ambiente si vengono a sapere. Chi è lo sfigato in questo caso?”.
“Sì, ma è solo una pista...”.
“Non vorrà tacermi questo nome”, arrogante come pochi.
“Si tratta di Giulio Bardi”.
“Giulio Bardi?”.
“Esattamente, penso lo conosca”.
“Devo dire che mi sorprende che Facelli abbia pensato a lui per un ruolo da protagonista di una sua commedia. Il Bardi è uscito dal grande giro da qualche anno. Risale infatti al 2008 il suo ultimo film di un certo livello. Poi si è solo più visto in qualche fiction televisiva, roba di poco conto”.
“Infatti, risulta anche a noi... Ma non possiamo fermarci?”, provò a proporre Crema mentre il critico accelerò il passo in vista di una delle salitine che ‘vivacizzano’ il percorso all’interno del Valentino.
“Alla sua età me la sarei divorata questa salita. Lei non si allena mai?”.
“Con due figli piccoli da guardare è già tanto che riesca a trovare il tempo per andare a pisciare, detto francamente”.
“Addirittura!”, esclamò il Bernardini mentre si fermarono per una breve pausa.
“Quando fai parte della mobile non esistono orari di lavoro fissi. Chi viene scelto per un lavoro del genere deve avere quella consapevolezza. ‘L’orologio mettilo in un cassetto e dimenticatelo’ mi ripeteva alla nausea un collega anziano durante il mio periodo di formazione quando gli domandavo cosa volesse dire far parte di quella sezione della polizia”.
“E lei lo ha fatto?”.
“Sì, altrimenti avrei già chiesto il trasferimento in un ufficio più tranquillo”.
“Tornando a noi, il Facelli avrebbe quindi promesso il ruolo da protagonista a Giulio Bardi?”.
“Sì, anche se poi ha cambiato idea e alla fine ha scelto Max Gavini per quella parte”.
“Lo credo, con Max Gavini, in questo periodo, il successo al botteghino è garantito. Si tratta di una grande occasione per la Multivox per spiccare il volo nell’olimpo delle major italiane”.
“Dalle notizie che abbiamo raccolto sembra che il Bardi non l’abbia presa proprio bene”.
“È normale dopo una delusione del genere. Probabilmente la considerava l’ultima occasione per ritornare in auge”.
“Sì ma la domanda è un’altra...”, provò ad argomentare il poliziotto prima di venire interrotto da Mario Bernardini.
“Può un evento del genere aver scatenato addirittura la follia omicida di quell’attore disperato? E poi perché si sarebbe rivolta, tale furia, verso la segretaria di produzione della Multivox e non, cosa piuttosto logica, verso il Facelli stesso?”.
“Esattamente”.
“Avete in mano qualcos’altro contro il Bardi oltre che un generico sospetto?”.
“Qualcos’altro ci sarebbe…”.
I due uomini arrestarono nuovamente il loro passo. Il commissario faticò a riprendere il controllo del respiro condizionato anche dalla crescente emozione. Era evidente che l’informazione che stava per comunicare al critico era di non poca importanza.
“E allora?”.
“Le iniziali di Giulio Bardi: G.B.”.
“Come George Bailey?”
“Come George Bailey”.
Il critico non disse nulla per qualche secondo e si diede del pirla per non averci pensato prima anche se, per troppo orgoglio, non avrebbe mai commentato quella circostanza ad alta voce. Poi, finalmente, parlò.
“Troppo semplice, troppo semplice”.
“Sapevo che avrebbe reagito così”.
“Non voglio entrare a gamba tesa nel vostro lavoro, ma la cosa mi puzza non poco. Sarebbe da idioti lasciare una traccia così evidente del proprio operato criminoso. Poteva annotare lì direttamente il numero della propria carta di identità e faceva prima”.
“È ciò che mi sono detto anch’io. D’altronde stiamo compiendo ulteriori verifiche. Da lei, però, volevo sapere se ritiene Giulio Bardi un soggetto in grado di compiere un gesto del genere”.
Mario Bernardini non rispose immediatamente perché il quesito che gli veniva posto aveva un enorme peso specifico e non intendeva dire qualcosa di avventato.
“Da ciò che ne so io si tratta sicuramente di un uomo impulsivo. Uno di quei soggetti da piazzate in pieno set e conseguente sospensione delle riprese. Gli è già successo più volte in passato. Ma non mi è mai parso un tipo rancoroso o vendicativo, almeno per come lo conosco io. Di certo, ma l’abbiamo già detto, aver perso quell’occasione lavorativa deve averlo condotto in uno stato di evidente frustrazione”.
“Sino al punto di…?”.
“Così in là non mi spingo. Quello è compito vostro”.
“Scandaglieremo la sua vita, questo è sicuro. E poi per quella sera dovrà pur fornirci un alibi. La dottoressa Bonamico è prudente, ma assai determinata al tempo stesso”.
I due uomini erano ritornati al punto di partenza di quel percorso investigativo-podistico. Sergio Crema era piuttosto affaticato mentre Mario Bernardini era fresco come una rosa.
Il commissario si congedò dal critico con una molle stretta di mano e con la promessa che lo avrebbe tenuto informato sugli ulteriori sviluppi di quel caso. D’altronde la collaborazione di quell’esperto di cinema si stava rivelando assai utile e il poliziotto confidava nella discrezione di un uomo che aveva fatto della propria riservatezza la sua ragione di vita.
E poi il tempo correva, ineluttabile…
Le pressioni dei mass media sulla polizia e sulla magistratura iniziavano a farsi piuttosto insistenti ed era necessario, per il bene di tutti, trovare un nome da dare in pasto sia alla giustizia dei tribunali, sia alla voglia di verità del mondo intero.