Adesso non vorrei proprio che rientrasse nei suoi appartamenti privati di là dal fiume, ho bisogno di averlo vicino, di sentirlo un po’ famiglia. Ho l’attimo di magone mentre m’infilo in dispensa a cercare le pantofole, perché il vuoto gattico è palpabile, non ci sono santi, ma Bartolomeo mi viene incontro sorridendo. Si vede che è contento e mi accorgo che vorrebbe alleggerirmi in qualche modo dal peso del mio lutto, ma contro quello non c’è niente da fare e lo sa. Tre minuti e sono già in pigiama e vestaglia. “Allora, raccontami tutto della borsa con la cocaina: mica vi capitano spesso quei colpacci lì! Una soffiata?”. “Ma che soffiata: una botta di culo, una storia incredibile!”. “E dai, dai, raccontamela, che intanto io metto su la tisana”. “Ma devo berla anch’io?”. “Ma chi se n

