Il fantasma

977 Words
Il fantasma Attraversa il giardino, chiude il cancello, si guarda in giro, il sole del mattino inizia a pennellare le montagne di fronte a lei. Jeans attillati, felpa blu, scarpe da ginnastica, zainetto rosso sulle spalle. Abbigliamento ordinario, nessuna firma. Ha sempre odiato le ragazze che se la tirano con vestiti firmati. Lei preferisce vestirsi con abiti acquistati al mercato o ai grandi magazzini. I suoi soldi predilige usarli per acquistare libri, per andare a cena con gli amici. La sua paghetta settimanale non è mai stata molto sostanziosa, ma non si è mai lamentata, anzi ha sempre avanzato qualcosa da mettere nella scatola di legno intarsiata della nonna, quella che aveva voluto dopo la sua morte e che ha sempre tenuto gelosamente nel cassetto della scrivania. Lì ci sono tanti ricordi, tanti biglietti e fotografie che ogni tanto Federica guarda con nostalgia. Ci sono i pensieri, le parole della nonna che sembrano uscire dalla scatola per avvolgerla nuovamente di tenerezze. Biglietti del treno, di entrata nei musei, nei parchi di divertimento. Ha sempre tenuto tutto, anche i biglietti della caccia al tesoro dei suoi dieci anni. Ma c’è un biglietto di cui è gelosissima e quando lo prende in mano usa la massima attenzione per non sgualcirlo: il biglietto del concerto di Emma, anzi i due biglietti, il suo e quello della nonna. Aveva nove anni, non era mai stata ad un concerto e tutta quella gente, quel frastuono l’avevano spaventata. Ma poi si era divertita tantissimo. Conosceva tutte le canzoni, si era messa a cantare a squarciagola assieme a tutte le ragazzine scatenate sotto il palco mentre la nonna la teneva per mano. Nella scatola ci sono anche i biglietti dei momenti più belli. Era un gioco che la nonna aveva inventato quando lei era ancora piccola: abbinare con una parola i momenti più belli ad ogni organo di senso. Ecco, pensa, la colazione con il nonno merita un bigliettino. Si ferma, chiude gli occhi, le sembra di sentire la voce della nonna: “rumore, profumo, sapore, contatto, immagine.” RUMORE “ Gorgoglio del caffè che sale nella moka” PROFUMO Richiude gli occhi. “ Caffè” IMMAGINE. “ Ciuffo grigio del nonno” SAPORE “ Fetta biscottata e miele” CONTATTO “ Il legno caldo del pavimento della camera e delle scale” SENSAZIONI “ Piacevolezza, tranquillità, calore” Dice ad alta voce. Sorride e riprende a camminare spedita attraverso una cittadina ancora dormiente che la ospiterà per alcuni mesi, anche se è già consapevole che il periodo sarà più lungo, che difficilmente mamma la porterà negli Stati Uniti. Ma a lei non dispiace. Sta bene con il nonno. Sorride, mentre ormai è giunta alla stazione. Alessia è vicino alla porta del bar, la testa china sul cellulare, dita che si muovono velocemente sulla tastiera. Le arriva alle spalle, le cinge la vita con le braccia. “ Ciao Alessia, eccomi qui, pronta per il mio primo viaggio in treno con la mia migliore amica.” Alessia si gira, mette in tasca il cellulare, l’abbraccia forte, la bacia e la prende per mano. “ Vieni, piccolina che ti accompagno al binario, attenta alla riga gialla.” Sono sedute sul treno, una di fronte all’altra. Il treno si è appena fermato alla stazione di Talamona, salgono diversi studenti che attraversano il corridoio in cerca di un posto. Uno, passando davanti alle due ragazze, dice: “ Ciao Alessia.” “ Ciao.” Poi si gira, i suoi occhi si fermano su quelli di Federica per alcuni lunghi secondi. Federica sente aumentare le pulsazioni, nessuno l’aveva mai guardata in quel modo. Uno sguardo incantevole, due occhi blu cielo. Si sente arrossire, con una mano sposta indietro i capelli, abbassa lo sguardo. Lui riprende a camminare e lei non può fare a meno di seguirlo con lo sguardo. Lo sta ancora guardando quando lui si gira e i loro occhi si ritrovano e si fermano per altri lunghi secondi. Poi lo vede scomparire nell’altra carrozza. Ma quello sguardo le rimarrà dentro per tutto il giorno. Federica diventa pensierosa, silenziosa, gli occhi bassi. Alessia le mette una mano sul ginocchio: “ Dico a te. Ti ho chiesto se hai iniziato a preparare la ricerca.” “ Ah, sì scusa.” “ Chi hai visto, un fantasma?” “ No, scusa stavo pensando.” “ Si chiama Samuele, ha 19 anni, frequenta il quarto anno della scuola alberghiera, non so se ha la ragazza, ma non credo, è molto simpatico, è mio amico su sss, ho anche il suo numero di cellulare. Vuoi sapere altro?” “ Di chi stai parlando?” “ Del fantasma che hai visto.” Ridono. Un messaggio sul cellulare di Alessia. Legge, sorride. Digita una risposta. Invia. Guarda l’amica, senza parlare per alcuni secondi. Poi: “Mi ha chiesto da che pianeta arrivi.” “ Chi? Soggetto?” “ Il fantasma, soggetto, mi, complemento di termine, ha chiesto, predicato verbale, devo continuare?” Federica ride, prende la mano dell’amica, l’accarezza. “ E tu tesoro, cosa hai risposto?” “ Da un pianeta bellissimo che si chiama amore.” “ Ma smettila, stupida.” Dice ridendo, schiaffeggiandole una mano. “ Ho risposto che domani mattina gli teniamo il posto.” Poi prende il cellulare, apre la pagina sss, digita il nome e cognome di Samuele. “ Vuoi vedere?” Dice porgendole il cellulare “Ha un mucchio di foto.” “ Ma dai, non mi interessa.” Poi ride, le strappa quasi il cellulare dalla mano e comincia a guardare. Le sue dita si muovono velocemente ingrandendo, sfogliando, ogni tanto spalanca leggermente gli occhi. Alessia la guarda, scuote la testa, poi le prende il cellulare, si muove sulle varie pagine. “ Hai visto? Relazione: single.” “ Avevo visto, mi raccomando non fare la stupida, non mandare messaggi, non dire niente, rimandiamo tutto a domani mattina.”
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