6. Tra le colonne spezzate e le lastre di pietra cadute aleggiava un nebbiolina sottile, nella luce grigia che precedeva l’alba. Due figure stavano in attesa vicino all’arco che portava alle rovine, avvolta in un tabarro nero la prima, in un ampio mantello verde scuro la seconda. Si trattava del conte Leander Latimer e del suo testimone, Eliphas Aura. «Detto tra noi, questo duello è ancora più ridicolo dei precedenti. Lo sai che Zeno impazzisce quando qualcuno parla male della troietta... perché insistere?» stava sussurrando il mago. Era un giovane alto, esile, elegante e molto stempiato, quest’ultimo dettaglio in parte nascosto dal cappuccio del mantello. «Perché mi dà sui nervi, Eliphas». L’altro uomo scosse la testa. «Non ti dà sui nervi. Ti piace duellare con lui. Ti dà filo da t

