La missioneFissammo i resti della nostra corda all’altra canoa, e ci sedemmo ad aspettare l’alba e a congratularci con noi stessi per la nostra fuga miracolosa, che sembrava davvero derivare più dal favore speciale della Provvidenza che dalla nostra cura o abilità. Alla fine l’alba arrivò, e non sono mai stato più grato di vedere la luce, anche se, per quanto riguarda la mia canoa, essa rivelò uno spettacolo orribile. Lì, sul fondo della piccola barca, giaceva lo sfortunato Askari, con la sime, o spada, nel petto e la mano mozzata che impugnava l’impugnatura. Non potevo sopportare quella vista, così, tirando su la pietra che era servita da ancora all’altra canoa, la legammo all’uomo assassinato e lo buttammo in mare, e lui andò a fondo, lasciando solo una scia di bolle dietro di sé. Ahimè,

