CAPITOLO IV Una rosa nella miseria Una ragazzetta, era ritta sulla soglia dell’uscio socchiuso; il finestrino della stamberga, dal quale incominciava ad apparire la luce del giorno, era proprio in faccia alla porta e rischiarava quel volto d’una luce scialba. Era una creatura sparuta, meschina e scarna, con una camicia e una sottana sulla sua nudità tremante intirizzita; alla cintura, una funicella e un’altra per pettine, le spalle aguzze che uscivan dalla camicia, un pallore biondo e linfatico, le clavicole terree, le mani rosse, la bocca semiaperta e storta, qualche dente guasto, lo sguardo losco, sfrontato e volto in basso, le forme d’una giovinetta non sviluppata e lo sguardo d’una vecchia corrotta; cinquant’anni e quindici; uno di quegli esseri deboli e orribili, che fanno fremere

