I rottami caduti dalla schiena dell’elefante sul suo ventre ne avevan colmato la concavità, di modo che vi si poteva camminar sopra come su un pavimento. Il più piccolo si strinse contro il fratello e disse a voce bassa “È buio.” Quella parola fece erompere in esclamazioni Gavroche. L’aspetto impietrito dei due marmocchi rendeva necessaria una scossa. “ Che m’andate contando?” esclamò. “Brontoliamo? Facciamo gli schifiltosi? Vi occorron forse le Tuileries? Sareste due scemi? Ditelo; ma vi avviso che io non faccio parte del reggimento dei fessi. To’! Sareste forse i figli del mostardiere del papa?” Una strapazzatina fa bene, nello spavento: rassicura. I due fanciulli s’accostarono a Gavroche. Questi, paternamente commosso da quella fiducia, passò “dal grave al dolce” e, rivolto al pic

