CAPITOLO I La solitudine e la caserma combinate Il dolore di Cosette, ancora tanto straziante e vivo quattro o cinque mesi prima, era, ad insaputa di lei, entrato in convalescenza. La natura, la primavera, la gioventù, l’amore verso il padre, la giocondità degli uccelli e dei fiori facevan filtrare a poco a poco, a goccia a goccia, giorno per giorno, in quell’anima così vergine e giovane, qualcosa molto simile all’oblìo. Il fuoco andava spegnendosi? O si andava coprendo sotto strati di cenere? Sta di fatto ch’ella non sentiva quasi più la puntura dolorosa e scottante. Un giorno, ad un tratto, ella pensò a Mario: “To’!” disse. “Non ci penso più.” In quella stessa settimana notò un bellissimo ufficiale dei lancieri, che passava davanti alla cancellata, vitino di vespa, un’uniforme inca

