Giungevano dall’abitato i suoni delle campane, gli spari della gara di tiro a segno, musiche lievi di fisarmonica: ma parevano irreali, come provenienti da un paese che non esisteva se non nella fantasia di lei, come i suoni che produce il ronzìo delle orecchie malate. Intorno non si vedeva nessuno, e la chiesetta pareva perduta nella solitudine più aspra dei monti. D’un tratto però ella ebbe come una allucinazione, o meglio le parve di sognare uno dei suoi soliti sogni. Un uomo vestito in colore del granito, stava seduto appunto su un macigno sopra l’orto, e quasi vi si confondeva: pareva dormisse, o fosse una delle parvenze illusorie che si disegnano sui profili delle rocce o sulle nuvole. Nuvole non ce n’erano, sebbene il cielo fosse lievemente velato dai vapori del caldo, di un color

