Capitolo II - Cucumis
Anno 1024 d.E.
«Per tutti gli dei, cos'è successo?» esclamò, inorridito, Kirsty. «Dove sono finiti tutti quanti?».
Un rumore molto simile a un'esplosione lo costrinse a voltarsi di scatto.
«Cazzo! Com'è possibile che si sia liberato?» urlò, attirando subito l'attenzione del demone.
Il monaco fece qualche passo all'indietro, inciampò nel corpo di una ragazza morta e all'improvviso qualcosa gli dilaniò le carni.
Kirsty urlò per il dolore e quando riaprì gli occhi vide gli altri seguaci di Nikha, che lo avevano circondato, allarmati.
«Va tutto bene, signore?» chiese, spaventato, uno dei più giovani.
«Presto, preparate un cavallo! Devo assolutamente conferire con il Re!» urlò l'uomo, madido di sudore.
«Re Karsiton VI la potrà ricevere tra qualche minuto» spiegò Nis, il primo ministro del regno di Anion. Era un uomo di mezz'età non molto alto, pelato e grassoccio.
«Non c'è tempo da perdere, la città è in pericolo» spiegò Kirsty, ancora trafelato. Il monaco era a capo dell'ordine di Nikha da quasi vent'anni, aveva superato la mezz'età da parecchi inverni, ma il fisico era ancora possente e i capelli corti erano quasi tutti neri.
«Si fidi, vedere la Regina in camicia da notte non è consigliabile... neanche per un uomo della sua levatura» commentò, acido, il primo ministro.
Kirsty arrossì. Erija era una delle donne più belle e profumate che avesse mai conosciuto e... In quel momento la porta delle stanze reali si aprì leggermente: era il segnale che potevano entrare.
Il ministro varcò l'ingresso per primo, seguito dal monaco e da due fedeli pretoriani.
«Cos'ha di così urgente il culto di Nikha da non poter aspettare i bisogni materiali del re? Quale futura rivelazione dovrò aspettarmi questa volta?» ringhiò una voce dalla penombra della stanza.
«Mi perdoni, maestà» balbettò Kirsty, inchinandosi verso il luogo dal quale aveva udito la voce. «La città è in pericolo» spiegò.
«Quale pericolo?» tuonò Karsiton, spazientito. L'uomo uscì dalla penombra a torso nudo; il fisico ancora prestante, nonostante non fosse più un ragazzo, mostrava diverse cicatrici riportate - evidentemente - in battaglia. Lo sguardo era fiero e la mascella ancora contratta per non aver concluso quel rapporto tanto agognato con la Regina.
Il monaco capì lo stato d'animo dell'uomo e si mise in ginocchio.
«La prego, mio sire, è molto importante... la scongiuro» piagnucolò.
«Parla in fretta, non ho tempo da perdere con te» ruggì, sovrastandolo.
«Una visione, vostra maestà. La città verrà distrutta, deve credermi» balbettò.
«Spiegati meglio, quando accadrà e come?».
«Il primo giorno della festa del cocomero, mio signore. Distruzione e morte ovunque».
«Come accadrà?» chiese, furibondo.
«Non lo so, deve credermi. Qualcosa distruggerà tutto, moriremo tutti» piagnucolò.
«Ma io ti credo» sibilò, incrociando le braccia. «Ora tutti fuori dalle mie stanze, ricompensate il vecchio e fate rientrare la Regina Erija» urlò, imbestialito.
Per proseguire la storia devi compiere una scelta!
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Capitolo III - Il Consiglio del Demone
Torcia in mano, scendi le scale consunte che portano al tuo rifugio segreto, il tuo sancta sanctorum.
A ogni passo, l'aria si scopre più fredda. A ogni passo, ti divampa nel cuore una crescente determinazione.
Ci siamo, le candele al dragonisto che ti sei appena procurata sono l'ultimo degl'ingredienti che servono al rito. Raggiungi l'umida sala circolare e le disponi in cerchio. L'antico grimorio è sul leggio. I prigionieri sono legati e appesi ai ganci come maiali in macelleria, sedati che paiono morti. Una piccola quantità del loro sangue è servita a preparare la miscela solforosa con la quale tracci ora le rune sul pavimento. Lo fai lentamente, con precisione.
Puoi ancora decidere di fermarti.
RINUNCI
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