2. Due

1940 Words
Due Sasha Una volta che fui abbastanza calma mi guardai intorno nell’appartamento. Era più grande di quanto mi aspettassi, almeno cinque volte le dimensioni del nostro soggiorno a Glasgow. Quando finalmente notai il panorama, mi si bloccò il respiro. Stavo guardando direttamente il mare selvaggio che si estendeva all’orizzonte. Venendo qui mi aspettavo che l’appartamento fosse più tradizionale, con un sacco di disordine e mobili vecchiotti, ma era tutt’altro. Le pareti erano dipinte color magnolia. Pavimenti in parquet. Una cucina con piani di lavoro nero lucido e piena di elettrodomestici moderni. La mia rabbia fu lentamente sostituita da una gioia infinita. Stavo per avere il miglior periodo della mia vita lì, lontana dalla mia stanza di merda a Londra. Rimasi a bocca aperta mentre camminavo in giro, stentando a credere che quel posto fosse di mia madre. Non voleva tenerlo, ma dovevo portarla qui almeno una volta e mostrarle cosa si stesse perdendo. Andai sulla terrazza e feci scorrere la porta. Stavo pensando che non poteva andare meglio di così, quando accadde. Il terrazzo era quasi delle dimensioni del soggiorno, si estendeva per l’intero piano con una splendida vista sul mare e sui terreni. Tremando per l’eccitazione, andai alla balaustra e mi guardai intorno. Era estate e il sole scottava. Joey aveva dei lettini e mi vedevo già sdraiata lì a sorseggiare un cocktail. Stavo per allontanarmi per controllare la camera da letto quando sentii le grida di qualcuno. I rumori stavano venendo dall’altro lato dell’appartamento. “Sì, piccola! Ti piace selvaggio, vero?” Conoscevo quella voce. Il mio vicino scozzese di poco prima. Quel cazzone arrogante si stava scopando la ragazza. Naturalmente il mio appartamento era vicino al suo e potevo sentirlo abbastanza chiaramente. Per una frazione di secondo ebbi l’impulso di correre alla porta accanto e bussare per dirgli di abbassare la voce, ma in qualche modo mi trattenni. Non volevo dargli soddisfazione. Il giorno dopo avevo intenzione di presentare un reclamo formale alla direzione per il suo comportamento. Tornai dentro e controllai le due camere da letto. La camera da letto principale aveva una cabina armadio, e sembrava che potessi accedere alla terrazza da ogni stanza. Era fantastico. In soggiorno c’erano varie foto incorniciate. Non riconobbi nessuno in esse ma supposi che l’uomo più anziano fosse Joey Mitchell. Era morto per un attacco di cuore tre mesi prima. Tutti i suoi effetti personali erano ancora nell’appartamento. Il mio primo lavoro sarebbe stato quello di imballare tutto, venderlo o darlo in beneficenza. I mobili erano moderni e in eccellenti condizioni, così avrei potuto fare un accordo con chiunque avesse comprato questo posto. Sembrava che a zio Joey fosse piaciuto viaggiare. Aveva sessantasei anni quando era morto. Mi ricordava un poco mio nonno: basso e tarchiato con quel grosso naso. Le lacrime mi inumidirono gli occhi mentre i ricordi di nove mesi prima mi annebbiavano la mente. Scrollai la testa. Era il momento di dimenticarmi del passato e ricominciare. Il mio primo turno all’ospedale sarebbe cominciato tra un paio d’ore. L’agenzia si accontentava di darmi due o tre turni a settimana. Mi piaceva avere i miei soldi e per il momento non avevo bollette da pagare. L’avvocato mi aveva detto che Joey era stato molto bravo con le sue finanze. Aveva pagato tutte le utenze e tutto il resto per l’anno successivo, quindi ero fortunata. Tornai nel corridoio e presi le scatole con i miei averi. Gran parte delle mie valigie erano a Glasgow. Avevo preso quello che potevo dalla mia stanza a Londra e l’avevo infilato nelle scatole. Quello scozzese sexy dell’appartamento di fronte si era preso il mio perizoma preferito. Cielo, lo odiavo. Scelsi la camera da letto più grande per me. Il giorno dopo avevo intenzione di svuotare gli armadi. Mi aspettava un turno notturno di dodici ore, quindi avevo bisogno di rilassarmi prima che l’orologio battesse le sette. Dexter Penny sapeva che non ero me stesso mentre la scopavo. Era venuta un paio di volte, aveva urlato che la mia verga era fantastica, ma stavo già scivolando di nuovo nell’umore noncurante del dopo averlo fatto. La mia mente stava correndo fin dal mio incontro con Barbie là fuori e non era un bene. “Assicurati di chiudere la porta dietro di te,” dissi dopo, mentre eravamo sdraiati sul letto ansimando. Tolsi il preservativo e lo buttai nella spazzatura. Appoggiandosi sul gomito, mi guardò come se stessi parlando in un fottuto cinese. “Cosa? Vuoi che me ne vada? Pensavo di rimanere per la notte.” “Odio ripetermi. Tu non rimani. Ho delle cose da fare,” abbaiai, fissando il soffitto. Sentii qualcuno alla porta affianco, che apriva e chiudeva i cassetti. Cazzo, erano passati mesi da quando Joey era morto. Era snervante sentire di nuovo qualcuno dall’altra parte del muro. Non riuscivo a credere che non fosse più in giro. La sua morte aveva aggiunto solo altra confusione alla mia vita. Sentii le mani di Penny sul petto. Le stava spostando in basso verso il mio pene, prendendomi lentamente in giro, quando io volevo che se ne andasse. Mi stava diventando di nuovo duro pensando a quella Barbie alla porta affianco. Era ora di chiamare Ronny per scoprire chi fosse e che diavolo ci facesse nell’appartamento di Joey. Presi la mano di Penny mentre stava per afferrarmi le palle. I suoi capelli scuri erano sciolti e scendevano sulle sue tette nude. Mi odiavo al momento, mentre sentivo la pressione che saliva nelle spalle. Cazzo, non avevo bisogno di sentirmi di merda in quel momento. “Conterò fino a cinque e ti voglio fuori di qui,” dissi, fissandola e socchiudendo gli occhi, ma lei fece una risatina mentre mi accarezzava lo scroto, ovviamente senza prendermi sul serio. “Dex, non essere così cattivo. Voglio succhiartelo,” mormorò. “Uno.” “Oh, andiamo, ci stiamo divertendo. Rimango sempre per la notte. È la nostra routine.” “Due.” Era infastidita ora e sentivo la rabbia che si spingeva attraverso di me più veloce che mai. Lottai per spingere via quel pesante umore di merda che mi stava avvolgendo. “Tre.” “Dex, sono ancora arrapata.” “Quattro,” contai. “Leccami, Dex.” “Cinque!” ruggii e saltai fuori dal letto, senza pensare affatto. Mi rimisi i boxer, afferrai Penny e cominciai a trascinarla per tutto il mio appartamento, senza curarmi minimamente se le stessi facendo male o meno. Era ancora nuda, ma a quel punto non me ne fregava un cazzo. Stavo lentamente perdendo la testa. Stava urlando, chiamandomi con ogni tipo di appellativo. La buttai fuori nel corridoio vuoto e chiusi la porta dietro di me. Cominciai a raccogliere alcuni dei suoi vestiti, mentre il mio cuore batteva all’impazzata. Avevo bisogno di sballarmi in fretta, altrimenti qualcuno sarebbe morto o si sarebbe fatto male. Aprii la porta e le gettai i vestiti addosso. “Dex, sei orribile. Non ho nemmeno un passaggio,” gridò Penny e cominciò a rivestirsi. Già, non pensavo che volesse sfilare nuda per il complesso. La porta accanto si aprì e Barbie fece capolino, guardando me e poi Penny. Dovetti fingere che non mi importasse che stava lì a guardare la scena. “Penny, ti ho fatto venire cinque volte oggi. Smettila di piagnucolare. Ci vediamo tra una settimana.” “Va’ a farti fottere.” “Già fatto.” Ridacchiai e fissai gli occhi su Barbie, che era ancora lì in piedi e sembrava preoccupata, probabilmente per il bene di Penny. Socchiusi gli occhi e poi sbattei la porta dietro di me, afferrandomi la testa e aggrovigliando i capelli. Non era Joey. Era una qualunque ragazza del cazzo di cui non avevo bisogno di sapere niente. Per circa un minuto non riuscii a raccogliere i miei pensieri. Era come se la mia testa stesse per esplodere. Sapevo cosa stava accadendo, e dovevo calmarmi prima di fare qualcosa di cui mi sarei pentito più tardi. Chiamare Jack non era un’opzione. Aveva le sue storie di cui occuparsi. Poi sentii Penny urlare. “E non tornerò mai più, stronzo egocentrico!” Sarebbe tornata: adorava la mia verga. Raggiunsi il bancone della cucina e cominciai ad agitare le pillole che dovevo prendere. Alcune erano buone. Il mio fornitore sapeva come ottenere certe cose che aiutavano con qualsiasi cosa stesse succedendo dentro di me. Oggi ero arrabbiato, livido, e il mio polso correva come un’auto su un’autostrada. Ieri stavo benissimo. Avevo finito una tonnellata di progetti ed ero andato a fare spese. Nonostante quello, non avevo idea di cosa mi avrebbe portato il domani. Il mio umore oscillava da qualsiasi parte soffiasse il vento. Buttai giù qualche pillola e tornai sul divano. Raccolsi il resto dell’erba che avevo e cominciai a rollarla. Le acque scure mi stavano soffocando, avvolgendomi, e non potevo respirare. La mia rabbia stava salendo e dovevo darmi una cazzo di calmata. Mi sdraiai e accesi la mia canna, pensando al mio povero Pap. Non visitavo la sua tomba da un po’. Il mio stomaco si rivoltò, così feci qualche boccata profonda. Pillole, erba e sesso… tutte quelle cose aiutavano ma non erano mai abbastanza. Mamma era preoccupata per me, tutte quelle telefonate, ultimamente. Non sapeva di essere stata lei ad uccidere papà. Lui non aveva avuto scelta e si era impiccato. Il suo amore per lei lo aveva ucciso, ma era un uomo debole. Io non ero come lui. O almeno, andavo a letto con tutte, scopavo con chi potevo e non mi ero mai fatto coinvolgere emotivamente. L’amore era per i perdenti. La pressione nella mia testa diminuì mentre le medicine facevano effetto. Ero di nuovo insensibile per un po’, non mi sentivo più in trappola. Sarebbe stata una lunga serata. Joey era solito venire a tenermi compagnia quando non avevo una donna in casa. Era un brav’uomo, sempre ad ascoltare i miei problemi senza senso. Non aveva idea di essere d’aiuto. I dottori non potevano aiutarmi, nessuno poteva. Ogni giorno avevo bisogno di una distrazione diversa per andare avanti. Dopo che mio padre si era ucciso, mi ero diplomato e avevo preso una laurea in economia, mi ero arrabbiato, avevo spaccato qualche mascella, bevuto troppo e alla fine, dopo qualche notte in prigione, avevo deciso di rimettermi in sesto. Avevo investito del denaro in proprietà. Avevo cominciato con piccoli progetti, monolocali e appartamenti, poi ero passato alle case. Ben presto avevo i primi profitti in tasca. Mi ci erano voluti otto anni per arrivare dove ero ora. Avevo comprato il complesso Grange per delle noccioline e speso un sacco di soldi per trasformare quel rottame in appartamenti di lusso. Avevo più debiti di quanti ne potessi immaginare ma avevo abbastanza anni davanti a me per pagarli. Ogni anno cercavo di investire in qualcosa di nuovo. Dopo la morte di papà mi ero sentito isolato, perso. Era la persona a cui aspiravo assomigliare, finché non aveva deciso di impiccarsi. Le donne erano attratte da ragazzi di successo come me. All’improvviso avevo un sacco di soldi. Pensavo che un sacco di soldi potessero rendermi felice, ma la vita non funzionava così. Mi sentivo ancora sempre giù, così mi scopavo tutte le donne che potevo per affrontare qualsiasi inferno stessi attraversando. Non volevo essere schiavo dell’amore del cazzo, così sostituivo le donne che non capivano cosa stessi cercando non appena ne avevo la possibilità. Finalmente, dopo un’ora mi sentii abbastanza insensibile da non sentirmi più una merda. Misi lo spinello nel posacenere e andai in cucina a prendermi un whisky. Era rimasta solo mezza bottiglia, ma era abbastanza per rimettermi a dormire, per liberarmi del dolore crescente che continuava a tormentarmi da giorni.
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