29Vorrei ancora parlare, se non le dispiace. Solo ora mi accorgo del potere taumaturgico della parola. Quattro stanze una dentro l’altra, con certe finestrelle che si affacciavano su un giardino, ma piccolo, e su un fico. Leggermente storto, come se facesse fatica a sopravvivere. Pareti intonacate di bianco, scaffali carichi di libri e riviste, il tavolo da lavoro appoggiato alla finestra. Sul tavolo: una Olivetti portatile, due risme di carta, un barattolo di caffè come portamatite, la foto di una giovane donna dallo sguardo accigliato. La moglie, probabilmente. Pensò: qui Giuseppe lavorava e scacciò immediatamente l’immagine del suo corpo steso sul tavolo anatomico... Un corpo contorto, pensò e distolse gli occhi. Odore aspro di formalina e di detergente, luce impietosa sui capelli ro

