«Ciao, J. H. Bel tempo, eh?» J. H. si accomodava sulla poltrona vuota. «Si sente odore di primavera», osservava, se si era ad aprile. Quindi riaccendeva un sigaro spento che teneva sempre in mano e sembrava incorporato a questa, una specie di pollice mobile. «Sono stato su quest’oggi, a vedere che cosa fanno gli svedesi», incominciava magari Dillon. «Sono sempre loro i primi a cominciare. La terra non la lasciano riposare un attimo. Basta che ci sia una goccia di umidità, ne approfittano subito». «Sono bravi contadini, gli svedesi; ma non mi piace quel loro sistema di far lavorare nei campi anche le donne». «Se alle loro donne piace! Così si usa nel Vecchio Mondo; le donne ci sono abituate e non se ne lamentano». «Può darsi, ma a me non piace», insisteva Trueman con uno sbuffo poco d

