Capitolo tredici Maxim Prendemmo un volo pomeridiano per Chicago; era sera quando scendemmo dal taxi per tornare al Cremlino. Ero decisamente allegro, lontanissimo dall'umore che avevo quando ero salito sull'aereo il giorno prima per inseguire la mia sposa in fuga. Non ero così sciocco da credere di aver vinto, ma stava sicuramente diventando più docile. O forse ero abbastanza sciocco da crederci solo perché finalmente mi ero fatto una scopata. Sapevo che il sesso poteva trasformare gli uomini in idioti: Ravil ne era stato il primo esempio, quando una notte aveva rapito la sua donna incinta. Prendemmo l'ascensore per l'attico, dove beccammo Oleg che usciva dalla porta con addosso la colonia di Nikolaj. «Che fai?» chiesi. «Vai a sentire la tua ragazza suonare?» Fece un cenno appena pe

