26. Parigi Alle luci abbaglianti dell'aeroporto si sommavano quelle festose degli addobbi natalizi. Giorgio attraversò i corridoi del Charles De Gaulle quasi correndo, anche se non c'era nessuna valida ragione per farlo, visto che non si sarebbe presentato a casa di Agata all'una di notte. Il volo era in ritardo di un'ora e l'unica cosa da fare era aspettare la mattina o almeno l'alba. Il buio punteggiato di lampioni e fari d'auto colpì Giorgio insieme al freddo di quella notte parigina. Chiamò un taxi e si fece accompagnare all'hotel che gli aveva indicato Andrea, prese una stanza e si sdraiò sul letto. Si levò solo le scarpe, non si svestì nemmeno. Rimase lì a fissare il soffitto, contento di essere mille chilometri più vicino ad Agata. Mille chilometri e qualche ora. Il soff

