II MONFORTE... QUARAN... «Pronto!» De Vincenzi era andato a sedersi al tavolo ed aveva afferrato il ricevitore. Aurigi gli voltava le spalle e fissava il calendario. «Sì, Squadra Mobile... Sono io... Ciao, Maccari... Di’ pure... No, aspetta...» Prese una matita e tirò a sé sul tavolo un blocco di carta. «Dimmi ora, che scrivo... Bene... Monforte... quaran...» La voce s’interruppe e De Vincenzi continuò a scrivere in silenzio. Aveva represso a fatica un sussulto e il suo sguardo era corso rapido e terrorizzato a Giannetto, che gli voltava sempre le spalle. Poi aveva riabbassato il capo sul foglio di carta. Per un momento era stato come se un gran vuoto gli si fosse fatto nel cervello; ma aveva subito vinto lo smarrimento e, quando tornò a parlare dentro il cornetto, la sua voce suonò

