28.Le scale di Villa Pastrone erano un boa sussultante dal corpo scarlatto. Susanna dovette tenersi a Dario per non essere inghiottita nelle sue spire. Si ritrovarono all’improvviso nel salone della festa. La musica era alta e gli ospiti, stravaccati un po’ ovunque. Nell’aria odore di hashish, di frutta matura e di vino pregiato: la bellezza al principio della sua decadenza. Tutto era fastosamente corrotto e le crepe erano ovunque, sugli stucchi e sulle statue, ma anche sui corpi e sulle maschere. Carlotta, imprigionata nella parete, le rivolse un sorriso malinconico, mentre al suo fianco il mostruoso Baron, con il suo ghigno sardonico, premeva per uscire dalla tela. Accanto al demone, il ritratto di Susanna faceva bella mostra su un cavalletto. Si fermò a osservarsi, in silenzio: il cor

