Epilogo. C’erano sette ore di differenza, tra New York e Tel Aviv. Mi chiamava quando da me era mattina e da lui primo pomeriggio. Bill lo guardava nel monitor del computer e non so se lo vedeva, ma muoveva la coda come per salutarlo. Come in fondo sapevo, Asher non era tornato con me. Sapevo che se i suoi figli gli avessero dato un’altra possibilità, per quanto piccola, lui non sarebbe tornato. Era giusto. Non pensavo che avrebbe dovuto sacrificare ancora una volta quel rapporto. Per me, poi. Non aveva alcun senso. E mi mancava, mi mancava come mi mancava l’Africa, forse appena di meno, forse appena di più, ma sapevo che stava facendo la cosa giusta. In quanto a me, per quanto mi fossi sforzata, Brooklyn non era mai diventata casa mia. Era un’altra cosa che avevo capito subito. Il ci
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