XVIILa convalescenza del piccino fu lunga: al principio di aprile andammo, noi due soli, a passare alcuni giorni a Nemi: nel verde rinascente dei boschi la creatura amata riacquistò finalmente tutta la sua vivacità. Dolcezza ineffabile di quella nostra solitudine dinanzi alla piccola conca glauca e silenziosa del lago! Gli occhi di mio figlio, dopo la malattia, parevano ancor più profondi e pensosi; il sorriso esprimeva una tenerezza più vibrante. Egli era ormai entrato nella fanciullezza, ormai i ricordi dovevano cominciare ad imprimerglisi nel cuore. Per lui, per lui!... La coscienza della mia dedizione, ora ben lucida, mi avrebbe sorretta? Mi riposi al lavoro. Tutte le mie colleghe mi avevano dimostrato pietà e cortesia eccezionali, e tanto l’editore quanto la direttrice erano stati in

