IITranne qualche sporadico caso di ‘nera’, Alassio era ed è un posto molto più tranquillo del Bronx, pertanto poteva capitare che si susseguissero settimane intere senza che accadesse nulla di serio, però in commissariato non si giocava a freccette. O meglio, magari qualcuno sarebbe stato anche contento, ma al dottor Rebaudengo non sarebbe piaciuto. Così ci si dedicava alla carta. Si organizzava il lavoro, ci si portava avanti sbrigando quelle pratiche di tipo burocratico e amministrativo che si sapeva già, si sarebbero trascurate nei periodi in cui il lavoro sarebbe inevitabilmente arrivato e cioè i periodi di vacanza – quella degli altri – con gli incidenti, i furti, le risse, le rapine, le denunce per violenze di vario genere e, senza arrivare all’‘ammazzatina’ come diceva Montalbano, magari l’accoltellata ci poteva anche scappare.
Si pianificavano i turni, ferie comprese, si andava a spulciare in qualche situazione sospesa con poca soddisfazione, si mantenevano i contatti con gli informatori, si domandava un po’ qua e un po’ là per sapere che niente di veramente importante bollisse in pentola sfruttando l’aria sonnolenta, ci si faceva vedere in giro, tanto per ricordare a certa gente che la polizia c’era ancora e, appunto, non giocava a freccette.
Ed in uno di questi periodi di bonaccia, Ardelia arrivò un tardo pomeriggio in ufficio, sventolando un invito per l’inaugurazione di una nuova galleria d’arte e antiquariato. Bartolomeo le sventolò sotto il naso analogo invito, ricevuto in qualità di dirigente del commissariato.
“Quindi siamo vips!”, dichiarò Ardelia, calcando sulla esse finale, “O meglio, anch’io sono vip, tu è già più normale, o no? Non sapevo che alle inaugurazioni delle gallerie d’arte e antiquariato invitassero anche i frugamorti!”.
“Se è per questo invitano ogni sorta di personaggi ritenuti influenti secondo la fantasia popolare”.
“Il medico legale? Ma fammi il piacere, io penso che la gente si tocchi le palle soltanto a sentirlo nominare! È quello subito prima del becchino!”.
“Forse un tempo, ma le mode cambiano. Adesso c’è CSI e NCIS, c’è la serie tv che si occupa di quelli che spariscono e poi di quelli che son morti trent’anni fa, prima degli studi sul dna, e non dimenticarti i profiler che hanno capito tutto delle menti criminali. Così anche le comari son diventate competenti, sarà una competenza televisiva, ma a loro basta per sentirsi a proprio agio tra gocce di sangue e pennelli per le impronte. E il medico legale, con il suo macabro grembiule di plastica diventa ‘personaggio’, va invitato alle inaugurazioni, se non altro per vedere che faccia ha. La curiosità cresce se si tratta di una donna come nel tuo caso, aggiungi il legame sentimentale con un commissario, e non li fermi più, devono per forza studiarti un po’. Così ti onorano di un invito ad una di queste menate da buona società. Adesso è più chiaro, dottoressa?”.
Ardelia rimase in silenzio rigirandosi l’invito tra le mani con aria dubbiosa. Poi lo posò sul mobile accanto a testi sacri di legge e faldoni di pratiche con i loro legacci rossi e si dedicò ai modellini delle automobili della polizia messe in bella mostra.
“Tu te le ricordi ancora quando le vostre macchine erano verde oliva come questa?”.
“Certo che me le ricordo, ma forse più per telegiornali e telefilm che non per esperienza personale: sai a Ceva, tra boschi e campi coltivati non è che girasse tanta malavita. Adesso anche lassù c’è più movimento, facce nuove, un po’ d’immigrazione, per la maggior parte brava gente, ma qualche testa calda c’è, poi ci sono quelli sospettosi e un po’ xenofobi. Ultimamente s’è anche arricchito il campionario delle tossicodipendenze, dilettanti rispetto alle grandi città, ma qualche grana la danno. E poi tieni conto che la mania di andare in discoteca a casa del diavolo è più radicata lassù che in riviera, quindi conta anche le tragedie della domenica mattina, quando ’sti deficienti si stampano contro qualsiasi cosa ferma o in movimento: muri, platani, semafori, fontane, auto in senso opposto, trebbiatrici, e mettici ancora quello che ti suggerisce la fantasia”.
“Insomma a Ceva sono arrivati i mali della modernità?”.
“Sì, ma ci sono anche quelli vecchi della campagna, la sofferenza mentale, l’alcolismo, la solitudine, le risse in famiglia, hai in mente Pavese?”.
“Sì, ho in mente… Il fatto è che gente come noi, abituata ai casini, tende a pensare che la provincia cuneese sia una specie di isola felice, dove vivono persone un po’ ingenue, o no?”.
“Fondamentalmente tonte, vuoi dire?”.
“Mmmh… Sì, magari… ma poco, solo un po’…”, rispose lei incerta se continuare o no verso quella pericolosa deriva.
“A parte che lì ci sarebbe da aprire una parentesi infinita, e non ho voglia di entrare in polemica. Rimanendo in argomento: tu pensi che i tonti siano incapaci di delinquere?”.
Ardelia ci pensò un attimo su.
“No, non lo credo, non credo proprio che esista una comunità umana immune al male… È solo che il tonto sembra sempre un po’ più candido degli altri… Esistono i delinquenti tonti?”.
“Certo che esistono e ti dirò, in confidenza, che sono i migliori!”.
“Perché i migliori?”.
“Perché sono i più facili da prendere. Tornando al discorso di prima, posso concederti che dalle mie parti la gente sia forse più ingenua che in altre province del nostro Bel Paese, che ci sia quasi una mancanza d’immaginazione della frode, del crimine, una consolidata abitudine alla norma, magari di ascendenza sabauda, ma i tempi stanno cambiando anche lì, e non in meglio!”.
“Guarda che non volevo mica attaccare una polemica, non volevo dire che quelli di Cuneo e dintorni sono dei rimbambiti! Tu sei di lassù e avrai i tuoi difetti, ma l’ingenuità non è di sicuro tra quelli. E non penso che tu sia l’unico! Era così, un cazzeggioaffettuoso, un pour parler, una rassegna di luoghi comuni!”.
“Be’, non ci muoio dietro ai luoghi comuni, anche perché se andiamo avanti con quelli, potrei esordire io dicendo che i genovesi per emergere nel mondo spietato del commercio e della marineria, hanno sviluppato la scaltrezza e dalla scaltrezza si può facilmente scivolare nella disonestà, non lo credi anche tu? Con questo non voglio dire che ‘tutti’ i genovesi siano disonesti, ma sicuramente come immagine collettiva a loro non si può applicare la categoria del candore, ti pare? E per finire, il maneggio del denaro rende avari e non solo di quello, perché l’avarizia può estendersi anche al cuore, che si trasforma in un pallottoliere per contar ‘palanche’, come le chiamate voi. Credo di aver finito, precisando che la mia era soltanto una elencazione dei luoghi comuni che vi riguardano… Naturalmente non mi riferisco a te, che non sei né disonesta né avara. Però evitiamo di cadere nelle banalizzazioni, perché sì che sono sciocche, ma irritano lo stesso. Pace?”.
Ci pensò un po’, girellò per l’ufficio e mentre si stava sistemando sulla poltrona davanti alla scrivania, capitolò:
“Pace”. Soltanto dopo averlo detto sorrise, come si sorrideva da bambini quando era finito il battibecco con l’amico del cuore. Appoggiò il cappotto sull’altra sedia e accavallò le gambe, sapendo che quel gesto poteva essere un buon sistema per addolcire l’animo maschile e spostare l’attenzione su altro. In quel momento si udì un lieve bussare contro il legno della porta aperta. Bartolomeo sollevò lo sguardo oltre le spalle della sua amica e sorrise a Paoletta Canepa che reggeva una pila di fogli.
“Dottore, potrebbe firmare questi, o passo dopo?”.
“Entra, entra Paola. Ti presento la dottoressa Spinola”.
Ardelia si alzò e sorrise ad un’agente alla quale la divisa non donava tantissimo, ma con un viso grazioso che spuntava da sopra la pila di cartelle.
“Oh! La dottoressa Spinola? Ardelia Spinola?”.
“Sì, sono io”, le rispose con il suo sorriso rassicurante da corsia di ospedale.
“Io sono Paola Canepa. Lavoro qui”.
“L’avevo immaginato”, cercando di non sorridere a quella spiegazione superflua. Bartolomeo la liberò dal suo fardello di carta, lei strinse la mano alla dottoressa e per paura di prendersi troppa confidenza, o di dire qualche cretinata, arrossì e concluse: “È meglio che vada, ho da fare di là”.
“Quando ho controllato e firmato tutta questa roba, ti chiamo io”, dichiarò Bartolomeo, Paoletta fece una specie di assenso con il capo e sparì.
“Che tenera”, scappò ad Ardelia.
“Un agente di polizia non deve essere e neanche sembrare tenero, boia faus!”.
“Va be’, mi sono espressa male: che carina!”.
“Sì, sembra un po’ Heidi che le caprette le fanno ciao, ma è carina. Il problema è che sembra Heidi anche quand’è fuori in divisa”.
“Credevo che i tipi come Catarella di Camilleri fossero personaggi soltanto letterari…”.
“Oh no, ci sono davvero, ce li abbiamo anche noi, solo che ne abbiamo meno dei carabinieri, infatti le barzellette sono su di loro”.
“Ascolta, prima di attaccarmi una maneggia sulle vostre intolleranze e allergie interforze, passo alla domanda: ci andiamo al vernissage, lì, all’inaugurazione dell’antiquariato?”.
“Perché, ti vuoi comprare qualche comodino in barocchetto genovese?”.
“Non è il mio genere, grazie, e poi se proprio lo volessi, saprei dove trovarmelo nei carruggi di casa mia, non verrei a farmi spellare qui ad Alassio”.
“Ma a te farebbe piacere andarci?”.
“Be’, non vorrei deluderli, sai se ci tengono a vedere se un medico legale sembra uscito da casa Addams, mi piacerebbe mostrarmi, anche per rassicurarli… E poi la cosa che mi attira di più è essere io a vedere loro, prendermi una vista dei vips locali, del bel mondo ingauno-alassino”.
“Hai già sbagliato una cosa, così, subito”.
“E cosa?”.
“Albenga è una faccenda, Alassio è un’altra, non c’è nessun mondo ingauno-alassino, sono due mondi separati da un promontorio spelacchiato dagli incendi dolosi, ma più lontani che se in mezzo ci stesse il deserto del Gobi”.
“In che senso?”.
“Nel senso che di Albenga non ci sarà praticamente nessuno e se la festa fosse là non ci sarebbe nessuno di Alassio! Vieni, che ci andiamo a prendere un aperitivo qui di sotto al bar e te la spiego. Son cose che devi sapere, se ti vuoi muovere correttamente sul territorio”.
“Ma io mi so muovere benissimo!”, rispose risentita afferrando il cappotto, “E poi non devi firmare tutta quella pila di papiri?”.
“Oh basta là, e porteran un po’ di pazienza: sono o non sono il boss qui dentro? Li firmo quando torno. Certo, non sto fuori un’ora, ma una ventina di minuti me li posso permettere! E poi non volevo dire che tu non sappia muoverti, ti muovi e parecchio, se è per questo, ma non hai il polso della situazione e quindi puoi fare delle marce figure senza accorgertene. Andiamo, che intanto ti spiego”, e la prese sottobraccio, dopo averla aiutata ad indossare il cappotto. “Devi sapere che quelli di Albenga, a differenza di quelli di Alassio… “, e la voce si perse, insieme all’eco dei passi, giù per le scale.
Nel corso degli ultimi anni Alassio aveva fatto uno splendido lifting, anche se ne aveva certo meno bisogno di altri centri della riviera. Molti edifici erano stati demoliti, per mesi s’era camminato costeggiando palizzate di legno che nascondevano alla vista macerie, voragini e cantieri. E dietro a quelle palizzate erano cresciuti palazzi dai colori pastello, con decori e trompe l’oeil, a ricordare i bei tempi in cui nella cittadina si parlava oltre al dialetto soprattutto l’inglese, perché l’italiano, per motivi diversi, lo conoscevano pochi. Dove s’era potuto, si era cercato di ricreare spazi di luce di sapore un po’ impressionista, solo che adesso a passeggiare non c’erano ladies lentigginose e fulve, con ombrellini bianchi di pizzo sullo sfondo azzurro del mare, ma torinesi in ciabattine di plastica, canottiera a costine e BMW ultimo modello, l’aria non era più profumata da giardini di limoni, ma dall’odor di pesce fritto delle innumerevoli pizzerie. Davanti al famoso ‘muretto’ non indugiavano in posa registi, stelline del cinema e scrittori, ma comitive di turisti in gita, scesi dal pullman dopo aver apprezzato, durante il viaggio da Vigevano, la dimostrazione di pentole o di scatole da frigo. Pazienza, così andava il mondo, d’altronde un tempo alla televisione, la domenica sera, si potevano vedere I fratelli Karamàzov o l’Orlando Furioso, adesso c’era la ‘fiction’ e quella ti dovevi digerire.
Eran chiacchiere frequenti tra Ardelia e Bartolomeo e tra tanti altri che, più o meno della stessa generazione, avevano visto il mondo prendere quella discesa ripida. Nella parte dei nuovi vecchi, cominciavano a dire: ‘Ti ricordi quando…?’, oppure ‘Ai miei tempi…’. E capitava che questi discorsi fossero innescati dalla vista di qualcosa di degradato oppure preservato, non si sa secondo quale criterio.
Così Bartolomeo le mostrava gli angoli di Alassio dove c’era ancora qualche vecchia fontana, dove un poggiolo invaso dalla buganvillea, stava sospeso su una piazza grossa come un coriandolo, linda e raccolta sotto il sole, in un sonnecchiar di gatti, lontano dalle boutique e dalle spiagge. Poi la collina, con le sue ville ottocentesche, i parchi con i cipressi e l’odore di eucalipti e pini marittimi, i suoi sentieri erti e torti, il frinire assordante delle cicale durante l’estate, e d’inverno il profumo del sale portato in alto dal libeccio, in volo sopra un mare plumbeo. Amavano, nel poco tempo libero, sedersi su una panchina di ferro battuto, dimenticata dalla marea dei rinnovamenti, e si tenevano a braccetto anche da seduti, parlavano del mondo di una volta, seguendo le evoluzioni di un gabbiano, il moto delle nuvole in corsa sulla linea dell’orizzonte, lontani dalla folla, dagli imbottigliamenti e dalla scemenza umana.