Capitolo uno

2454 Words
Capitolo uno Sei mesi più tardi – Bacino del Rio delle Amazzoni, Brasile Claire Miller si asciugò la fronte dal sudore con l’avambraccio e continuò a spazzolare via gli ultimi pezzetti di roccia e detriti che la separavano dal suo tesoro. Aveva trovato un nuovo pezzo di vasellame, probabilmente vecchio di almeno cinquemila anni, e sentiva il passato che la chiamava attraverso gli strati di terriccio e detriti, quasi come se lo spettro della donna antica che aveva abbandonato il vasellame in quella grotta si trovasse in quel momento alle sue spalle e si stesse sporgendo sopra di lei, osservando e aspettando che Claire toccasse ciò che un tempo lei aveva toccato, che provasse ciò che lei aveva provato. Come se volesse rivivere attraverso Claire. Il passato attendeva di essere portato nel presente. Claire viveva per quei momenti di scoperta, per la frazione di secondo che intercorreva tra il nulla e qualcosa. Ogni reperto era come un frammento del passato che tornava a infestare il presente, bramoso di essere visto e toccato, ansioso di tornare a esistere, solo per lei. Claire sollevò con delicatezza la piccola pentola dalla terra e la tenne nel palmo della mano, meravigliata dal fatto che fosse ancora tutta d’un pezzo. Il reperto era piccolo e, con gioia di Claire, le incisioni tracciate su di esso erano ancora visibili. Mentre passava con delicatezza la punta di un dito lungo i bordi del pezzo, riuscì quasi a sentire le mani che un tempo avevano tenuto quella pentola, a percepire la forza che aveva forgiato la pietra antica e impiegato ore per renderla bella. A volte, Claire avrebbe potuto giurare di percepire sul serio le gioie degli antichi e la loro lotta per sopravvivere. Le persone che avevano vissuto in quella grotta erano reali per lei, ed era suo sacro dovere proteggerne la storia e riportarle alla vita. “Tra poco dobbiamo sloggiare, Claire.” Emily stava riponendo dell’attrezzatura nel proprio zaino, alla sinistra di Claire. La donna era una sua amica di università, la sua coinquilina e una laureata in archeologia come lei. Avevano la fortuna di viaggiare per il mondo insieme. Claire adorava ogni singolo viaggio, ogni posto nuovo, il cibo diverso e le nuove avventure. Erano lì da cinque settimane, ormai, e il loro tempo stava per scadere. In meno di una settimana, Claire sarebbe tornata a casa. Tutto attorno a lei, la squadra di scavo stava lavorando di gran lena per riporre tutto e imballare i reperti del giorno per spedirli sani e salvi al museo, dove ciascun pezzo sarebbe stato ispezionato, catalogato e ripulito. “Lo so. Lo so.” Claire si sedette a gambe incrociate per terra e cullò la pentola nel palmo della mano; non voleva ancora separarsene. “Non è bellissima?” Inclinò la testa per guardare meglio. “Si vede ancora parte della vernice.” “È un pezzo fantastico, Claire. Etichettalo e imballalo. Dobbiamo andarcene. Tra circa un’ora dovrebbe piovere.” Howard Pierson, il capo della spedizione, che lavorava al museo che sponsorizzava lo scavo, si infilò in spalla il gigantesco zaino e si asciugò il viso con un fazzoletto. I primi giorni di giugno, in Brasile, significavano giornate da ventisette gradi, umidità elevata e poche ore rimaste prima che le piogge pomeridiane rendessero rischioso mettersi in viaggio. “Pioggia del cavolo.” Se avesse potuto, Claire si sarebbe accampata lì e avrebbe continuato a scavare per tutta la notte. Avrebbe potuto gattonare nella grotta dove Howard e un paio degli uomini avevano iniziato un secondo scavo. Avrebbe potuto scavare alla luce di una lampada, se necessario. La torcia? Non fosse stato per le zanzare e i serpenti, sarebbe stata tentata. Claire gattonò fuori dallo scavo e si recò alla zona dove la squadra teneva l’equipaggiamento per etichettare e impacchettare con cura il reperto, usando la scatola di materiale da pesca che avevano riconvertito in cassetta per gli strumenti di lavoro. Una volta che la pentola fu messa in sicurezza, Claire tirò fuori una bottiglia d’acqua dallo zaino e ne bevve metà. Faceva caldo e lei aveva la sensazione di essere sul punto di sciogliersi. Avevano percorso quattrocento metri buoni a piedi, in montagna, per arrivare fino a lì, e l’equipaggiamento andava portato via in spalla. Più in basso, molto più in basso, dove due fuoristrada li avrebbero riportati al paesino brasiliano di Monte Alegre, in un albergo e un letto morbido. A diversi chilometri di distanza, la grossa sagoma nera a forma di fungo della Pedra Pintada si ergeva come un’amica che la salutava da lontano. Venticinque anni prima, uno dei suoi idoli nel mondo archeologico, Ann Roosevelt, aveva scoperto la celebre grotta contenente reperti e dipinti che risalivano a oltre diecimila anni prima. Roosevelt aveva riscritto la Storia con quella scoperta e Claire avrebbe tanto voluto fare lo stesso genere di annuncio epico al mondo, un giorno. Voleva essere colei che, immergendo le mani nella terra, avrebbe scoperto qualcosa che avrebbe cambiato per sempre il modo in cui il mondo pensava a se stesso. Claire voleva lasciare il segno nella Storia. Ma non quel giorno. Ripose la bottiglia in una tasca laterale dello zaino. Da quelle parti, il sole sorgeva e tramontava presto. Dopo aver imboccato le strade tortuose che portavano in città, sarebbe stato buio una volta tornati alla civiltà, e lei era stanca. Claire sollevò da terra lo zaino e allargò le gambe per riequilibrare il peso. Lo zaino non era leggero e la sua schiena era già bagnata e appiccicosa dove il sudore aveva inzuppato maglietta e camicia. Puzzava di terra, di sudore, di un deodorante poco utile e di repellente per insetti. “Puzzo come un’azienda chimica.” Emily rise. Era disgustosa quanto si sentiva Claire: i suoi capelli biondo scuro avevano assunto un colore marroncino ed erano appiccicati al suo viso e alla sua testa sotto il cappello. Il sudore le scorreva lungo le tempie e le inzuppava la maglietta, formando le stesse chiazze a V sul seno e in fondo alla schiena che apparivano sulla lurida maglietta di Claire. Sembravano entrambi delle pubblicità viventi per un deodorante. Non che i deodoranti fossero di una qualche utilità da quelle parti, dove l’aria era talmente appiccicosa che, non appena si asciugava dopo aver fatto la doccia, Claire era di nuovo bagnata. Emily sollevò un braccio e si annusò rapidamente un’ascella con aria disgustata. “Puzziamo tutti. Maledette zanzare.” “Meglio che donare il sangue, immagino. E che ammalarci.” Claire aveva dovuto farsi punzecchiare diverse volte nel corso degli ultimi anni, quando era stata vaccinata contro tutto, dalla febbre tifoide alla febbre gialla e passando per la rabbia. Ormai era praticamente un esperimento scientifico su due gambe. E tuttavia, c’era sempre una nuova malattia sulla scena, e quelle maledette zanzare sembravano la causa più probabile. “Vero.” Emily sollevò lo zaino e Claire la seguì a ruota mentre l’intera squadra si metteva in marcia lungo il sentiero. C’erano nove persone nel gruppo, e lei ed Emily erano le uniche donne, com’era normale. In quel caso specifico, gli uomini erano brave persone. Non erano volgari, irrispettosi o invadenti, il che era un bel cambiamento. La squadra di escavazione consisteva in due uomini maturi provenienti dal museo, che erano amici di Howard, due ventenni sposati che Claire ed Emily conoscevano dai tempi dell’università, e la guida, il senhor Gomes, un archeologo locale che fungeva da intermediario con le autorità brasiliane. L’uomo parlava fluentemente il portoghese e il francese, oltre all’inglese. Claire parlava un poco lo spagnolo, ma non avrebbe saputo che pesci pigliare senza di lui. Il fatto che tutti i membri della squadra fossero sposati, con l’eccezione di Claire ed Emily, rientrava anch’esso nella normalità. Come se fosse logico che le donne permettessero ai loro mariti di inseguire le loro passioni e girare per il mondo vivendo avventure, mentre a loro toccava sistemarsi, restare incinte e comportarsi da brave mogli. Col cazzo. Ogni volta che ci pensava, Claire si inalberava e si intristiva per le cose che si era lasciata alle spalle… o meglio, per la persona. Ma poi mandava a farsi fottere quel pensiero e riprendeva a camminare. Jake Walker era storia antica. Ne era passata di acqua sotto i ponti, ormai. Il problema più grosso era che Claire non lo aveva mai davvero dimenticato. Quell’uomo era troppo dannatamente perfetto, in tutto tranne che in una cosa. Jake voleva una casalinga, una donnetta con cui condividere la vita al ranch e allevare cavalli. Ed era un cowboy fantastico, incredibile, super sexy, che probabilmente poteva portarsi a letto qualunque donna volesse. I suoi figli, probabilmente, sarebbero stati a loro volta piccoli cherubini biondi, dalla bellezza devastante, con un sorriso timido, gli occhi grandi e braccine paffute che non vedevano l’ora di abbracciare tutti. I figli di Jake sarebbero stati perfetti in tutti i sensi. Per quasi tutte le donne, quello era il sogno di una vita. Ma non per Claire. Scrollandosi di dosso i pensieri del passato, trasse un respiro profondo e ammirò il panorama. Il bacino del Rio delle Amazzoni si estendeva sotto di loro come un’immagine da cartolina. L’area era ricca di biodiversità. Ovunque lei posasse lo sguardo, tutto era verde e pieno di vita. Gli uccelli erano allegri e colorati, i fiori e gli alberi così diversi dall’arida artemisia e dai pini del suo nativo Colorado da farle sembrare di essere in un altro mondo. La squadra era circa a metà della discesa dalla montagna quando il telefono satellitare di Claire suonò. Nessuno la chiamava quando era a uno scavo, a meno che non ci fossero brutte notizie. Claire era solita videochiamare amici e parenti dalla sua stanza d’albergo, quando aveva accesso a Internet, ma il telefono era riservato alle emergenze. In tre avevano il suo numero: i suoi genitori, Emily e il suo capo in California. Emily si fermò di fronte a lei e Claire si voltò, in modo che la sua amica potesse tirarle fuori il cellulare dalla tasca laterale dello zaino. “Volete che vi aspettiamo?” chiese ad alta voce Howard, che apriva la fila. “No. Andate pure. Arriviamo subito.” Emily rispose per Claire e lei le sorrise per la gratitudine. Non aveva idea se a chiamare fossero i suoi genitori o il suo capo e, in ogni caso, non aveva bisogno che sette paia di orecchie maschili ascoltassero ogni parola. Tese la mano ed Emily vi pose il telefono squillante da dietro, in modo che Claire potesse rispondere alla telefonata. “Pronto?” “Claire? Tesoro? Sei tu?” “Mamma? Va tutto bene?” “Dove sei, Claire? Hai un minuto? Se vuoi, posso richiamare dopo.” La voce di sua madre vacillò e lo stomaco di Claire precipitò come un mattone da due tonnellate. Era successo qualcosa. “Mamma, è tutto a posto. Sono ancora in Brasile, ma tra qualche giorno andremo a casa. Cos’è successo?” “Tesoro, si tratta di tuo padre. Widowmaker lo ha disarcionato; ora lo stanno portando a fare una TAC al cervello. Si è fatto molto male.” Un milione di scenari attraversarono la mente di Claire, passando da un collo spezzato a ossa infrante; poi, uno strano senso di calma distese la sua mente. Voltò le spalle alla ripida roccia che costeggiava il sentiero da un lato e vi si appoggiò con lo zaino per alleggerire il carico. Qualunque cavallerizzo sapeva che c’era sempre la possibilità di essere disarcionati. Il rischio faceva parte del brivido dell’equitazione, ma il padre di Claire cavalcava quel cocciuto stallone ormai da anni. Il cavallo era irascibile, ma non cattivo o imprevedibile. “Cos’è successo? Quanto è grave?” Emily la guardò in viso con aria preoccupata e con gli occhi verdi spalancati, e Claire mormorò: “Mio padre è caduto da cavallo.” “Oh, no.” Emily impallidì. Il suo volto normalmente allegro si fece stoico mentre Claire attendeva in silenzio che sua madre proseguisse. “I medici credono che se la caverà, ma ha avuto un trauma cranico, si è rotto le costole e distaccato una spalla. Dovranno riattaccargliela con delle viti impiantate nella clavicola.” Tutto sommato, la madre di Claire sembrava piuttosto calma. “Quanto è grave il trauma cranico?” “Non si sa. Tuo padre è andato a fare gli esami, ma ancora non abbiamo i risultati. Sai come funzionano queste cose. Ora parlano di operarlo. Ma dicono che vogliono essere sicuri che il suo cervello sia a posto prima di praticargli un’anestesia totale, il che vuol dire che rimarremo qui per diversi giorni. E lui soffre molto.” La mente di Claire era lucida, ma il suo cuore batteva all’impazzata. Suo padre era come una roccia. La sua roccia. Non poteva essere ferito o in ospedale. Non poteva aver riportato una lesione al cervello. Quella realtà non aveva alcun senso, nel suo mondo. “C’è bisogno che io torni a casa?” Sua madre si mise a piangere. Era l’unica risposta di cui Claire avesse bisogno. “Prenderò l’aereo domani, mamma.” Sperava che sarebbe riuscita a imbarcarsi all’aeroporto locale, a Monte Alegre. In caso contrario, avrebbe dovuto prendere l’autobus per recarsi a quello di Santarem; erano circa novanta chilometri, ma si poteva fare. “Sarò a casa il prima possibile. Se sono fortunata, arriverò domani sera.” “Mi dispiace tanto, tesoro. Non voglio rovinarti il viaggio.” “Non rovini nulla. Stavo già per partire.” Claire continuò a parlare con sua madre per un paio di minuti, dopodiché concluse la telefonata. Si tamburellò il telefono contro la coscia ed esalò il fiato sbuffando. “Merda.” “Non suonava bene. Come sta tuo padre?” “Ha subito un trauma cranico e deve essere operato alla spalla. Rimarrà in ospedale per qualche giorno, come minimo, e mia madre ha bisogno di aiuto.” Claire lanciò un’occhiata oltre gli alberi e inghiottì un groppo alla gola. “Va tutto bene? Dobbiamo darci una mossa. Stanno già caricando l’attrezzatura.” Emily inclinò la testa di lato per indicare i veicoli parcheggiati più in basso. Claire guardò oltre il bordo del dirupo e vide che gli uomini stavano caricando gli zaini; alcuni avevano già finito e le stavano aspettando. “Va tutto bene. Andiamo.” Emily annuì e partì a passo rapido. Claire la seguì a ruota, ma si sentiva una grossa bugiarda. Non andava tutto bene. Stava per tornare a casa per la prima volta in sette anni. Aveva visto i suoi genitori una o due volte da quando aveva lasciato il Colorado. Loro venivano regolarmente a trovarla in California, ma lei non tornava mai a casa. Troppi ricordi la attendevano là. Adorava il passato, ma non quando si trattava del suo.
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD