Un passo dopo l’altro giungemmo alla sua canonica ed egli mi invitò ad entrare ommettendo i soliti discorsi: «vedrà che miseria, compatirà un povero prete», o che so io. La sua casa grigia gli pareva certo la più confortevole di questo mondo. Infatti la stanzetta dove entrammo, fuori del molle odore di prete pulito che sa di cera, d’incenso, di tabacco da naso e di vecchia pergamena, avrebbe invogliato a dimorarvi in solitudine il più ostinato fannullone cittadino. Le finestre guardavano a picco la gran valle silenziosa sotto la neve fresca, coi paesi bruni riparati a ridosso delle montagne e colla Dora nel mezzo, povera d’acque, lenta, limpidissima, fiancheggiata di pioppi alti e sottili. Una veduta raccolta e varia che saliva fino alle ghiacciaie lontane per una minore vallata aperta dir

