Stiles era sotto il getto dell'acqua calda da quasi venti minuti, non era pronto a lasciarlo, sentiva ancora il gelo che aveva provato quella notte nelle sue ossa, percepiva ancora l'acqua fredda circondarlo, come se non ne fosse mai uscito.
Anche il terrore non lo aveva ancora abbandonato, qualunque cosa fosse quella cosa piena di bende, lo avrebbe accompagnato per tutto il giorno tormentando la sua mente, anche il ricordo di Derek lo aveva sconvolto non poco, i suoi occhi erano completamente spenti e vuoti.
I suoi occhi verdi erano completamente privi di un qualsiasi tipo di luce, eppure li aveva visti brillare anche quando la sua vita era stata stravolta per l'episodio della ragazza, quando lui era soltanto un ragazzino, cosa gli stava accadendo? Era completamente consumato.
Uscì dalla doccia a malincuore, se fosse stato per lui ci avrebbe trascorso tutto il giorno, non era pronto ad affrontare il lavoro e le persone, preferiva di gran lunga il getto caldo.
Una volta rientrato in camera si diresse verso il suo comodino, il cellulare segnava un messaggio ricevuto e non appena vide il mittente sorrise dolcemente, era il buongiorno da parte di Danny.
Rispose immediatamente e cominciarono così, come la sera precedente, a scriversi per tutta la mattinata, ad ogni pausa del loro lavoro corrispondeva un sms.
Per Stiles era come il getto d'acqua calda della sua doccia, gli aveva fatto scivolare via, lentamente, tutte quelle sensazioni sgradevoli che aveva provato quella notte.
Mosso dal coraggio e dalla paura di dover tornare a casa a dormire solo con un lupo, chiese un appuntamento al suo ex compagno di liceo, che accettò subito senza farlo attendere molto.
Felice di riavere un appuntamento con un ragazzo che non fosse il suo migliore amico, Stiles per poco non urlò di gioia nella centrale di polizia, davanti a suo padre che già lo stava osservando meticolosamente da quando aveva messo piede quella mattina.
- Figliolo. – Alla fine lo sceriffo cedette alla sua preoccupazione e si era avvicinato al figlio.
- Padre. – Rispose il ragazzo.
- Lo sai che il numero da contattare in caso di visite, di esiti di esami o di emergenza dell'ospedale è ancora casa nostra? –
- Dannazione! – Esclamò il ragazzo. - Niente di allarmante, avevo mal di testa e sono andato all'ospedale. – Si giustificò.
- Se hai mal di testa, prendi una pillola, non vai all'ospedale per un controllo e poi mi avevi detto che era per il collasso che avevi avuto qualche giorno prima e no perché ti usciva sangue dalle orecchie. –
- Non dovrebbero essere informazioni private? Perché ti hanno detto tutto? Violazione della privacy fra medico e paziente – Doveva ricordarsi di dare anche il suo numero.
- Dovevi fare l'avvocato, no l'agente di polizia, hanno chiamato me perché hai dimenticato di scrivere un paio di informazioni sul modulo quando ti sei registrato per la visita e poi io sono lo sceriffo, nonché tuo padre, perciò devo sapere tutto. – Rispose seccato.
- Non sono più minorenne! – Mise il broncio. – Immagino ti abbiano detto che sono sano come un pesce, altrimenti ieri mi avresti sguinzagliato tutto il distretto per venire a cercarmi. –
- Si, sei sano come un pesce, ma non vuol dire che mi devi nascondere questo genere di informazioni. – Il padre non voleva muoversi dalla sua posizione. – E non dire che lo fai per non farmi preoccupare, è peggio se le vengo a scoprire da solo le cose e sai che le vengo a sapere sempre. –
- Va bene! – Si arrese il giovane.
Rimasero a guardarsi ancora per qualche secondo, come se ci dovesse essere una sorta di consenso tramite sguardi, dopo essersi assicurato che il figlio aveva capito la lezione, lo sceriffo tornò nel suo ufficio, fiero di aver vinto l'ennesima lotta contro il figlio.
Non appena il padre gli aveva dato le spalle, lui aveva ripreso il telefono in mano e aveva ripreso a mandare messaggi a Danny, gli piaceva la sensazione di leggerezza che quel ragazzo riusciva a trasmettergli anche solo attraverso una faccina sorridente tramite messaggio.
Si erano dati appuntamento per uscire a bere qualcosa dopo il lavoro, entrambi avrebbero staccato per le diciotto, al suo migliore amico non gli aveva detto nulla ancora, avrebbe aspettato ancora un po' di tempo prima di raccontargli che si vedeva con Danny Mahealani.
Voleva essere sicuro che tutto filasse liscio, perché se anche il suo ex compagno di liceo lo faceva sentire felice e sembrava che avesse il potere magico di alleggerirgli la testa, dopo nemmeno ventiquattro ore che si erano scambiati i numeri, non cancellava il fatto che la sua vita era un totale casino grazie ad uno strano caso soprannaturale.
Alla fine si era arreso all'idea che nulla di naturale e umano potesse causare quei sogni, quei dolori, quell'allucinazioni, e sentiva che tutto era reale, ma sentiva anche che tutto non era "normale", perciò non ne avrebbe parlato con nessuno e avrebbe aspettato di festeggiare con Scott quest'incontro inaspettato.
Mentre aspettava che arrivasse l'orario di uscita, Stiles decise di dedicarsi al suo lavoro, o almeno fingere di farlo, suo padre non aveva smesso di tenergli gli occhi addosso e Parrish doveva essere stato messo nuovamente di guardia su di lui, visto che non lo lasciava un secondo da solo, lo aveva anche trovato che lo spiava mentre andava in bagno.
Giunte le diciotto, sfrecciò fuori dalla stazione di polizia e non si guardò nemmeno dietro, era sicuro che il padre avesse qualche idea per tenerlo lì o per farlo andare a casa sua.
Passò velocemente da casa per farsi una doccia veloce e cambiarsi, quando scese al piano di sotto, diede da mangiare al lupo e gli raccomandò di tenere sotto controllo la casa e gli fece un certo discorso su una cravatta sulla porta, ovviamente l'animale lo aveva ignorato per tutto il tempo.
Arrivato al ristorante, vide Danny che lo aspettava davanti la porta del locale, aveva una semplice camicia nera e un paio di jeans, ma non poté fare a meno di pensare che era bellissimo, ma nello stesso momento una fitta alla testa sembrò dirgli che c'era qualcosa di sbagliato.
Scacciò il pensiero e prese un antidolorifico, li teneva nel cruscotto della macchina per l'emergenza e quella lo era, il suo primo appuntamento dopo mesi con un ragazzo stupendo, decisamente era un'emergenza.
Non appena vide apparire un sorriso sul volto del ragazzo, non riuscì a non pensare al fatto che quel sorriso era per lui, per averlo visto arrivare, tutto dalla sua mente sparì.
Cenarono fra le risate e i ricordi del liceo, ovviamente quelli di Danny erano più divertenti visto che erano tutti scherzi fatti a lui e al suo migliore amico.
Dopo la cena decisero di fare una passeggiata, scartarono l'idea di un locale notturno, preferivano starsene tranquilli per continuare a parlare e per Stiles era un sollievo, quei locali l'innervosivano molto, era pieno di ragazzi che si saltavano addosso e lui si sentiva molto a disagio in quel momento perché non sapeva come comportarsi.
Danny invece sembrava molto tranquillo e sicuro di sé, il più delle volte era lui che teneva viva la discussione facendo domande o cambiando argomento.
Si ritrovarono al parco dove si erano incontrati il giorno prima, ridendo decisero di entrare e sedersi sulle altalene, scherzando sul fatto che non avrebbero dovuto litigare con dei bambini per sedersi.
- Quindi ora sei tu l'allenatore di lacrosse? Ancora non ci credo. – Disse fra le risate Stiles.
- Finstock c'è ancora, solo che viene ogni tanto per vedere se sto rovinando la sua squadra, la pensione non si addice a quell'uomo. – Commentò il giovane hawaiano.
- Non riesco proprio a immaginarlo in pensione, considerando che ci è andato in anticipo per via di un esaurimento nervoso. –
- Strano che non l'abbia avuto quando giocavi tu, eri davvero pessimo. – Scherzò Danny spingendolo con un piede.
- Cosa vorresti dire? C'era un ragazzo con il quale urlava più di me, mi sfugge il nome però. –
- Ah sì! Greenberg! –
Scoppiarono a ridere insieme ricordando le urla del coach contro quel povero ragazzo, ma quasi subito cadde uno strano silenzio, Danny teneva la catena dell'altalena di Stiles che lentamente si era avvicinato al ragazzo, i loro volti erano vicini ma entrambi guardavano giù imbarazzati.
Sapevano cosa sarebbe venuto dopo ma entrambi tenevano il viso abbassato per l'imbarazzo, alla fine fu Stiles a fare la prima mossa, posò una mano sulla guancia di Danny e con il naso accarezzò la punta del naso dell'altro, un piccolo gesto timido per chiedere il permesso di proseguire.
Danny alzò il viso per incrociare gli occhi color miele di Stiles e con un piccolo sorriso poggiò le sue labbra su quelle del ragazzo difronte a lui.
Non appena il bacio si fece più profondo, un dolore lancinante fece cadere Stiles dall'altalena e lo fece urlare dal dolore, per un breve istante, sembrò vedere l'azzurro degli occhi del lupo in un cespuglio dall'altra parte del parco.
- Sto bene. – Borbottò rialzandosi a fatica, tenendosi la testa con una mano. – Sono già andato dal medico e mi ha detto che è la stanchezza, scusa, non volevo spaventarti e farti preoccupare. –
- È meglio se rientriamo che dici? – Domandò preoccupato Danny.
- Sì. –
Tornarono alle loro auto in silenzio, Stiles non riusciva a smettere di pensare agli occhi azzurri che brillavano in quel cespuglio, non vedeva l'ora di arrivare a casa per vedere se il lupo era in casa, temeva fosse scappato.
Prima di salire in auto però, Danny fece un gesto che sorprese Stiles, che temeva avesse rovinato tutto quanto con il suo mal di testa, gli prese il volto fra le mani e gli posò un leggero bacio sulle labbra.
- Riprenditi. – Sussurrò l'hawaiano.
Contento di non aver rovinato nulla, mise in moto la Jeep e partì sorridendo.
Appena rientrato in casa notò subito che il lupo non era andato a dargli il benvenuto, perciò cominciò a chiamarlo più volte girando per casa, ma alla fine si calmò quando lo vide dormire in camera da letto, tirò un sospiro di sollievo, quello che aveva visto era stata un'allucinazione dovuto al dolore.
Si spogliò velocemente e si mise sotto le coperte, si rese conto che era davvero stanco e all'improvviso il sonno si fece sentire, le sue palpebre erano diventate davvero pesanti, non appena appoggiò la testa sul cuscino, cadde in un sonno profondo e buio.
Sogno.
Era buio, sotto i suoi piedi c'era dell'acqua, intorno a lui iniziò a schiarirsi per via della debole luce della luna che entrava da un'enorme finestra alla sua destra si accorse di essere in un loft, forse abbandonato vedendo la poca mobilia.
A catturare la sua attenzione non fu solo l'arredamento scarso, ma un uomo piegato sulle sue ginocchia che tremava, un ragazzo dietro lui gli appoggiò la mano sulla spalla per fargli sentire la sua presenza.
Un raggio lunare illuminò il viso del ragazzo che stendeva il braccio, si riconobbe subito, solo non riusciva a mettere a fuoco l'uomo inginocchiato, sentiva che quella persona era davvero importante per lui.
Si portò una mano sul petto, riusciva a percepire il suo dolore, era come se delle lame stessero uscendo dal suo petto, faceva davvero molto male, la luna continuava ad illuminare la stanza, non c'erano solo loro due nel loft, a terra apparve una figura sdraiata, però era immobile, era un ragazzo morto.
Capiva l'enorme dolore che stava provando quell'uomo, era per aver perso una persona, un amico forse?
Sempre con la mano sul petto, Stiles si avvicinò per guardare bene quel ragazzo, quando si avvicinò abbastanza da vedere chi era, il dolore aumentò.
Era Boyd.
Il compagno di liceo che gestiva il bar dove andava a bere con i suoi colleghi, che ci faceva morto in un loft?
Le lacrime cominciarono a scorrere sulle sue guance pallide, una sensazione di vuoto lo accolse, si ritrovò inginocchiato anche lui, insieme alla figura che continuava a rimanere oscura, nonostante li dividessero pochi centimetri.
Continuava a piangere guardando la figura senza vita di Boyd, il respiro cominciava a mancargli, la testa aveva iniziato a girargli per il continuo piangere e per il poco ossigeno, dopo qualche secondo svenne.
Quando riaprì gli occhi sperò di essere nella sua stanza da letto ma non ci mise molto ad accorgersi che non era così, era nella stanzetta di Scott ed era giorno, il sole entrava prepotente dalla sua finestra, dando fastidio ai suoi occhi con la sua luce forte.
Sentiva delle voci provenire da sotto, si alzò e raggiunse il piano di sotto.
No appena scese le scale, notò subito Deaton piegato che guardava una persona priva di sensi sul divano, notò Melissa che in volto aveva una preoccupazione che solitamente si vede su una madre in pensiero per il proprio figlio, ma Sott era al suo fianco, anche lui era spaventato. Non capiva cosa ci facessero Lydia e uno dei gemelli con il quale non aveva mai parlato al liceo, sapeva che uno dei due sì frequentava con la rossa, ma in quel momento non gli venivano in mente i loro nomi.
Girò per vedere chi era il ragazzo privo di sensi, vedersi legato e imbavagliato lo raggelò, perché mai il suo migliore amico lo aveva legato imbavagliato? Era uno scherzo?
- Non sembra stia sanguinando, anzi, sembra stia guarendo. – Deaton aveva aperto la maglia del ragazzo e controllava una ferita che aveva sulla pancia.
D'istinto Stiles aveva alzato la sua maglietta per vedere se aveva lo stesso taglio, per fortuna non era così.
- Può guarire come noi? – Il gemello che era lì aveva parlato.
- È buono? – Chiese Scott.
- Per lui sì. Per noi non lo so. – Rispose il veterinario.
Cosa stava accadendo? Perché non doveva essere buono che lui guarisse "Che cosa voleva dire con "come noi".
La testa riprese a fargli male, tutto si fece buio intorno a lui, che cosa stava succedendo? L'aria si fece improvvisamente fresca, vedeva il suo respiro trasformarsi in nuvolette di fumo, era nuovamente in quello strano posto dove aveva incontrato Derek?
I suoi occhi si fecero incredibilmente pesanti e si chiusero, come se tutto il sonno del mondo si fosse accumulato sulle sue palpebre.
- Stai diventando davvero fastidioso. – La misteriosa donna si avvicinò al corpo addormentato del ragazzo. – Ma tranquillo, fra poco tutto sarà finito. - Si abbassò per spostare una ciocca di capelli dalla fronte del ragazzo. – Lui ti porterà nuovamente al tuo posto.
Al suo risveglio Stiles si controllò la pancia, nessuna cicatrice era apparsa durante la notte, tirò un sospiro di sollievo, nella mente tornarono le immagini del corpo senza vita di Boyd, un conato di vomito si fece sentire e corse in bagno per rimettere.