10
Mara si sveglia fradicia di sudore. Il suo cuore sembra impazzito. Si siede sul letto e respira con affanno. Si alza verso un tavolino e beve un bicchiere d’acqua. Si guarda intorno. Le sue amiche dormono serene.
Pensa a quanto appreso nel sogno. Ginetta, Ginetta. Ma chi è poi veramente questa coniglietta bianca? Un’amica immaginaria, un personaggio fantastico che vive solo nel mondo dei sogni? Possibile? E poi perché è comparsa solo ora dopo tutto questo tempo?
I suoi pensieri rimbalzano isterici tra ricordi e considerazioni. Tre anni. Sono passati già tre anni.
Quel giorno se lo ricorda bene.
Poi, improvvisamente, qualcosa la turba. Socchiude gli occhi pensando al sogno. Mara si stringe la mani sul capo. Le sembra di impazzire. Cosa le sta succedendo? Deve stare calma, deve stare calma. Imperativo.
Beve ancora e poi si asciuga il sudore dalla fronte. Ginetta. Perché apparire dopo tre anni? Chi è or dunque? Quale il vero significato di queste presenze? Un segnale da interpretare forse? Con gli occhi chiusi ripercorre mentalmente il giorno del suo rapimento.
Era al parco con i suoi genitori e le sue amichette. Era felice, si ricorda. Giocavano a nascondino. Poi, vicino al grosso salice piangente, aveva visto quel furgone azzurro con un signore che le sorrideva. Aveva un batuffolo bianco in mano e lei si era avvicinata curiosa. Sì, era un coniglietto bianco.
«Che bello. Posso accarezzarlo?» aveva chiesto educatamente.
«Ma certo» aveva risposto lui gentile.
Lei si ricorda quel pelo morbido tra le dita e quel musetto dolce.
«Com’è carino. Come si chiama?»
«Non ha ancora un nome. Puoi darglielo tu se vuoi.»
«Davvero? Ma è un maschietto o una femminuccia?»
«Questa è una femminuccia.»
«Allora la posso chiamare Ginetta?»
«Certo. Ginetta mi piace. Vuoi vedere anche i suoi fratellini? Sono molto carini.»
«Davvero? Sì, certo che sì. Posso dare anche a loro un nome?»
«Certamente. Vieni qui. Sono nella gabbia dentro il furgone.»
Buio.
Una lacrima calda scende lentamente sulla sua gota. Il coniglietto bianco. Come poteva essere stata così incauta? Così stupida?
Lo sguardo si posa sulle sue amichette. Si asciuga le lacrime e pensa nuovamente al sogno.
Ginetta. Era stata proprio lei a chiamare con questo nome l’animale. Ma non l’aveva mai più rivista da allora. Come mai apparire ora in un sogno?
Mara torna a letto con gli occhi sbarrati sul soffitto. Vorrebbe interpretare questi segni. Ma come fare? Non può essere solo un caso, no, si dice mentalmente. Una ragione a tutto questo ci dovrà pur essere.
Vorrebbe svegliare le altre e potersi sfogare. Si volta inquieta verso i loro sonni innocenti, ma forse è meglio aspettare il nuovo giorno.
Mara chiude gli occhi e cerca di rasserenarsi. Deve tornare a dormire, riposarsi ed essere lucida il più possibile. Perché se è vero che qualcosa potrebbe succedere non dovrà farsi trovare impreparata.